BIOGRAFIE

Mad


MAD DADDYS

La storia dei Mad Daddys (il nome deriva da una canzone dei Cramps, Mad Daddy) è la storia di Frederick E. Kreiss IV, alias Stinky Sonobuoni, cantante e frontman, "tra i più grandi uomini di spettacolo che abbiano mai camminato su questa terra" (dalla scheda di MySpace). Fred Kreiss, di Perth Amboy, New Jersey (Stati Uniti), era un frequentatore della New York underground della prima metà degli anni '70, in un periodo in cui locali come il Max's Kansas City e il CBGB's facevano schizzare le pupille e i padiglioni auricolari con le loro proposte. Un bel giorno il nostro Fred vide la luce nella persona di Stiv Bators, il cantante dei Dead Boys: il futuro Stinky Sonobuoni capì che avrebbe potuto cantare come quello scheletrico frontman. Nacquero Fred & the Hubcaps, combo che mischiava punk e rockabilly e che nel 1984, dopo anni di concerti, cambiò nome in Mad Daddys.

Il gruppo esordì nel 1985 con l'EP Music for men (New Rose, pubblicato negli Stati Uniti da PVC), prodotto dalla coppia luciferina dei Cramps, Lux Interior e Poison Ivy Rorschack, seguito dal primo album, Apes go wild (New Rose 1987). La formazione dell'epoca comprendeva Stinky Sonobuoni (non si è trovata una spiegazione sulla genesi del nome), voce, Zeus Simmons, chitarra, Fletcher Sirs, batteria e Michael Monroe, basso (Apes go wild vide l'unica differenza del bassista, Slim Chance al posto di Michael Monroe). Gli altri titoli di cui sono a conoscenza: Fifty dollar baby (Sympathy for the Record Industry, 1993), Get yer the Ta-Ta's out (dal vivo, Flipside 1999) e The age of the asparagus (2001). L'ultimo titolo citato, oltre a Stinky Sonobuoni, vedeva nella formazione Eddie Cochring alla chitarra, Pete Moss al basso e Malcolm Tex alla batteria. Stinky Sonobuoni, dopo una lunga malattia, nel maggio del 2006 è morto all'età di 47 anni. I Mad Daddys compaiono nella raccolta doppia (in vinile) Play New Rose for me - Rose 100 (con una cover dei Cramps, senza alcuna sorpresa).


MAD MAX

Gruppo heavy-metal tedesco (che riprende il nome dal celeberrimo personaggio interpretato da Mel Gibson), formato da Michael 'Vossi' Voss (voce), Roland Bergmann (basso), Jürgen Breforth (chitarra) e Axel Kruse (batteria). La band esordì su album nel 1984 con Rollin' thunder, pubblicato da Roadrunner Records (distribuito negli Stati Uniti da Metal Blade Records). Dopo un tour con Uriah Heep e Yngwie Malmsteen, i Mad Max replicarono con Stormchild (1985) e continuarono con Night of passion (1987), promozionato con un tour a fianco di Pretty Maids e Stryper (nota come la più famosa tra le prime metal band cristiane, nel senso che gli Stryper, da quel che ricordo, cantavano testi improntati su concetti evangelici e non satanici, come succedeva per molti loro colleghi metallici). Nel 1989 il cantante Voss lasciò il gruppo per unirsi ai Bonfire e per fondare, in seguito, una propria band, Casanova. Axel Kruse si unì ai Jaded Heart, mentre Breforth formò i Tanner. I Mad Max risorsero nel 1999 per incidere un album pubblicato da Point Music nel 2000, Never say never, ma del vecchio gruppo furono coinvolti i soli Voss e Breforth.

Come recita l'album del 2000, mai dire mai, e infatti, ecco ancora i Mad Max riformati nel 2005, con la vecchia formazione interamente riunita. Il nuovo album, Night of white rock, è stato pubblicato nel gennaio del 2006 da AOR Heaven. Divertente la conclusione di una breve biografia rintracciata dal sottoscritto. Il tizio che firma il pezzo, cita coloro che definiscono gli attuali Mad Max una versione tedesca degli Stryper (il gruppo metal evangelico citato qui sopra) e conclude: "bene, non è esattamente così, ma poteva anche andare peggio!". I Mad Max fanno parte della raccolta ferrosa pubblicata dalla Roadrunner nel 1984, The metal machine.


MADNESS

Gli antenati dei Madness si formarono a Londra nel 1976, quando Monsieur Barso (Mike Barson), tastiere e voce, Chrissy Boy (Chris Foreman), chitarra e Kix (Lee Thompson), sassofono e voce, si unirono come The North London Invaders. Ai tre, nel 1978, si unirono Suggs (Graham McPherson), voce, Bedders (Mark Bedford), basso e Woody (Daniel Woodgate), batteria. I North London Invaders diventarono Morris and the Minors e infine, Madness. L'ultimo arrivo, nel 1980 (dopo la pubblicazione del primo album), fu quello di Chas Smash (Carl Smyth), tromba e voce. L'esordio pubblicato dalla Two Tone Records, l'etichetta specializzata che lanciò il fenomeno dello ska revival, fu The Prince (settembre 1979), tributo firmato da Kix a un grande autore della musica giamaicana, Prince Buster (il nome del gruppo, tra l'altro, deriva proprio da una canzone di Prince Buster, Madness). Il primo album del gruppo, One step beyond, pubblicato nel novembre del 1979 dalla Stiff Records, raggiunse il numero due della classifica britannica e stazionò nella stessa per più di un anno.

I Madness, in effetti, furono un fenomeno commerciale non da poco in terra britannica: i primi venti 45 giri del gruppo centrarono tutti almeno le prime venti posizioni della classifica UK! L'esordio assoluto, il 45 giri The Prince, si fermò al numero sedici, ma i nove successivi arrivarono nei primi dieci (con i terzi posti di My girl, gennaio 1980 e Baggy trousers, settembre 1980). Dopo il 14° posto dell'undicesimo singolo, Cardiac arrest (febbraio 1982), il gruppo salì al primo posto con il successivo House of fun (maggio 1982) e restò nei primi dieci ancora per cinque pubblicazioni (con il secondo posto di Wings a dove, agosto 1983). Uncle Sam (ottobre 1985) fu il primo 45 giri dei Madness a rimanere al di là delle prime venti posizioni (ventunesimo, tra l'altro). Il ritorno tra i primi dieci posti, dopo lo scioglimento e la riunione d'inizio anni '90, fu con una riedizione di It must be love, cover di un brano del 1971 di Labi Siffre registrata nel 1981 (sesto posto). Per il gruppo, ci fu ancora un decimo posto nel 1999 con Lovestruck.

A livello di album, dopo il successo dell'esordio, i Madness ripeterono l'impresa con il secondo album, Absolutely (1980), secondo posto, si fermarono al quinto con 7 (1981), scesero sino al decimo con The rise & fall (1982), per poi risalire al sesto di Keep moving (1984) e uscire dai primi dieci (numero 16) con Mad not mad (1985), il primo disco pubblicato dall'etichetta del gruppo, la Zarjazz (distribuita dalla Virgin). Monsieur Barso aveva già lasciato il gruppo dopo Keep moving, nel 1984. Un paio d'anni e i Madness pubblicarono il singolo d'addio, (Waiting for the) Ghost train (1986), dedicato alla situazione sudafricana, all'epoca, tutt'altro che in via di risoluzione. Suggs, Chas Smash, Kix e Chrissy Boy si riunirono con il vecchio nome per un album omonimo nel 1988, rimasto lontano dai vertici della classifica britannica e poi sciolsero nuovamente le fila. In seguito alla pubblicazione dell'antologia Divine Madness (Virgin 1992), che portò per la seconda volta il gruppo ai vertici della classifica britannica (e la prima era stata merito di un'altra antologia, Complete Madness, 1982), la band si riunì in quello stesso anno con i sette membri originali e suonò un concerto, il Madstock!, al Finsbury Park di Londra, di fronte a 75.000 persone.

Wikipedia, a questo proposito, fornisce una notizia difficilmente credibile, ma spiattelliamola così com'è: le decine di migliaia di persone convenute al concerto, ballarono in maniera talmente sfrenata, che durante l'esecuzione di One step beyond... si registrò un movimento tellurico che raggiunse i 4,5 gradi della scala Richter! La registrazione del concerto fu pubblicata in quello stesso 1992 (Madstock!, numero 22 in classifica), ma un singolo, con una cover di The harder they come di Jimmy Cliff, non ebbe lo stesso impatto sul pubblico (numero 27 in classifica). I Madness tornarono a suonare dal vivo periodicamente negli anni successivi (ripetendo il Madstock! ogni due anni) e nel 1999 incisero un nuovo album di studio, Wonderful (Virgin), salito sino al numero 17 della classifica UK. Nel 2002 i Madness lavorarono per un musical basato sulle loro canzoni (Our house), uno spettacolo che restò in cartello per un anno, sino all'estate del 2003, ma che tornerà sui palchi (giapponesi prima e inglesi poi) nel prossimo futuro.

Il gruppo, con il nome di Dangermen, ha firmato un contratto con V2 Records nel 2004 e nel 2005 ha pubblicato un album di cover, The Dangermen sessions vol. 1, numero 11 nella classifica UK e buon successo anche in Francia, grazie al singolo Shame and scandal. Dopo l'abbandono di Chrissy Boy (maggio 2005), i Madness stanno lavorando a un nuovo album, un'uscita prevista per l'inizio del 2007 (oggi: 11 ottobre 2006). I Madness compaiono nella raccolta The Indie Scene, capitolo 1979.

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MAD VIOLETS

Gruppo newyorkese formato nel 1983 e guidato dalla voce di Wendy Wild, nata Wendy Andreiev nel 1956 e dal marito, il chitarrista solista Dino Sorbello (in seguito anche nei Blacklight Chameleons). La coppia s'incontrò nel 1982 al Privates, un locale newyorkese dove lei lavorava (Sorbello, in quel periodo, era autista di autobus). Wendy Wild militò nei Roll-Ons, un gruppo composto da lei e cinque ragazzi di Brooklyn e nelle Pulsallama, uno strano ensemble che lei stessa definiva anti-rock, senza chitarre e composto solamente di percussioniste (diciassette, secondo la stessa Wendy Wild). Alla fine di un concerto in un locale rasta di New York, il Club Negril, le ragazze furono attaccate dagli stessi membri dello staff, che le apostrofarono come "lesbiche puttane di Babilonia"; la classica pacatezza dei rastamen... Dopo l'episodio, le Pulsallama persero alcune componenti, ma un nastro di loro registrazioni arrivò sino all'orecchio di Joe Strummer, il quale chiese alle Pulsallama di supportare i concerti statunitensi dei Clash!

All'Asbury Park Convention Center, le Pulsallama furono accolte da ottomila fans dei Clash in attesa febbrile di Rock the Casbah e la situazione è facilmente prevedibile: sulle ragazze piovve di tutto, dagli insulti alle monetine alle spazzole per capelli e quant'altro. Alla fine delle Pulsallama, nell'estate 1983, Wendy Wild formò i Mad Violets. All'inizio della loro storia, i Mad Violets furono supportati dal chitarrista dei Fleshtones, Keith Streng, produttore della loro musica e inizialmente, pure batterista della band (con la moglie Judy al basso). In uno dei primi concerti, a Worcester, i nostri furono ingaggiati come una band hardcore: le locandine riportavano Mad Violence from New York. Delle prime formazioni è arduo raccogliere i dati, ma finalmente, dopo molti tentativi, i Mad Violets riuscirono a darsi una parvenza di stabilità, con Wendy Wild alla voce e tastiere (una Casio che teneva in mano con la destra; da quel che posso capire, trattasi di una piccola tastiera, quasi un giocattolo), Dino Sorbello alla chitarra, Dan Reich alla batteria e Mark Seligman al basso.

All'interno della scena neo-garage che si stava sviluppando a New York in quel periodo, i Mad Violets, da alcune testimonianze, si distinguevano per i loro pezzi originali, a differenza della moltitudine di band che riproponevano nota per nota i brani dei gruppi anni '60. I Mad Violets suonarono diversi concerti a Boston a fianco di un altro gruppo di quella scena garage, i Prime Movers e con loro, affrontarono un tour nel midwest, nel 1984. Dissidi interni, legati anche al tour citato (che arrivò, sembra, sin sulla costa ovest), provocarono lo scioglimento della band alla fine di quello stesso 1984. In verità, ci fu un tentativo di prolungare l'agonia, senza Dino Sorbello e con Danny Harvey, chitarrista di Levi & the Rockats. Wendy Wild, di tanto in tanto, era solita esibirsi in una pratica comune nei concerti hardcore, lo stage diving, il tuffo dal palcoscenico e in un'occasione, a Boston, atterrò sulla schiena da un'altezza di cinque metri (esagerata, secondo me: da un'altezza simile, la nostra sarebbe morta o quasi e invece, come raccontato dalla stessa cantante, la sera successiva, dopo un veloce passaggio in ospedale, fu sul palco per suonare con i Fleshtones).

Dalle (poche) notizie raccolte, i Mad Violets avrebbero registrato un unico mini-album, Mad Violets/The world of LSD, pubblicato nel 1986; il titolo è quello citato dalla stessa Wendy Wild, la quale racconta che in seguito fu convinta a cassare l'LSD e a nominare il disco come The world of... In quello stesso 1984, il gruppo partecipò alla seconda Battle of the garages della Voxx, con il brano Psilocybe, il loro manifesto sugli acidi e sull'LSD. Un album retrospettivo è stato pubblicato dalla Tripwave! Records nel 2004, Season of the Mad Violets. La voce di Wendy si ritrova nei dischi di Bronski Beat, Fleshtones, Hoodoo Gurus, John Sex (l'amico John McLoughlin, col quale intraprese il viaggio da Northport, stato di New York, a Manhattan, alla fine degli anni '70), Love Delegation (un progetto laterale del cantante dei Fleshtones, Peter Zaremba), Das Furlines (un gruppo formato da Wendy Wild con Deb O'Nair quando quest'ultima fuoriuscì dai Fuzztones), Wild Hyaenas e altri ancora. Wendy Wild è morta nel 1997, dopo una lunga battaglia, per le conseguenze di un cancro al seno. Nel periodo finale della sua vita, Wendy Wild scrisse: "Bene, tu puoi dire che ho fatto molto, dai dischi con i Bronski Beat al combattere il cancro facendomi trapiantare il midollo osseo. Questo è quasi un iceberg, ma quando sarà tutto finito e avrò esalato l'ultimo respiro, io potrò dire: È tutto qui?".


Riepilogo biografie della e nella pagina

Blacklight Chameleons


Jimmy Cliff - Cramps


Dead Boys


Fleshtones - Fuzztones

Mad Daddys - Mad Max - Madness - Mad Violets

Prime Movers


Uriah Heep

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