BIOGRAFIE

Mag


MAGAZINE

I Magazine furono fondati da uno dei protagonisti del primo punk inglese, Howard Devoto, colui che con l'amico Pete Shelley portò i Sex Pistols a suonare a Manchester e con lo stesso Shelley fondò, in quello stesso periodo (1976), i Buzzcocks. Devoto lasciò i Buzzcocks ancor prima della pubblicazione del primo EP del gruppo, Spiral scratch, nel 1977. Nell'aprile di quello stesso anno Devoto (voce) incontrò il chitarrista John McGeoch e con lui iniziò a scrivere le canzoni che faranno parte del repertorio dei Magazine. La prima formazione dei Magazine, completata da Bob Dickinson (tastiere), Barry Adamson (basso, in seguito nei Bad Seeds di Nick Cave) e Martin Jackson (batteria), dopo aver firmato un contratto con la Virgin, debuttò su 45 giri con Shot by both sides e su album con Real life (entrambi 1978). Nel frattempo, tra il 45 giri e l'album, Bob Dickinson era stato sostituito da Dave Formula. Dopo il primo tour inglese, il batterista Martin Jackson fu sostituito da Paul Spencer, il quale, prima dell'incisione del secondo album, fu a sua volta rimpiazzato da John Doyle.

Il secondo album fu pubblicato nel 1979, "Secondhand daylight", seguito da The correct use of soap (1980). Prima del live Play (1980), John McGeoch abbandonò i compagni, sostituito da Robin Simon, a sua volta in partenza prima dell'ultimo titolo del gruppo, Magic, murder and the weather (1981), dove la chitarra fu appannaggio di Ben Mandelson. Il gruppo si sciolse nel 1982. I Magazine fanno parte della raccolta Urgh! A music war.

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MAGICIANS

Gruppo garage newyorkese (Greenwich Village), formato nel 1965 dal batterista e compositore Alan Gordon e nato dai precedenti Tex & the Chex. I Tex & the Chex furono scoperti dai produttori Art Polhemus e Bob Wyld. Alan Gordon aveva già scritto per il gruppo la canzone Invitation to cry, ma la formazione, secondo la coppia produttiva, non era soddisfacente (soprattutto la voce; da notare il batterista dei Tex & the Chex, Mike Appel, il primo manager di Bruce Springsteen). Trovata la giusta voce nella persona di Garry Bonner (anche bassista), il gruppo registrò nuovamente Invitation to cry e trovò un contratto con la Columbia Records. Tex & the Chex, nel frattempo, furono rimaneggiati e diventarono Magicians: Mike Appel e Jacobs Everett se ne andarono, Allan 'Jake' Jacobs (chitarra) e John Townley (chitarra) arrivarono. Il gruppo pubblicò altri tre singoli tra il 1966 e il 1967, senza mai arrivare all'incisione di un album e nello stesso 1967, si sciolse. Invitation to cry compare nella fondamentale raccolta Nuggets.


MAGIC MUSHROOMS

Quintetto di Philadelphia, Pennsylvania (USA), formato all'università di stato verso la metà degli anni '60. Questi i cinque: Stu Freeman (voce e chitarra), Ted Cahill (chitarra solista e autoharp), Dick Richardson (tastiere), Charles Ingersol (basso) e Joe Lacavera (batteria). Il nome fu loro suggerito dal poeta Allen Ginsberg, durante una lettura pubblica all'ateneo, alla fine del 1965. Nella primavera del '66, ai cinque si unì il cantante (e anche flautista e armonicista) Josh Rice. Grazie al manager assunto nell'autunno del 1966, Sonny Casella, i Magic Mushroom suonarono intensamente nell'area di Philadelphia, ma per il resto della loro storia, la confusione regna sovrana. La scheda di Wikipedia, però, sembra molto informata su alcuni dettagli, tanto che uno dei pochi paragrafi che la compongono, è scritto in prima persona (ma senza alcuna spiegazione del conflitto tra persone dei paragrafi). Nel paragrafo citato, l'ignoto estensore precisa che Sonny Casella non è mai stato un membro del gruppo, ma solo il manager e che l'unico successo dei Magic Mushrooms, It's-a-happening, non è stato scritto da Casella, ma da Freeman e Rice.

Il 45 giri It's-a-happening, pubblicato nell'autunno del 1966, raggiunse il numero 93 di Billboard e questo, secondo la già citata scheda di Wikipedia, segnò anche la fine del gruppo: quando Herb Alpert, co-fondatore della A&M, l'etichetta del 45 giri, scoprì la provenienza del nome del gruppo, pretese che questi lo cambiassero e ottenuto un rifiuto, fece ritirare il disco dai negozi. Le note dell'edizione originale di Nuggets (dove i Magic Mushrooms chiudono le quattro facciate), scritte dal compilatore Lenny Kaye, dicono che i Magic Mushroom avrebbero inciso un altro paio di singoli dopo il successo di It's-a-happening, per le etichette East Coast e Philips. La scheda di Wikipedia, stranamente, cita le note di Lenny Kaye e scrive che i Magic Mushrooms, secondo Nuggets, avrebbero inciso due album dopo il 45 giri da classifica, mischiando nella confusione le note stesse della raccolta e un'altra fonte, All Music Guide. Richie Unterberger, di All Music Guide, scrive sì che i Magic Mushrooms avrebbero inciso un paio di album, ma cita come fonte le note di Nuggets in versione cofanetto (uscito nel 1988), scritte da Mike Stax. Di questi fantomatici album non si trova una traccia che sia una, ma il forum della Bomp Records  e il sito di Ugly Things, ci vengono in aiuto per quanto riguarda gli altri 45 giri.

Il primo è quello già citato, It's-a-happening, con Never more sul lato B, pubblicato nel settembre del 1966 dalla A&M e poi arrivò Never let go, pubblicato da Philips nell'agosto del 1967 e infine, Let the rain be me, edito da East Coast nel 1968. Le note di una raccolta garage, Pebbles - vol. 9: Southern California 2, ironizzano sul gruppo, presente con I'm gone: 'yeah, credeteci o no, i Magic Mushrooms hanno registrato qualcos'altro oltre a It's-a-happening!. Chiudiamo pure a questo punto.


MAGIC WORMS

Un gruppo psichedelico inglese degli anni '60, totalmente assente dalle varie fonti in rete e citato solamente come nome inserito nella compilation The best of & the rest of British psychedelia. La canzone Green Mello hill dovrebbe essere degli Angel Pavement, gruppo presente nella stessa compilation citata, ma il condizionale è d'obbligo.


MAGMA

Gruppo francese, fondato alla fine degli anni '60 dal batterista Christian Vander, i Magma nacquero su un'idea senza alcun dubbio originale (furono i primi? Secondo alcuni sì, secondo altri no): non un solo disco, ma tutta la carriera del gruppo può essere considerata un concept, basata su una storia ambientata nel futuro. La storia in breve. L'epoca è imprecisata, ma in ogni caso, siamo molti secoli nel futuro rispetto alle nostre generazioni e la Terra sta collassando nel caos e nella degradazione (spirituale e ambientale, da quel che si può capire). Un gruppo di persone decide di costruire un'astronave (in un periodo in cui i viaggi nello spazio sono all'ordine del giorno) e di partire alla ricerca di un pianeta dove ricominciare una nuova vita. Il pianeta viene trovato, Kobaïa (era già conosciuto con questo nome o è stato battezzato dai nuovi colonizzatori?). Le fonti che raccontano a grandi linee la storia non sembrano avere le idee molto chiare, devo dirlo con sincerità (e sembra che lo stesso Christian Vander non si sia mai profuso in grandi spiegazioni), anche perché molti parlano dei kobaïani come di alieni, cosa che, alla luce della storia raccontata qui sopra, non sono.

Una delle stranezze più originali di tutto il progetto (che inizialmente si chiamava Univeria Zekt Magma Composedra Arguezdra, poi ridotto al semplice Magma) riguarda i testi: Vander si sarebbe inventato un linguaggio originale, con tanto di regole grammatiche, il kobaïano. I dischi dei Magma raccontano la saga di queste persone che fuggono dalla Terra, s'insediano su Kobaïa e sulle loro relazioni con i pianeti vicini e la stessa Terra. Il doppio album di debutto, Magma (conosciuto anche come Kobaïa), pubblicato nel 1970 dalla Philips, presenta una formazione di otto elementi: Vander (batteria e voce), Claude Engel (chitarra, flauto e voce), Francis Moze (basso e contrabbasso), François Cahen (piano), Teddy Lasry (sassofono e flauto), Richard Raux (sassofoni e flauto), Alain "Paco" Charlery (tromba, percussioni) e Klaus Blasquiz (voce). Nel disco si racconta della partenza, del viaggio e dell'arrivo sul nuovo pianeta, del lungo processo di costruzione di una nuova società, basata su princìpi nuovi rispetto alle origini terrestri e fortemente tecnologicizzata, dei primi viaggi spaziali della nuova comunità e della visita di un'astronave terrestre, i cui occupanti raccontano del continuo degrado del pianeta madre e rimangono stupefatti dalla nuova società costruita su Kobaïa, tanto da chiedere ai kobaïani di tornare sulla Terra per diffondere la loro filosofia e salvare il mondo terrestre.

Il viaggio verso la Terra di un gruppo di kobaïani, viene raccontato nel secondo lavoro dei Magma, 1001° centigrades (Philips 1971), suonato da una formazione che comprende Vander, Blasquiz (percussioni, oltre alla voce), Cahen, Moze, Lasry e i nuovi Jeff Seffer (sassofono e clarinetto) e Louis Toesca (tromba). I Terrestri ascoltano affascinati le storie sul popolo di Kobaïa, sulla loro civiltà e sulla loro filosofia, ma dopo un incontro con le autorità terrestri, i viaggiatori si ritrovano imprigionati e la loro astronave sequestrata. Un messaggio arriva su Kobaïa e dal pianeta parte una missione per salvare la delegazione: i salvatori offrono alle autorità terrestri la scelta tra la liberazione degli imprigionati e un assaggio delle armi potentissime a loro disposizione. Dopo il rilascio, i kobaïani promettono che non faranno mai più ritorno sulla Terra, ma la loro visita sarà ricordata dai pochi con cui entrarono in contatto e le loro idee saranno trasmesse alle generazioni future. Il terzo album dei Magma (Mekanïk Destruktïw Kommandöh, Vertigo 1973), racconta proprio la storia di un terrestre, Nebehr Gudahtt, influenzato dalle teorie dei kobaïani.

La formazione del disco è rivoluzionata rispetto ai primi due album: a Vander (batteria, organo, voce e percussioni) si affiancano i 'vecchi' Lasry e Blasquiz e poi Jannick Top (basso), Jean-Luc Manderlier (organo e pianoforte), Renè Garber (clarinetto e voce), Claude Olmos (chitarra) e un coro composto da Stella Vander, Muriel Streisfield, Evelyne Razymosvki, Michele Saulnier e Doris Reinhardt. Il disco si sviluppa sul tentativo di redenzione dei terrestri da parte di Nebehr Gudahtt, convinto che la gente, attraverso un'autopurificazione, potrà alla fine comunicare con l'essere supremo, Kreuhn Kohrman. Inizialmente i terrestri rifiutano il messaggio di Gudahtt e marciano contro di lui, ma poi, ad uno ad uno, cominciano ad accettarlo e ad unirsi al nuovo profeta. Il periodo di tempo tra la visita dei kobaïani e la marcia verso l'illuminazione guidata da Gudahtt (che sembra influenzata pesantemente dalla gnosi), che conclude il disco, viene definito Theusz Hamtaahk (tradotto dalla lingua kobaïana, Il tempo dell'odio). Il quarto album dei Magma, Köhntarkosz (Vertigo 1974), comprende uno dei cicli del Theusz Hamtaahk. Nel disco abbiamo una formazione composta da Vander, Jannick Top, Klaus Blasquiz, Stella Vander e i nuovi Gerard Bikialo (pianoforte e organo), Michel Graillier (pianoforte e clavinet) e Brian Godding (chitarra).

La storia, sviluppata attorno alla vicenda Ementeht-Re, secondo una fonte, è volutamente ermetica, dato che anche le voci svolgono quasi esclusivamente un ruolo musicale, più che essere uno strumento per sviluppare e cantare i testi. La precedente storia fantascientifica scompare per far posto ad un classico mistero egiziano: una tomba, la scoperta di segreti arcani, l'immortalità... Altri cicli del Theusz Hamtaahk verranno proposti nell'album dal vivo Live Kohntark (o HHAI live), un doppio pubblicato da Utopia nel 1974 e Udu Wudu (Utopia 1976). La formazione del primo comprende i soliti Vander (Christian e Stella) e Klaus Blasquiz e poi, Bernard Paganotti (basso), Gabriel Federow (chitarra), Didier Lockwood (violino) e i due tastieristi Benoit Widemann e Jean-Pierre Asseline. In Udu Wudu abbiamo i due Vander, Blasquiz, Jannick Top (oltre al basso, sintetizzatori e tastiere), Paganotti, Graillier, il coro composto da (oltre a Stella Vander) Lucille Cullaz, Lisa e Catherine Szpira e poi, Pierre Dutour (tromba), Alain Hatot (sassofono e flauto) e Patrick Gauthier (piano e sintetizzatori). La storia sviluppata dai primi dischi sembra interrompersi a questo punto, anche se agli esperti alcune parti di Inedits (album dal vivo pubblicato da Tapioca, 1977) sembrerebbero far parte della saga.

Attahk (Eurodisc 1977), d'altro canto, sembra far parte di un'altra storia, senza punti di riferimento con i dischi precedenti. La storia dei kobaïani, in altre parole, sembra concludersi a questo punto, anche se non mancheranno altri riferimenti, come nell'album successivo (e ultimo dei Magma), Merci (Jaro 1984), perché, come scrive una delle fonti, è difficile lasciarsi alle spalle una saga di questa portata. Tralasciando le formazioni di questi ultimi dischi (letteralmente chilometriche), citiamo i due album pubblicati come Retrospektïw vol. I+II e Retrospektïw vol. III (RCA/Victor 1981 entrambi), guidicati fondamentali per capire lo svolgersi delle vicende. Christian Vander, dopo Merci, ha avviato una carriera solista zeppa di progetti, mentre i Magma sono tornati ad esibirsi dal vivo in numerose occasioni. I Magma fanno parte della raccolta The sixties to seventies in search of space, volume uno.


MAGNIFICENT

Gruppo Oi! Punk olandese, nato come Squats e ribattezzatosi Magnificent nel 1983. Il gruppo debuttò con un lavoro in coabitazione con gli inglesi Glory, Skins and punks vol. 3, edito da Oi! Records nel 1986. In precedenza, erano usciti un demo (The temple tapes, 1985) e le canzoni inserite nella raccolta Oi! The resurrection (Link Records 1986). Innumerevoli le compilation che hanno visto i nostri della partita, sino al debutto già citato (almeno sei tra il 1987 e il 1988). Nel 1989 i Magnificent incisero l'album Got to move, rimasto inedito, nel 1992 ci riprovarono con Saint Cloud days e ci riuscirono (Nightmare/Knockout Records). La storia parla di un gruppo punk, il primo, uscito dalla cittadina olandese di Nijmegen e l'unico che abbia oltrepassato gli angusti confini provinciali per raggiungere una relativa notorietà. Gli Squats, dai quali nacquero i Magnificent, si formarono alla fine degli anni '70 e al loro scioglimento, tre dei membri originali, Toon (Toon von Boogaard, chitarra e voce), Bock (Steven de Bock, batteria) e Gerrit (Gerrit Bleeker, basso), fondarono una nuova band con un altro chitarrista, John Linssen (classe 1964, morto nel 2000).

Andatosene Linssen in poco tempo, i tre reclutarono il cantante Gilbert Haarman, permettendo a Toon di occuparsi esclusivamente della chitarra. Dopo il demo citato, i nostri cercarono alcuni contatti in Inghilterra e grazie a quello che è considerato il loro classico, Heat of the street, trovarono posto nella raccolta Oi! The resurrection. Secondo il sito ufficiale, i famigerati Green Day milionari di Dookie, successivi di un decennio, clonarono la stessa sequenza di accordi di Heat of the street per la canzone When I come around e il paragrafo si conclude così: 'Coincidenza? Probabilmente sì'. In soldoni, come gettare il sasso e nascondere la mano... Gilbert e Toon lasciarono la band (1985), sostituiti da Joop (Joop Nauta) e Ted (Hans von Wetten), la formazione dell'album in coabitazione con i Glory. Nel 1987 al gruppo si aggiunse un secondo chitarrista, Rob Vousten e con la formazione a quintetto, i Magnificent incisero l'album Hit and run. Le tensioni tra i cinque si acuirono nel 1989, con un tour statunitense in vista: Ted fu sostituito da Ernst Uyterlinden, ma poco prima della partenza, fu Gerrit a lasciare la band, gettando nello sconforto gli altri e causando la cancellazione del viaggio. In quello stesso anno anche Rob e Ernst mollarono, lasciando i soli Joop e Bock.

I due non si arresero e con i nuovi Hardy Janssen al basso e John Hermsen alla chitarra (1990), fecero rinascere i Magnificent. Il tour statunitense potè finalmente essere affrontato e nel 1992, la formazione mise in cantiere il secondo album (Saint Cloud days). Dopo l'aggiunta di un paio di secondi chitarristi in sequenza (Dave Morse, 1991 e Cyril Mariën, 1992), il gruppo si prese una pausa, che secondo il sito ufficiale, continuò sino al 2001, anno della nascita del sito stesso. La storia successiva, ironia delle ironie, non è mai stata scritta, ragion per cui non si capisce a cosa sia servita la nascita del sito, se non a vendere i vecchi prodotti dei Magnificent. Altro non si sa. I Magnificent, tra le numerose compilation che compongono la loro scarna discografia, compaiono anche in The punk generation, nel volume (il terzo) che prende il titolo dalla loro canzone, Heat of the street.


MAGNOLIA STRIP

Poco da aggiungere (anzi, nulla) a quanto riferito dalla scheda della raccolta Hard to beat, dove i Magnolia Strip compaiono con una cover di Dirt (Stooges, come tutte le canzoni presenti in quel doppio album). I Magnolia Strip furono una specie di supergruppo (all'interno della scena garage e dintorni australiana, il che è tutto dire dal punto di vista supergruppo), formato da membri di Behind the Magnolia Curtain (Magnolia) e Sunset Strip (Strip: ed ecco spiegata la genesi del nome), compreso il cantante Dean F. Bateup e con l'aggiunta del chitarrista Dave Thomas. Il supergruppo, da quanto si può intuire, si cimentò unicamente nella versione di Dirt già citata.


MAGNUM

I Magnum nacquero all'inizio degli anni '70 a Birmingham, isole britanniche, con una formazione che comprendeva Tony Clarkin (chitarra), Kex Gorin (batteria), Bob Catley (voce) e Dave Morgan (basso). Dopo una gavetta fatta di cover e di concerti in piccoli club, i Magnum cominciarono a comporre canzoni in proprio e nel 1974, registrarono un demo con quattro canzoni da proporre alle case discografiche. All'inizio del 1975 i Magnum registrarono quello che doveva essere il loro primo singolo, Sweets for my sweet, una cover dei Searchers, ma poi non se ne fece nulla e fu solo grazie a un produttore loro amico (Roger Greenaway) che la CBS pubblicò le due canzoni. Il lato A fu cantato dalla voce del bassista Dave Morgan, l'unico caso nell'intera carriera dei Magnum in cui la voce solista non è quella di Bob Catley. Insoddisfatto dall'andamento del gruppo, Dave Morgan se ne andò per diventare istruttore di volo e poi si unì all'Electric Light Orchestra di Jeff Lynne. Nel 1977, quando la E.L.O. scalò la classifica UK (e non solo) con il doppio album Out of the blue, i Magnum erano ancora al palo, senza alcun contratto discografico.

Il nuovo bassista fu Colin Walter 'Wally' Lowe e al gruppo si aggiunse colui che era stato ospite nell'unico singolo pubblicato fino a quel momento, il tastierista Richard Bailey. La fortuna cominciò a girare nel 1977, quando i leggendari Judas Priest (leggendari per ogni heavy-metal/hard-rock fan) chiesero ai Magnum di supportarli per un tour inglese. In quel periodo i Magnum conclusero uno strano affare: fu loro chiesto di dare una mano a costruire uno studio d'incisione e in cambio, invece dei soldi, chiesero e ottennero un certo numero di ore gratis di registrazione. In questo modo fu registrato un demo con tutti i crismi e con l'aiuto di Jeff Lynne (Electric Light Orchestra), i Magnum firmarono un contratto per cinque album con la Jet Records. Con una produzione in proprio, i Magnum registrarono il primo album, ma la Jet Records rimandò la pubblicazione. L'esordio, pubblicato finalmente nel 1978, Kingdom of madness, raggiunse un ragguardevole numero 58 nella classifica britannica. Dopo un tour, la pubblicazione di due singoli che non ebbero alcun riscontro commerciale e un'apparizione alla TV tedesca, i Magnum pubblicarono il secondo album, Magnum II (1979), seguito da un tour europeo come supporto a nomi importanti del mondo metallico (Blue Öyster Cult, Krokus, U.F.O.).

Nonostante la contrarietà del gruppo, la Jet Records pubblicò un album dal vivo (con due soli album di studio all'attivo), Marauder, registrato al Marquee Club di Londra, ma il successo del disco dette ragione alla Jet: Marauder, infatti, raggiunse il numero 34 della classifica britannica. Dopo la pubblicazione di alcuni singoli e numerosi altri concerti, Richard Bailey decise di lasciare la band. Dopo una breve apparizione durante un tour, il nuovo tastierista Grenville Harding fu lasciato a casa e al suo posto arrivò Mark Stanway. La nuova formazione partecipò al festival di Reading del 1981 e in seguito, cominciò a lavorare al terzo album, Chase the dragon (1982), il più grande successo dei Magnum sino a quel momento (numero 17 della classifica britannica). Dopo la pubblicazione dell'album, i Magnum suonarono per la prima volta negli Stati Uniti, come supporto al gruppo di Ozzy Osbourne. La biografia che funge da fonte per questa scheda, parla di un rapporto difficile tra i Magnum e i fans di Ozzy: in parole povere, i Magnum venivano cacciati a suon di bottigliate e fischi.

L'album successivo fu registrato tra difficoltà enormi e autoprodotto, "probabilmente per motivi finanziari", ci svela la fonte. The eleventh hour (1983), nonostante tutto, raggiunse il numero 38 della classifica britannica e alla pubblicazione, seguì un tour che toccò Canada e Stati Uniti, con un secondo chitarrista (ospite) del calibro di Robin George. La Jet Records, insoddisfatta del risultato commerciale di The eleventh hour rispetto a Chase the dragon, fu dubbiosa se rinnovare il contratto alla scadenza, ormai arrivata, dei cinque dischi. Il mancato rinnovo del contratto, unito a svariati problemi familiari e non, portarono i Magnum sull'orlo dello scioglimento. Kex Gorin e Mark Stanway lasciarono il gruppo e furono sostituiti da Jim Simpson e Eddie George, il quale lasciò subito dopo la registrazione di un EP. Stanway tornò nel gruppo dopo un breve iato. I Magnum, con un nuovo contratto (FM Records), registrarono il nuovo album, On a storyteller's night (1985), numero 24 della classifica di casa e disco d'oro (centomila copie vendute), certificato anni dopo l'uscita originale. A Jim Simpson fu offerta l'occasione di unirsi agli U.F.O. e i Magnum si trovarono ancora senza batterista. Il sellino fu preda di Mickey Barker, una lunga esperienza in svariate band metalliche e progressive.

Subito dopo, i Magnum firmarono un contratto per quattro album con la Polydor e grazie alla major, furono il set principale del festival di Castle Donington. Il nuovo album, Vigilante (1986), fu co-prodotto da Roger Taylor, il batterista dei Queen e raggiunse il numero 24 della classifica britannica (oltre a buoni piazzamenti nelle classifiche svedese e tedesca). All'album seguì un tour europeo, che diventò il più lungo e impegnativo della loro carriera. L'album successivo fu registrato in Olanda (Wings of heaven, 1988) e diventò di gran lunga il più grande successo del gruppo: numero 5 in Gran Bretagna, numero 2 in Svezia e numero 9 in Germania, guadagnando in poco tempo il disco d'oro. A differenza che nel passato, anche i singoli centrarono l'ingresso nella classifica di casa. L'album fu pubblicato anche negli Stati Uniti, ma un tour programmato come supporter degli Iron Maiden saltò prima ancora di cominciare. In compenso, i Magnum riuscirono a radunare novemila persone a Birmingham e fecero tre serate da tutto esaurito all'Hammersmith Odeon di Londra. Per riuscire a sfondare negli Stati Uniti, la Polydor suggerì a Tony Clarkin (compositore di tutto il materiale del gruppo) di farsi affiancare da qualcuno che conoscesse in maniera approfondita quel mercato.

Clarkin collaborò con il produttore Keith Olsen e i compositori Russ Ballard, Jim Vallance e Sue Shiffron, un gruppo di professionisti con un palmares infinito di successi statunitensi. L'album (Goodnight L.A.), registrato a Los Angeles, fu pubblicato nel 1990 e suscitò reazioni contrastanti secondo la solita fonte, parziale a dir poco: leggendo tra le righe, si riesce a capire che il lavoro fu sonoramente stroncato dalla critica e a parte un discreto successo del primo singolo, il secondo 45 giri e l'intero lavoro vendettero molto meno del previsto, soprattutto alla luce della spesa affrontata per l'incisione. Un foglio musicale arrivò a parafrasare il titolo in questo modo: Goodnight Magnum!... e tanti saluti. In questo caso, la fonte, oltre a menzionare di striscio lo scarso successo del disco, non parla delle posizioni raggiunte in classifica e tralascia completamente qualsiasi commento sull'accoglienza statunitense (motivo di tutta la lavorazione). Nel 1991 i Magnum si riposarono pubblicando un doppio album dal vivo, The spirit (che ripetè lo scarso successo del precedente). Risultato di tutto questo, fu la rottura del contratto con la Polydor (pagata personalmente dal gruppo).

Sleepwalking (1992) fu pubblicato dalla nuova etichetta dei nostri, la metallara Music for Nations, mentre nel 1993, in accordo con la vecchia etichetta dei nostri, la Jet Records, uscì una raccolta di materiale raro e inedito, Archive. Nel 1994 fu la volta di Rock art, dopo il quale Tony Clarkin pensò di essersi stancato della sequenza continua di album, tour, album e comunicò agli altri membri la propria intenzione di lasciare il gruppo. I Magnum convinsero Clarkin ad intraprendere un tour d'addio che toccò numerosi paesi europei e dal quale fu tratto un album dal vivo, The last dance, pubblicato nel 1996. La band si sciolse alla fine del tour. Dopo svariati progetti solisti, i membri si lasciarono tentare dalla classica reunion nel 2001, con un nuovo batterista, Harry James e un nuovo bassista, Al Barrow. Dopo aver firmato un contratto con la SPV/Steamhammer, i Magnum hanno pubblicato il primo album del nuovo corso, Breath of life (2002), seguito da Brand new morning (2004) e da una nuova incisione in lavorazione nel giugno del 2006. Per ora, la lunga storia dei Magnum si ferma. I Magnum sono tra i numerosi nomi della tripla compilation The metal box.


MAGRITANGO

Gruppo torinese, del quale è disponibile unicamente la scheda tratta dal libretto dell'edizione cd di Arezzo wave '90.

I MAGRITANGO si formano a Torino nell'estate del 1987. La loro musica consiste in una personale miscela di vari generi (dal samba al punk, al tango, ska, soul, salsa) con la tradizione italiana. I MAGRITANGO hanno cromosomi piemontesi, giamaicani, napoletani, marocchini, genovesi, brasiliani, turchi, iberici, ariani, albanesi, algerini, occitani...


Riepilogo biografie della e nella pagina

Angel Pavement


Blue Öyster Cult - Buzzcocks


Nick Cave


Robin George

Magazine - Magicians - Magic Mushrooms - Magic Worms - Magma - Magnificent - Magnolia Strip - Magnum - Magritango

Sex Pistols - Bruce Springsteen


U.F.O.

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