BIOGRAFIE
Ki
Killdozer (nome tratto dal titolo di un film televisivo del 1974) si formarono nel 1983, in quel di Madison, Wisconsin (USA). Il trio si formò attorno alla figura del cantante (e bassista) Michael Gerald e dei fratelli Dan (batteria) e Bill Hobson (chitarra). I Killdozer esordirono direttamente su album nel 1984, con Intellectuals are so the shoeshine boys of the ruling elite, pubblicato da Bone Air Records e ristampato da Touch & Go nel 1989. Dopo la firma con la Touch & Go Records, i Killdozer bissarono nel 1985 con Snake boy e continuarono con l'EP Burl (1986) e il terzo album, Little baby buntin' (1988), prodotto da Butch Vig. Dopo For ladies only (1988), un box di 45 giri e l'album 12 point Buck (1989), Bill Hobson lasciò il gruppo e fu sostituito da Tom Hazelmyer (degli Halo of Flies e fondatore dell'Amphetamine Reptile Records). Bill Hobson si riaggregò al gruppo, ma i Killdozer si avviarono verso lo scioglimento senza pubblicare null'altro. Nel 1992 Gerald e Dan Hobson riformarono il trio con il chitarrista Paul Zagores e pubblicarono il singolo "The pig was cool" (1993) e l'album Uncompromising war on art under the dictatorship of the proletariat (Touch & Go 1994).
Dopo l'album del 1995, God hears pleas of the innocent, prodotto da Steve Albini, Dan Hobson lasciò il gruppo, rimpiazzato da Erik Tunison (proveniente dai Die Kruezen), mentre il trio diventò un quartetto per l'aggiunta del chitarrista Jeff Ditzenberger. Un 45 giri split, in coabitazione con gli Alice Donut ("Michael Gerald's Party Machine presents: three songs of epic proportions featuring Alice Donut and Killdozer, together for the first time ever!", 1996) e i Killdozer s'imbarcarono nel tour d'addio, dalla chiara quanto semplice presentazione: Fuck you, we quit tour (1996). Dai concerti fu registrato un album dal vivo, che costituisce l'ultimo prodotto dei Killdozer, The last waltz (1997). Il gruppo è tra i sovvertitori sonori della raccolta God's favorite dog, con due canzoni: una cover di Sweet home Alabama dei Lynyrd Skynyrd e Sonnet.
Gruppo psychobilly inglese formato nel 1981 e nato col nome di Rocking Kurt and the Sour Krauts. La prima formazione: Jef Harvey (voce), Paul 'Twack' Laventhol e John 'Handsome' Reddington (chitarre), Rory Lyons (batteria), Bert Boustead (basso) e Maggot (sax). Harvey se ne andò nel 1982, sostituito da Smeg e con la nuova line-up, i King Kurt esordirono con il 45 giri Zulu beat (Thin Sliced Records). Nel 1983 il sestetto firmò un contratto con la Stiff Records e produsse l'album d'esordio Ooh Wallah Wallah, prodotto da Dave Edmunds. Il successo del singolo Destination Zulu Land (numero 36 della classifica britannica) portò i King Kurt a Top of the Pops. Il secondo album, The big cock, salì sino al numero 50 della classifica UK e in quello stesso 1986, i King Kurt pubblicarono anche The last will & testicle (GWR Records), del quale non è chiara la natura. Il gruppo si sciolse nel 1988 (minuto più, minuto meno), ma un paio di membri continuarono come The Kurts. Nel 1992 la band si riformò e a dirla tutta, è in giro ancora oggi (14 marzo 2007), anche se nulla è cambiato dal punto di vista discografico. I King Kurt aprono la raccolta Psychomania vol. II.
I Kingsnakes nacquero nel 1980 a San Francisco, con Daniel Jeanrenaud (chitarra e voce), Karl Malinowsky (chitarra), James Ferrel (chitarra), Danny Mihm (batteria, gli ultimi due, entrambi ex Flamin' Groovies) e José Moita (basso). Il gruppo esordì all'interno della raccolta Rising stars of San Francisco, pubblicata da Warbride nel 1981, con il brano She's not nice e dopo un cambio tra Ferrel e Michel Aguet e il trasferimento in Francia, arrivò all'esordio su album, Hot tuff, pubblicato nel 1983 dalla transalpina New Rose. L'album Roundtrip ticket (pubblicato dalla New Rose nel 1985, come il singolo omonimo) vide la partecipazione di Manu Chao (proprio quello della futura Mano Negra), Jean-Marc (basso) e Pascal (chitarra), tutti provenienti dagli Hot Pants (dove militava anche Manu Chao). Nel 1986 Manu Chao fu rimpiazzato da Philippe Topiol e il gruppo partecipò alla raccolta Hanging out at... Midnight, con il brano So good.
A questo punto, come spesso succede con la stesura di queste biografie, soprattutto quando le notizie latitano, le fonti si separano nettamente: secondo Trouser Press i Kingsnakes pubblicarono un ultimo album senza titolo per la Midnight Records (1986), lavoro che un sito francese non cita nemmeno, aggiungendo, invece, un album del 1988 senza titolo (pubblicato da Wanted), un paio di singoli e la partecipazione alla compilation tributo a Johnny Thunders pubblicata da SkyDog nel 1993. D'altronde, è strano che Trouser Press non citi nemmeno di striscio la militanza in questo gruppo di un personaggio come Manu Chao e lo stesso succede con le note della raccolta Hanging out at... Midnight (dove l'unico personaggio celebre è Danny Mihm; Manu Chao non era ancora il personaggio celebre che sarebbe diventato, ma la particolarità della formazione meritava qualche riga in più).
→KINKS←
Ray Davies (21 giugno 1944), di Muswell Hill, a nord di Londra, militò in diversi gruppi dall'inizio degli anni '60, tra i quali i Blues Messengers (con Mick Fleetwood) e la Dave Hunt Band. Il chitarrista Peter Quaife (nato il 31 dicembre 1943) e il fratello di Ray, Dave (di tre anni più giovane: 3 febbraio 1947), espulso dalla scuola per atti osceni, formarono un gruppo e invitarono Ray ad unirsi a loro. Per l'occasione, essendo i fratelli Davies entrambi chitarristi, Quaife passò al basso. Il quartetto, battezzato Ravens, che comprendeva il batterista Mickey Wallet, riuscì a far arrivare un demotape nelle mani del produttore Shel Talmy e firmò un contratto discografico con la Pye Records. Subito dopo la firma, Wallet lasciò la band, sostituito da un batterista proveniente dal jazz, Mick Avory (nato il 15 febbraio 1944, trovato tramite un annuncio sul Melody Maker) e nel gennaio del 1964 il quartetto si ribattezzò Kinks. Inizialmente il gruppo aveva ben tre manager, Robert Wace (che sembra fosse il cantante dei primi tempi), Grenville Collins e Larry Page, ma da una fonte si apprende che fu Shel Talmy a decidere di affiancare degli altri batteristi a Mick Avory, durante le prime sessioni di registrazione, per aiutarlo ad adattare il proprio stile al rock.
L'esordio discografico su 45 giri dei Kinks, è datato 7 febbraio 1964: una cover di Long tall Sally di Little Richard sul lato A e un originale di Ray Davies sul lato B (I took my baby home). Prima del debutto su album, i Kinks pubblicarono altri due 45 giri, You still want me (aprile 1964) e l'epocale You really got me (agosto 1964), quattro canzoni complessive firmate, nessuna esclusa, Ray Davies. You really got me incontrò le resistenze (canzone troppo dura) sia del produttore Shel Talmy che della casa discografica (che non voleva il pezzo come lato A) e in effetti, riascoltata oggi, dopo 42 anni, il pezzo lascia ancora a bocca aperta. I Kinks ebbero ragione nella loro pretesa e il singolo arrivò al numero 1 della classifica UK e al numero sette di quella statunitense. La Pye Records, per inciso, dopo l'insuccesso dei primi due singoli, aveva concesso un'ultima possibilità al gruppo: o la scalata alle classifiche o la rottura del contratto. Il 2 ottobre 1964 fu pubblicato l'esordio su album del gruppo, Kinks, numero 3 in Gran Bretagna e 7 in USA e poco dopo, fu la volta del singolo All day and all of the night, numero 2 UK e 7 USA. Nel breve volgere di poco più di un anno, i Kinks pubblicarono altri due album (Kinda Kinks, marzo 1965 e The Kink Kontroversy, novembre 1965) e cinque 45 giri (i due album raggiunsero rispettivamente i numeri 3 e 9, UK e 60 e 95, USA). La classica iperattività di quei tempi.
Nel 1965, non bastasse, uscì anche Kinks size, pubblicato solo negli Stati Uniti dalla Reprise Records e contenente i due 45 giri All day and all of the night e Tired of waiting for you e altri pezzi sparsi in 45 giri ed EP: All Music Guide lo fregia come la versione statunitense dell'esordio (che pure, secondo varie fonti, era stato pubblicato con il titolo di You really got me...). Kinks size raggiunse il numero 13 di Billboard. La confusione regna sovrana anche per quanto riguarda il terzo LP, The Kink Kontroversy, che conoscerebbe, pure esso, una versione statunitense, Kinks Kinkdom (#47) e parlo di confusione perché il citato The Kink Kontroversy dovrebbe essere stato pubblicato negli USA con il titolo canonico. Le discografie anni '60 dei principali gruppi britannici sono un casino totale. Stupisce, invece, che un gruppo dalla così alta litigiosità sia riuscito a resistere per così tanto tempo: già in quella metà anni '60, i contrasti tra i quattro e soprattutto tra Mick Avory e Dave Davies, entrambi attaccabrighe di natura, arrivarono a tal punto da provocare vere e proprie risse, anche sul palco e non meno importanti furono i problemi con l'establishment discografico e con il pubblico in generale, di Ray Davies. Dopo essere arrivati in cime alle classifiche in brevissimo tempo, insomma, i Kinks non sembravano avviati sulla strada dei quasi coetanei Beatles e Rolling Stones.
Alla fine del tour statunitense del 1965, dopo alcuni diverbi con i promoters per questioni di soldi, Ray Davies espresse le sue opinioni durante uno show televisivo, scatenando una rissa. Ritornati in Inghilterra, i Kinks scoprirono di essere stati banditi dagli Stati Uniti, per quattro anni, dalla Federazione Americana dei Musicisti. La loro musica, intanto, si stava evolvendo in una forma originale che mischiava racconto, cabaret, rock'n'roll ed arrangiamenti sempre più intricati. La sequenza di album che portò alla fine degli anni '60: Face to face (1966, #12 UK e #136 USA), Something else by the Kinks (1967, #35 UK), Live at Kelvin Hall (1968), The Kinks are the village Green Preservation Society (1968) e Arthur or the decline and fall of the British Empire (1969), due concept-album, gli ultimi, di mirabile scrittura e complessità (soprattutto il secondo). Nel 1966 Peter Quaife lasciò momentaneamente il gruppo, per i postumi di un incidente automobilistico e fu sostituito da John Dalton (21 maggio 1943). Al termine di quell'anno, Quaife riprese il proprio posto. I Kinks tornarono nelle zone altissime della classifica britannica dei 45 giri con Waterloo Sunset (secondo posto, dall'album Something else by the Kinks). L'abbandono di Quaife del 1969 fu definitivo e il reinserimento di Dalton pure. Arthur, anche per la concorrenza di un altro concept-album, Tommy degli Who, uscito nello stesso anno, fu un insuccesso commerciale.
Per il successivo Lola versus Powerman and the Moneygoround, part one (1970, #35 in USA, con il successo inglese su singolo da primi dieci, l'ultimo del gruppo per molto tempo, Apeman), al gruppo si aggiunse un tastierista, John Gosling (6 febbraio 1948). Dopo una colonna sonora (Percy, 1971, che la Reprise si rifiutò di pubblicare negli Stati Uniti, aprendo una delle tante dispute tra gruppo e discografici), il contratto con la Pye Records giunse a scadenza e i Kinks ne firmarono uno per cinque album con la RCA, per il quale ricevettero un anticipo di un milione di dollari, soldi che andarono alla costruzione dei Konk Studios. Il primo album RCA, Muswell hillbillies (1971, #100 USA), segnò anche il termine del bando dei Kinks dagli Stati Uniti risalente a quattro anni prima. Seguirono un doppio diviso tra studio e live (Everybody's in show-biz, everybody's a star, 1972) e due album dal titolo Preservation act 1 (#177 USA) e Preservation act 2 (1973 e 1974), lavori che il mensile Q inserì tra i 50 dischi che non avrebbero mai dovuto essere pubblicati. Il cosiddetto periodo teatrale si concluse con altri due lavori, The Kinks present: a Soap Opera (1975) e The Kinks present: schoolboys in disgrace (1976), i dischi che posero termine al contratto RCA. Con la firma per l'Arista Records, i Kinks tornarono ad uno stile più essenziale e rock, abbandonando le pretenziosità precedenti e ripartendo all'attacco commerciale degli Stati Uniti.
Il primo album Arista fu Sleepwalker (1977), salito sino alle prime venti posizioni oltreoceano, con il nuovo bassista Andy Pyle a prendere il posto di John Dalton. Pyle se ne andò subito dopo con il tastierista John Gosling per lavorare a un progetto in comune. Il tour di Sleepwalker fu portato a termine con il ritorno di John Dalton e un nuovo tastierista, Gordon Edwards. Con i due album successivi, Misfits (1978) e Low budget (1979), i Kinks confermarono il successo statunitense, a tal punto che Ray Davies decise di trasferirsi a New York, complice anche una serie di polemiche che lo videro contrapposto al punk inglese. John Dalton abbandonò definitivamente il gruppo dopo Misfits, seguito dopo poco tempo da Gordon Edwards. Al basso arrivò l'ex-Argent Jim Rodford (presente già in Low budget), mentre il tastierista Ian Gibbons fu reclutato dopo aver partecipato al tour. Il nome Kinks, nonostante le polemiche sul loro ruolo di dinosauri del rock inglese (che interessarono anche altri tra i maggiori gruppi albionici nel periodo del punk), tornò sempre più di frequente nelle classifiche per le riprese delle loro canzoni, a cominciare dai Jam di David Watts, per continuare con i Pretenders di Stop your sobbing e i Van Halen di You really got me. Low budget salì sino al numero undici della classifica USA, regalando al gruppo il maggior successo di sempre in terra statunitense. Gli anni '70 terminarono con un doppio album dal vivo, One for the road (1980) e gli anni '80 cominciarono con l'ironica e sarcastica resa di Give the people what they want (fine 1981 o inizio 1982), ancora un ottimo successo statunitense.
Il singolo Come dancing e l'album State of confusion (1983) continuarono l'ottimo momento commerciale dei Kinks, senza far mancare le classiche stoccate sarcastiche di Ray Davies. In quel periodo, reduce dal fallimento del secondo matrimonio, il leader dei Kinks ebbe una storia d'amore con Chrissie Hynde, l'arcigna leader dei Pretenders, che aveva ripreso con i tre compagni di band la Stop your sobbing di Ray e ne aveva fatto il primo successo (al primo 45 giri) del suo gruppo. I due si sposarono, ebbero una figlia, nata nel 1983 e si separarono in breve tempo (con strascichi poco piacevoli). Chrissie Hynde si unirà subito dopo a Jim Kerr dei Simple Minds. Con Word of mouth, l'album del 1984, si ruppe l'antico sodalizio del trio Davies/Davies/Avory: ai continui litigi tra i due fratelli, si aggiunse l'abbandono dello storico batterista del gruppo, Mick Avory. Molti si chiedono come sia potuta durare per oltre vent'anni la convivenza tra Dave Davies e Mick Avory nella stessa band. Avory partecipò a tre canzoni di Word of mouth, sostituito nelle restanti dall'ex-batterista degli Argent Robert Henrit. Word of mouth e il singolo Do it again, furono gli ultimi (modesti) successi da classifica dei Kinks e le ultime pubblicazioni del gruppo per la Arista.
All'inizio del 1986 i Kinks firmarono due contratti discografici, con la MCA per il mercato statunitense e con la London Records per il mercato britannico e pubblicarono l'album Think visual, con un cameo di Mick Avory in Rock'n'roll cities. Al vecchio batterista fu chiesto di ritornare nei Kinks, ma questi rifiutò. Nel 1988 fu la volta di un nuovo album dal vivo, The road - The Kinks live, seguito da UK jive (1989), ma dei Kinks, ormai, non si ricorda quasi più nessuno: il disco fu un disastro commerciale e di critica. Nel primo anno possibile per una loro inclusione, 1990, i Kinks entrarono nella Rock'n'Roll Hall of Fame. Per concludere il contratto con la MCA fu pubblicata un'antologia, Lost & found (1986/1989) e subito dopo, il gruppo firmò un contratto con la Columbia Records. L'esordio per la nuova etichetta, a quasi trent'anni dal primo album del gruppo, fu Phobia (1993), registrato dalla formazione a quartetto e altro insuccesso di critica e di pubblico, tanto che la Columbia stracciò immediatamente l'accordo. Per il tour fu reclutato anche il tastierista Ian Gibbons, che ritornò in pianta stabile nel gruppo. Il successivo e conclusivo To the bone (1994), uscì come disco dal vivo (in studio) acustico, in un periodo in cui tiravano da matti gli unplugged di MTV (ma nessuno si sognò di chiedere un unplugged ai Kinks, come scrive Carlo Bordone ne Il Mucchio Extra).
Il lavoro fu pubblicato dall'etichetta Konk/Grapevine, in edizione singola inglese e doppia statunitense. L'ultimo concerto del gruppo risale al 1996, dopodichè i Kinks, in pratica, si sciolsero, dopo quasi trentacinque anni di attività. Ray Davies, rilasciando un'intervista nell'aprile del 2006, ha detto che i Kinks potrebbero riformarsi per registrare un nuovo album. I Kinks compaiono nella raccolta Let your feelings show.
Radici dei newyorkesi KISS. Gene Simmons (nato Chaim Witz nel 1949 ad Haifa, in Israele: nei KISS sarà Vampire) guidava un gruppo chiamato Rainbow, fondato nel 1970 e diventato Wicked Lester nel 1971. A quel tempo il bassista si faceva chiamare Gene Klein ed aveva al suo fianco Stanley Harvey Eisen, il futuro Paul Stanley (classe 1952: nei KISS Superstar), chitarrista e cantante. Dopo aver pubblicato un album (per la Epic) senza alcun riscontro commerciale, Simmons e Stanley abbandonarono i Wicked Lester, scontenti della direzione musicale. Con un annuncio su Rolling Stone, i due reclutarono il batterista Peter Criss (classe 1945, nato Peter Criscuola: nei KISS The Cat). Non è chiaro come sia possibile, ma la fonte consultata scrive che i tre fondarono una nuova versione dei Wicked Lester, quando la precedente era solo stata abbandonata da Simmons e Stanley e non sciolta. Sia come sia, i nuovi Wicked Lester (siamo nel 1972) s'indizzarono verso un suono alla New York Dolls.
Non sono chiari i dettagli, ma il trio adottò sin da allora costumi e trucco pesanti, tanto che un'audizione positiva per la Epic, a livello musicale, non andò in porto con un contratto perché il responsabile Artisti e Repertorio, Don Ellis, rimase disgustato dall'immagine dei tre. All'inizio del 1973, il trio diventò un quartetto con l'arrivo del chitarrista Ace Frehley (al secolo Paul Daniel Frehley, classe 1951: nei KISS Spaceman). Dopo poco tempo, i Wicked Lester cambiarono nome in KISS, moniker sul quale molto si è parlato (l'ipotesi che ha sempre incontrato il favore del pubblico, è l'acrostico Knights In Satan's Service, I Cavalieri al Servizio di Satana) e sul quale il gruppo ha sempre rigettato le fantasiose ricostruzioni: si sarebbe trattato semplicemente di un nome scelto da Paul Stanley in quattro e quattr'otto, in un momento in cui ne serviva uno. I KISS debuttarono dal vivo il 30 gennaio del 1973 e nel giugno dello stesso anno, registrarono un demotape prodotto da Eddie Kramer (Jimi Hendrix e Led Zeppelin, solo per citare un paio di nomi). Alla fine del 1973 i KISS firmarono un contratto con la Emerald City Records, etichetta che in seguito cambierà nome in Casablanca Records.
L'album di debutto, KISS, pubblicato all'inizio del 1974, raggiunse il numero 74 della classifica di Billboard, mentre il secondo lavoro, Hotter than hell (pubblicato nell'ottobre del 1974), andò peggio, fermandosi al numero 100, fallendo anche con il singolo estratto (Let me go, rock'n'roll). La reputazione live dei KISS, nonostante le non buone notizie che giungevano dai negozi, crebbe in maniera esponenziale, soprattutto grazie agli eccessi e agli effetti speciali. Dressed to kill andò meglio (numero 32 di Billboard), ma non abbastanza: con la Casablanca vicina alla bancarotta, il gruppo decise di pubblicare un doppio album dal vivo, cercando di capitalizzare a livello monetario la propria propensione verso gli spettacoli dal vivo. Alive!, pubblicato nel settembre del 1975, raggiunse il numero nove di Billboard e da allora ha venduto quattro milioni di copie, permettendo ai KISS di posizionare in classifica il loro primo singolo di successo, la versione dal vivo di Rock and roll all nite. Il successivo Destroyer (marzo 1976) fu prodotto dal celeberrimo Bob Ezrin, già ferrato in materia di glam e costumi, avendo lavorato con Alice Cooper (senza contare il resto del suo repertorio, compreso "Berlin" di Lou Reed).
Destroyer e il successivo Rock'n'roll over (novembre 1976) raggiunsero entrambi il numero 11 della classifica di Billboard, risultati incorniciati dal successo del singolo Beth (numero 7). L'attività frenetica dei KISS, quasi parossistica, non si fermò: Love gun fu pubblicato nel giugno del 1977 (il terzo album di studio in poco più di un anno) e raggiunse il numero 4 in classifica. Nel novembre del 1977, i KISS completarono il loro miglior periodo a livello commerciale con un altro doppio album dal vivo, Alive II! (numero 17) e poi s'imbarcarono in un'impresa difficile da commentare. Dopo l'uscita di Double platinum, la prima antologia di successi del gruppo (1978), la messa in vendita di numerosi gadget da supereroi e un tour che totalizzò una media di spettatori per spettacolo vicina alle quindicimila persone, i KISS registrarono e pubblicarono quattro album solisti contemporaneamente, un caso ancora unico nella storia del rock. La motivazione addotta dai KISS, stemperare le tensioni interne, può essere valida, ma il loro contratto discografico, rinegoziato nel 1976, prevedeva in effetti la pubblicazione di quattro album solisti.
Anche se sembra accertato che nessuno dei quattro partecipò agli album degli altri tre, è difficile non considerare questi lavori come facenti parte della discografia del gruppo: il titolo di ognuno è semplicemente il nome dell'autore, la copertina presenta un primo piano della maschera facciale e all'interno, un poster simile per ognuno. I quattro album furono pubblicati lo stesso giorno, il 18 settembre del 1978 e nella classifica di Billboard raggiunsero il numero 22 (Gene Simmons), 26 (Ace Frehley), 43 (Peter Criss) e 40 (Paul Stanley). Col passare del tempo, i quattro album solisti raggiungeranno tutti, nessuno escluso, il milione di copie vendute, un record nel record considerando la temerarietà dell'operazione. Nonostante tutto questo, l'operazione album solisti segnò l'inizio del declino commerciale dei KISS (le aspettative verso le vendite dei quattro album non furono raggiunte), anche se non immediato e ad aggiungere acqua sul fuoco artistico del gruppo, ci pensò nello stesso 1978 il film KISS meets Phantom in the park, una pellicola talmente imbarazzante (chiedo perdono, espierò in qualche modo, ma vidi il film al cinema un paio di anni più tardi), che sento di poterne sconsigliare la visione alle menti e agli stomaci particolarmente sensibili.
Il film potrebbe concorrere tranquillamente in un concorso per il peggior prodotto della storia del cinema e vincere a mani basse (citazione a memoria di un critico cinematografico, forse Mereghetti, ma non ricordo, che si riferiva a un'altra pellicola). Se ne resero conto anche Ace Frehley e Peter Criss, che criticarono la scelta e le idee (il batterista si rifiuterà addirittura di partecipare alla realizzazione, cosa che costrinse la produzione a doppiare la sua voce). L'ultimo colpo di coda commerciale del gruppo nella formazione originale, fu l'album Dynasty, pubblicato nel maggio del 1979 e arrivato al numero 9 di Billboard. Il singolo I was made for lovin' you, estratto dall'album, sfondò nelle classifiche di mezzo mondo, con la sua furba miscela di rock e disco-music (fu un successo travolgente anche in Italia, un tormentone che durò mesi e mesi). Durante le registrazioni dell'album, Peter Criss fu sostituito dal session-man Anton Fig, in quanto non adeguato per il materiale sonoro, secondo il produttore Vini Poncia (Criss suonò in una sola canzone, di cui fu autore e cantante). Alla fine del tour di Dynasty, le tensioni tra Peter Criss e il resto del gruppo arrivarono al climax e il batterista abbandonò i KISS.
Il successivo (e pessimo) Unmasked, che non vide i quattro KISS togliere le maschere (nonostante il titolo), come molti bramavano (chissà perché...), precipitò le quotazioni commerciali del gruppo: numero 35 di Billboard e primo album d'oro dal 1975 (mezzo milione di copie), dopo una serie di dischi di platino (un milione di copie). Il batterista di Unmasked fu ancora Anton Fig, mentre, ufficialmente, il posto fu preso da Eric Carr (al secolo Paul Charles Caravello, classe 1950, nei KISS The Fox), che debuttò con l'album Music from the Elder (1981). Anche se gli spettacoli dal vivo continuavano a funzionare in termini di pubblico, i KISS di Music from the Elder (uno strano disco lontanissimo dalla musica solita del gruppo) riuscirono a centrare un disastro commerciale di portata storica per un gruppo abituato a vendite milionarie: il disco raggiunse a malapena il numero 75 di Billboard e a tutt'oggi non è arrivato al disco d'oro. Le tensioni tra Ace Frehley e il resto del gruppo, soprattutto in merito a Music from the Elder, arrivarono a compimento nel giugno del 1982, anche se l'abbandono del chitarrista fu annunciato alla fine di quell'anno, dopo la pubblicazione di Creatures of the night (numero 45 di Billboard), album al quale non partecipò, pur comparendo in copertina e tra la formazione.
Tra i vari chitarristi, i KISS impiegarono nelle registrazioni Vinnie Vincent (al secolo Vincent John Cusano, classe 1952, nei KISS Wiz o forse Ankh, simbolo egizio pensato per la maschera del nuovo membro da Paul Stanley), colui che diventerà membro effettivo alla fine del 1982. L'allontanamento del pubblico richiese un'idea che il gruppo aveva in saccoccia, probabilmente, già da qualche anno: svelare le facce dei componenti e attuare il titolo dell'album del 1980, Unmasked. Lick it up (1983) vide i quattro componenti in copertina con le loro facce pulite per la prima volta, anche se Gene Simmons, come sempre, pensò bene di farsi riconoscere sfoggiando la sua lingua linguacciuta. Il disco fu un ritorno al platino per i KISS (numero 24 di Billboard), come il successivo Animalize (1984, numero 19). Vinnie Vincent, nel frattempo, se n'era andato alla fine del tour di Lick it up, sostituito da Mark St. John (californiano, al secolo Mark Norton, classe 1954). St. John non durò nemmeno lo spazio di un album, nel senso che gli attriti con il resto del gruppo si manifestarono già durante le registrazioni di Animalize: dopo una manciata di concerti e complice una malattia, St. John fu sostituito da Bruce Kulick, newyorkese classe 1953.
La formazione finalmente stabile, i KISS pubblicarono Asylum (1985, numero 20), Crazy nights (1987, numero 18, album di platino) e Hot in the shade (1989, numero 29), contenente il singolo Forever, scritto da Michael Bolton (!) e successo da ottavo posto, l'ultimo singolo del gruppo ad entrare nei primi dieci. Nel 1991 Eric Carr morì in seguito ad una rara forma di tumore e fu sostituito da Eric Singer (nato Eric Mensinger, da Cleveland, classe 1958). Il nuovo album, Revenge, prodotto da Bob Ezrin e pubblicato nel 1992, toccò la più alta posizione raggiunta dai KISS in tutta la carriera nella classifica di Billboard, eccetto Love gun, il numero 6, anche se, ironicamente, non riuscì a conquistare il disco di platino. Durante il tour seguente, i KISS registrarono il terzo capitolo dei loro album dal vivo, Alive III! (1992), giunto alla nona posizione di Billboard. Nel 1995 il gruppo fu coinvolto, come altre decine di nomi in quel periodo, nei concerti unplugged di MTV: KISS unplugged uscì nel 1996 e raggiunse il numero 15. In quel periodo il gruppo concluse la lavorazione di un album, Carnival of souls: the final sessions, che sarà pubblicato quasi due anni più tardi (ottobre 1997, numero 27). I KISS originali si erano nel frattempo già riuniti, con maschere e tutto l'armamentario, nel 1996, annunciando in pompa magna l'avvenimento e vendendo in pochi minuti i quarantamila biglietti del primo concerto.
La riunione produsse anche un album, Psycho circus (1998), che raggiunse il numero 3 di Billboard, ma secondo la fonte consultata, i contributi di Frehley e Criss furono minimi. Quello che fu annunciato come l'ultimo tour della band, nel 2000, si allungò all'infinito, come spesso succede in questi casi, ma all'inizio del 2001 Peter Criss abbandonò ancora una volta i compagni, in questo caso, con le date da portare a termine (con i KISS nelle mani di Gene Simmons e Paul Stanley, Peter Criss non era che uno stipendiato e il motivo del suo abbandono furono proprio le scarse prebende). A prendere posto alla batteria fu il vecchio Eric Singer, con la maschera di The Cat, cosa che innervosì non poco sia Peter Criss che i fans (il copyright sulle maschere dei KISS, in ogni caso, è sempre stato proprietà di Simmons e Stanley). Durante un tour australiano, nel 2003, il gruppo registrò KISS symphony: alive IV, con la Melbourne Symphony Orchestra (nessun commento...), con Ace Frehley rimpiazzato da Tommy Thayer, nativo dell'Oregon, classe 1960 (già presente in Psycho circus). Come nel caso di Criss/Singer, Thayer si appropriò della maschera di Frehley. A questo punto, possiamo scrivere che, a parte qualche inezia finale (come le polemiche innescate dal solito Peter Criss), è proprio tutto. I KISS compaiono nella raccolta Let your feelings show.
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