BIOGRAFIE
Hen
Scheda potenzialmente infinita che sarà redatta nella maniera il più possibile schematica.
James Allen Hendrix, per tutti Al, e Lucille Jeter, si conobbero a Seattle nel 1942, lei sedicienne e lui ventenne. Qualche settimana dopo essersi conosciuti, i due si sposarono e alla fine del 1942 (il 27 novembre) nacque il loro primogenito, Johnny. Il padre di Al era Ross Hendrix, dell'Ohio, poi divenuto poliziotto a Chicago e in seguito, macchinista di una compagnia di vaudeville. Ross aveva sposato Nora Moore, figlia di un'indiana Cherokee e di un irlandese. I genitori di Lucille erano Preston Jeter, minatore e scaricatore di porto della Virginia, poi emigrato nel profondo nord-ovest e Clarice, nata in Arkansas. Al Hendrix fu chiamato sotto le armi poco dopo la nascita di Johnny e subito dopo, morì il nonno di quest'ultimo, Preston. Il bimbo cominciò ad essere sballottato da un parente e da un amico all'altro, girandola che caratterizzerà la sua infanzia, soprattutto con l'arrivo del primo fratello minore. Per un periodo Johnny visse da una conoscente della nonna Clarice, ma quando questa si ammalò, andò a vivere da una sua amica, a Berkeley, in California, uno dei pochi periodi felici della sua infanzia.
Johnny vide per la prima il padre nel 1945, quando questi fu congedato dall'esercito e lo riportò a Seattle. A quattro anni al piccolo Johnny fu cambiato il nome, su richiesta del padre, in James Marshall, per tutti Jimmy. Il fratellino Leon nacque nel 1948 e l'ultimogenito Joseph nel 1949. Il matrimonio degli Hendrix era già in pezzi alla fine degli anni '40, con il padre Al sempre più autoritario e avaro e la madre Lucille spesso ubriaca e avviata verso l'alcolismo (tendenza che interessava anche il padre). Dopo una notte di litigi, Lucille fuggì per non tornare mai più. La coppia divorziò nel 1951, Jimmy e Leon furono affidati al padre e Joseph fu dato in affidamento. I figli di Al continuarono la sequela di brevi affidamenti ad amici e parenti, mentre il padre si spostava da una bettola all'altra di Seattle. Jimmy frequentò uno dei primi progetti scolastici per l'integrazione razziale degli Stati Uniti, lo Yesler Terrace di Seattle, dove non mancò di sentirsi apostrofare nigger. Il rendimento scolastico del giovane era scarso, benchè fosse considerato intelligente, brillante e portato verso l'arte. Il padre di Jimmy passava le serate a bere e a scommettere e poi tornava a casa, dove picchiava Jimmy regolarmente: "Io cercavo di impedirgli di farlo a Leon", raccontò in seguito Jimi Hendrix.
Il primo strumento musicale che capitò nelle mani di Jimmy fu un ukulele mezzo distrutto, seguito da una chitarra acustica di un amico, pagata cinque dollari, per i quali tormentò per diverso tempo il padre. A quattordici anni Jimmy vide Elvis Presley al Sicks Stadium di Seattle e rimase colpito dalla figura del cantante, ma soprattutto, dal gruppo che suonava alle sue spalle. A sedici anni Jimmy ebbe in mano la sua prima chitarra elettrica, una Supro Ozark acquistata dal padre su insistenza del figlio, che ripagò con un lungo periodo di lavori domestici. La madre di Jimmy, Lucille, morì nel 1958, a trentadue anni, distrutta dall'alcool che le causò problemi ai reni e una conseguente rottura della milza. Il padre non portò i figli al funerale. Dal giorno in cui ebbe in mano una chitarra elettrica, Jimmy non se ne separò mai, tanto che molti lo prendevano in giro per questo. Con la mente rivolta unicamente alla musica, Jimmy approdò alle prime esperienze di gruppo, sotto la guida di un manager, tale James Thomas, un tizio che decideva qualunque cosa in merito, dalla musica ai pezzi da suonare, dai locali dove esibirsi ai compensi da passare ai ragazzi.
Jimmy suonò con due gruppi guidati da Thomas (il basso inizialmente e poi la chitarra solista), i Rocking Kings e i Tomcats, specializzati in cover di rhythm'n'blues. I Rocking Kings vinsero anche un concorso statale, che interessò band provenienti da tutto lo stato di Washington. La Supro Ozark fu rubata a Jimmy in uno dei locali dove si esibiva con i Rocking Kings e dopo infinite discussioni con il padre, fu una zia a regalargli una Danaelectro bianca, che il ragazzo dipinse subito di rosso. Nel 1959, a diciassette anni, Jimmy abbandonò la high-school, nella più totale indifferenza del padre, che si era sempre disinteressato al ruolino scolastico del figlio. Il suo ruolo di chitarrista lo pose all'attenzione di numerose ragazzine e a una di queste, Betty Jean, comprò anche un anello di fidanzamento. L'imperativo di quel periodo, per Jimmy, era di non diventare mai come il padre. Quando fu arrestato dopo un furto di vestiti e di un'auto, Jimmy fu portato davanti a un giudice e poi a un consulente e quest'ultimo gli consigliò di arruolarsi nell'esercito, dato che aveva abbandonato la scuola. Era il 1961 e per non finire in galera, Jimmy firmò per una leva di tre anni. Jimmy Hendrix finì a Fort Ord, vicino a Monterey, in California, in un enorme campo di addestramento e alla fine del 1961 fu trasferito a Fort Campbell, nel Kentucky, per fare il paracadutista.
A gennaio del 1962 il ragazzo scrisse al padre di inviargli al più presto la sua chitarra elettrica. Senza amplificatore, Jimmy la usò per suonare vecchi blues e pensando che nemmeno la sua Betty Jean, che lo aspettava a Seattle, sarebbe stata più importante di quello strumento. Cominciò ad addestrarsi come paracadutista e al ventiseiesimo lancio si ruppe una caviglia, fu considerato inabile ad altri lanci e congedato dal servizio, dopo tredici mesi. Prima del congedo, Jimmy ebbe l'opportunità di suonare in una struttura della base militare dotata di impianto di amplificazione e fu così che conobbe un commilitone di nome Billy Cox. Cox lo ascoltò e gli disse che aveva del vero talento, parole che Jimmy non dimenticò mai. I due imbastirono un gruppo di cinque musicisti chiamato King Casuals e si esibirono in numerosi club nei dintorni della base militare. Il 4 luglio del 1962 Jimmy Hendrix fu congedato dall'esercito, un episodio che merita di essere raccontato perché emblematico di quella che sarà la sua breve vita. Al momento del congedo, lo Zio Sam lo pagò per i tredici mesi passati nell'esercito, quattrocento dollari, la più grande somma di denaro che Jimmy avesse mai visto: i soldi si volatilizzarono in poche ore, spesi in regali, prestiti e bevute offerte ad emeriti sconosciuti.
Jimmy cominciò a suonare la chitarra per la strada, per raggranellare qualche soldo, a Clarksville, nel Tennessee, aspettando che l'amico Billy Cox terminasse il servizio militare. Una volta riuniti, i due cercarono fortuna in diverse città, sempre con esiti negativi, anche se alla fine trovarono un ingaggio come musicisti del gruppo di Curtis Mayfield, a Nashville. Jimmy tornò verso casa per trovare la nonna Nora, a Vancouver, ma non arrivò fino a Seattle per visitare il padre. Lo sentì per telefono e come sempre, Al Hendrix ripetè a Jimmy che era un fallito, visto che nemmeno con l'esercito aveva combinato qualcosa di buono. Per tornare a Nashville in autobus, Jimmy si pagò il viaggio suonando la chitarra. Un chitarrista che conobbe Hendrix in quel periodo, James 'Nick' Nixon, disse che Jimmy era un chitarrista che suonava blues del delta, "ma con un guizzo in più", ciò che la gente non capiva: "Jimmy pensava che non lo apprezzassimo, ma non era quello. Era perché non c'eravamo abituati". Nel 1963 Jimmy e Billy Cox conobbero George Odell, conosciuto come Gorgeous George. Jimmy si unì al suo gruppo, iniziando un circuito vizioso chiamato all'epoca Chitlin' Circuit, una rete di locali da concerto per neri situati solitamente in campagna.
In un paio d'anni Jimmy suonò con artisti sconosciuti o già affermati, come Jackie Wilson, Sam Cooke e Wilson Pickett, ma di guadagnare qualcosa di più non se ne parlava (e di qui il circolo vizioso). In quel periodo, nonostante l'attenzione femminile crescente nei suoi confronti, l'unica compagna di Jimmy Hendrix era la sua chitarra, che suonava continuamente e con la quale dormiva, anche per impedire che gliela rubassero. All'inizio del 1964 Jimmy lasciò il sud e si spostò a New York. Partecipò subito a un famoso concorso per dilettanti all'Apollo Theater e lo vinse, guadagnando venticinque dollari. Subito dopo si unì al gruppo che supportava gli Isley Brothers. In quel periodo registrò un disco con il gruppo di Don Covay, Have mercy, forse la prima incisione in assoluto di Hendrix. Suonò in due diversi tour con Little Richard, ma il rocker lo deluse umanamente e finanziariamente (alla fine Richard gli doveva più di mille dollari, debito mai saldato). Nel 1965 Jimmy cominciò a comporre proprie canzoni e inoltre, tra i musicisti neri, era l'unico a provare un grande interesse verso la musica bianca. La girandola di nomi, ai quali prestare i suoi servizi, continuò con Curtis Knight e i suoi Squires, ma Knight fu importante perché fece conoscere a Jimmy un certo Edward Chalpin, la prima autentica sanguisuga che avrebbe tormentato Jimmy prima e dopo la sua morte.
Chalpin era proprietario di un piccolo studio di registrazione: il 15 ottobre del 1965 fece firmare a Jimmy Hendrix un contratto di un dollaro (1 dollaro!), in base al quale il chitarrista avrebbe suonato, prodotto e cantato esclusivamente per la PPX Enterprises Inc. per tre anni. Hendrix avrebbe ricevuto l'uno per cento dei profitti sui dischi venduti e la tariffa minima sindacale per gli arrangiamenti. Il contratto non fruttò praticamente nulla a Hendrix, ma per Chalpin fu una vacca grassa una volta che il chitarrista raggiunse il successo; e anche dopo la sua morte, come detto. La mancanza di soldi, in ogni caso, in quel periodo fu cronica, tanto che Jimmy cominciò a vestirsi di nero perché non si vedesse lo sporco. Tanto per aggiungere un problema ai problemi, una ragazza conosciuta in quel periodo iniziò Jimmy all'LSD. Il nome successivo per cui prestare servizio, fu il sassofonista King Curtis (con i suoi Kingpins): era l'inizio del 1966. King Curtis era un musicista affermato e ammirato da numerosi produttori discografici e talent-scout: tutti sapevano che Curtis si serviva dei musicisti migliori, ma per Hendrix non si aprì nessuna porta. Chi lo vedeva all'opera in quel periodo, ammise che in quel chitarrista c'era qualcosa di particolare, ma nessuno se la sentì di rischiare, soprattutto se coinvolto nell'industria musicale bianca.
Ingaggiare Hendrix significava carpirgli le canzoni eventualmente scritte, per poi affidarle a un musicista bianco: ciò che successe, in molti casi, con il rock'n'roll degli anni '50. Jimmy abbandonò Curtis e suonò ancora con Knight e poi, con il cantante soul Carl Holmes. Quasi confinato nel quartiere nero di Harlem, Jimmy si spinse verso il Greenwich Village, dove trovò un ambiente sereno e dove la sua pelle nera non suscitò occhiate o commenti. Jimmy cominciò a pensare a un proprio gruppo, anche se le sue tasche erano al verde, come sempre. Come nome pensò a Rainflowers, scartato e poi, a Jimmy James and the Blue Flames, coi quali si esibì al Greenwich Village. Una sua amica del periodo, una delle tante, Linda Keith, parlò di Jimmy al marito di una sua amica, nient'altro che Andrew Loog Oldham, il manager dei Rolling Stones, il quale, con una rara dimostrazione di miopia e sordità, non fu affatto colpito dal chitarrista. I Rolling Stones, invece, videro Jimmy in una discoteca di Manhattan e ne furono quasi sconvolti, al punto che Brian Jones diventò un suo fan. La vulcanica Linda parlò di Jimmy anche ad un altro inglese, al tempo bassista degli Animals, Chas Chandler, intenzionato ad abbandonare il suo gruppo (come ammetteva egli stesso, non era un granchè come bassista) per darsi alla produzione discografica.
Chandler vide Hendrix suonare e gli parlò alla fine del concerto, ancora sconvolto dall'esibizione del chitarrista nella cover di Hey Joe. Hendrix conosceva benissimo gli Animals e i loro successi e pensò che quella poteva davvero essere la volta buona. Chandler risolse la questione Animals e tornò a New York sei mesi più tardi, nell'estate del 1966, ma Hendrix aveva cambiato la topaia in cui viveva. Chandler cominciò a cercarlo nel Greenwich Village, di bar in bar, di locale in locale. Saputo che Jimmy in quel periodo si esibiva con Johnny Hammond, il figlio del talent-scout John (lo scopritore di Bob Dylan e in seguito, di Bruce Springsteen, ma solo per fare due nomi), Chandler pensò di aver perso l'opportunità di ingaggiarlo e cominciare così la sua carriera di manager-produttore. Alla fine lo incontrò nella stessa condizione di sei mesi prima e lo presentò alla seconda sanguisuga della vita di Hendrix, il manager degli Animals Michael Jeffery. Chandler convinse Hendrix a seguirlo in Inghilterra e ad abbandonare i Blue Flames. I due parlarono anche dell'eventualità di cambiare il nome nel più breve Jimi (che il chitarrista aveva già usato un paio di volte a New York) e del vecchio contratto sottoscritto con Chalpin, ma Jeffery lo rassicurò, era un contratto illegale, ci avrebbe pensato lui. Non fu così.
Risolti alcuni problemi, non ultima la vaccinazione contro il vaiolo (Hendrix era letteralmente terrorizzato dagli aghi), Jimi partì per l'Inghilterra e iniziò la sua avventura nel mondo discografico. James Marshall, Jimmy e Jimmy James non c'erano più: era nato Jimi Hendrix. Nel settembre 1966, a Londra, iniziarono le audizioni per formare il gruppo di Jimi Hendrix. Il primo prescelto fu Noel Redding, chitarrista ventenne che aveva già una lunga esperienza alle spalle, soprattutto coi Burnettes, diventati in seguito Loving Kind, che abbandonò perché disilluso sulle loro possibilità di successo. Redding specificò di essere un chitarrista, Hendrix confermò che lui cercava un bassista. In seguito, Hendrix spiegò che considerava un vantaggio il fatto che Redding fosse un chitarrista prestato al basso ed è sufficiente ascoltare i dischi della Experience per capire il senso del suo pensiero. Hendrix suonò con il gruppo del tastierista Brian Auger, la Brian Auger Trinity e nello stesso periodo, conobbe numerosi musicisti inglesi che lo videro suonare, come i chitarristi Pete Townshend e Jeff Beck e i manager degli Who, Kit Lambert e Chris Stamp. Una telefonata a carico del ricevente, fatta da Jimi Hendrix al padre Al, fece infuriare quest'ultimo, che accusò inoltre il figlio di aver rubato i soldi per andarsene a Londra.
Chandler riuscì ad imbastire un intervento di Jimi Hendrix a un concerto dei da poco formati Cream, tre musicisti già famosi e rispettati, tanto da meritarsi la nomea di primo supergruppo rock. Ginger Baker e Jack Bruce non furono entusiasti dell'idea, ma Eric Clapton accontentò Chandler e fece suonare una canzone a Hendrix, una versione di Killing floor di Howlin' Wolf. Clapton se ne restò a bocca aperta ad ascoltare e a guardare quel marziano sceso da chissà dove, letteralmente stupefatto: "Riusciva a malapena a parlare", raccontò un Chandler giulivo e trionfante. La ricerca di un batterista si concluse con il reclutamento del diciannovenne Mitch Mitchell, sino a quel momento nei Blue Flames (inglesi!) di Georgie Fame, con il posto conteso anche da Aynsley Dunbar: pare che la decisione finale sia stata presa con il lancio di una monetina! Mitchell, inoltre, fece incontrare Jimi Hendrix e Jim Marshall, il costruttore dei più famosi amplificatori della storia del rock, un momento importante nella costruzione del suono della Jimi Hendrix Experience. Jimi Hendrix, Noel Redding e Mitch Mitchell, firmarono un contratto di management con la sanguisuga numero due, il già citato Michael Jeffery, che si assicurò, in coppia con Chandler, il controllo di tutte le registrazioni, i diritti d'autore e le canzoni future del trio. Ai tre musicisti sarebbe andato il 2,5 per cento dei profitti.
Jeffery trovò anche il nome al gruppo, The Jimi Hendrix Experience, ma secondo un suo collega, Don Arden, "Michael Jeffery era uno stronzo!". Quando qualcuno accostò Jeffery al manager dei Beatles, Brian Epstein, un dirigente della EMI disse che "Brian è onesto e perbene, due parole che non potrebbero mai essere associate a Michael Jeffery"; giusto per capire il carnaio nel quale si era infilato Hendrix. La Decca, la casa discografica che all'inizio degli anni '60 aveva preferito i Tremeloes ai Beatles, perché questi ultimi erano "musicalmente sorpassati", rifiutò di prendersi cura discograficamente di Jimi Hendrix, confermando la propria sordità. L'opportunità fu offerta dall'etichetta del duo Kit Lambert e Chris Stamp (i manager degli Who), la neonata Track Records, associata dopo poco tempo al colosso Polydor. Il primo ingaggio della Experience fu una tournée francese di spalla al rocker Johnny Hallyday. Jimi imparò molto studiando l'atteggiamento di Hallyday verso il pubblico e i musicisti e il modo di muoversi sul palco. Nonostante tutto, però, le cose non marciavano al ritmo voluto e desiderato da Hendrix e Chandler. Il manager organizzò così un booze-up, una moda londinese del periodo, un concerto di presentazione all'ora di pranzo per la stampa e per i musicisti, al Bag O'Nails di Londra.
I timori che gli invitati non si presentassero, furono fugati quando cominciarono ad arrivare Eric Clapton, Jimmy Page, i Rolling Stones, i Beatles, Pete Townshend e altri ancora: come dire, la crema del rock inglese del periodo. Tra i giornalisti, arrivarono rappresentanti dei maggiori magazine musicali e qualche isolato scribacchino dei quotidiani nazionali. Il trio suonò Like a rolling stone (Bob Dylan), Everybody needs somebody to love (Solomon Burke), Johnny B. Goode (Chuck Berry), Wild thing, degli inglesi Troggs e la solita Hey Joe. Il chitarrista sbalordì buona parte dei presenti e ricevette direttamente i complimenti di John Lennon e Paul McCartney nei camerini, davanti agli sbigottiti Redding e Mitchell. Il trio continuò a suonare nei locali londinesi e alla fine dell'anno fu pubblicato il debutto discografico, il singolo Hey Joe (16 dicembre), con Stone free sul lato B. Il secondo singolo, Purple haze, fu pubblicato il 17 marzo 1967. Mentre Jeffery firmava un contratto per la promozione statunitense della Experience con la Reprise Records e la stessa etichetta (costola della Warner Bros) pubblicò Hey Joe oltreoceano, il 12 maggio uscì il primo album della Experience, il doppio Are you experienced?: le critiche furono a dir poco entusiaste.
Gli organizzatori di un festival musicale da tenersi a Monterey, in California, cominciarono a contattare in quel periodo i nomi da portare sulla peninsula il 16, 17 e 18 giugno. Beatles e Rolling Stones declinarono l'invito, ma Paul McCartney e Mick Jagger invitarono gli organizzatori a contattare la Jimi Hendrix Experience. Mentre il primo album della Experience saliva al secondo posto della classifica britannica, Hendrix e compagni volarono verso la California, per affiancarsi a nomi come Ravi Shankar, Simon & Garfunkel, Jefferson Airplane, Grateful Dead, Big Brother & the Holding Company, Otis Redding e altri ancora, nel primo (e ultimo, secondo molti pareri) grande festival rock degli anni '60. Gli organizzatori ebbero anche l'idea di far filmare l'evento da D.A. Pennebaker, decisione quantomai illuminante dato l'evento storico che si stava consumando. Ultimi a salire sul palco, gli Experience e Jimi in particolare, surclassarono e sbalordirono tutti per l'ennesima volta. Durante i successivi concerti a San Francisco, organizzati da Bill Graham, Hendrix e i suoi spazzarono dal palco i gruppi di casa e in qualche caso, come successo con i Jefferson Airplane, gli artisti si rifiutarono comprensibilmente di suonare dopo di loro.
Durante una permanenza a New York, Hendrix si fece invischiare dalla richiesta di un suo vecchio capo, Curtis Knight e dalla sanguisuga numero uno, Ed Chalpin e registrò alcune canzoni, specificando che non poteva usare il suo nome. Chalpin, intanto, stava già creando problemi alla Track Records con in mano il suo contratto capestro. Il primo dicembre 1967 fu pubblicato il secondo album della Experience, Axis: bold as love, lavoro minato da un problema apparentemente insormontabile: alla fine delle lunghe sessioni di missaggio, Jimi perse i nastri che riguardavano tutti i brani del primo lato e con il Natale alle porte e le vendite conseguenti assicurate, il lavoro doveva essere rifatto completamente e il prima possibile. Il disco uscito quel primo dicembre di tanti anni fa, non fu quello pensato da Jimi in tutto e per tutto, ma la fretta e l'incuria fecero la loro parte. Il programma concertistico che seguì la pubblicazione del secondo album, fu di un'intensità sconosciuta alla maggior parte dei nomi in voga in quel periodo e il risultato fu una fama impensabile presso un pubblico bianco per un artista nero. Uno degli effetti di quella iper-esposizione, fu l'impennata nella vendita di chitarre: la Fender stava pensando di sospendere la produzione delle Stratocaster prima dell'avvento di Jimi sulla scena mondiale, ma in poco tempo, le vendite quadruplicarono. Una moltitudine di ragazzi voleva suonare la chitarra come Jimi.
Nella primavera del 1968 iniziarono le registrazioni di quello che sarebbe stato il canto del cigno della Jimi Hendrix Experience, il doppio album Electric Ladyland. Le registrazioni furono lunghe, a causa della mania perfezionista che aveva preso Jimi, ma nessuno fece pressioni sul trio, che poteva prendersi la comodità di spendere denaro e tempo. L'ambiente, però, non era dei migliori, a causa del sempre maggior numero di persone che circondavano il chitarrista da qualunque parte egli fosse. Chiamarle persone, poi, è fuori luogo, almeno per una buona parte di esse, autentici parassiti che dissanguavano Jimi nello spirito e nelle tasche. Un nuovo accordo discografico fu firmato con la Warner Bros/Reprise, includendo anche un indennizzo alla sanguisuga numero uno, Ed Chalpin, che però non si sentirà liquidato da una semplice clausola e si farà risentire. La sanguisuga numero due, Michael Jeffery, nel frattempo stava concentrando nelle sue mani il totale controllo dell'affare Jimi Hendrix, a causa della voglia di abbondonare manifestata da Chas Chandler. Tra una registrazione e l'altra, gli Experience continuarono a suonare dal vivo, arrivando nel sud degli Stati Uniti per la prima volta.
Noel Redding e Mitch Mitchell restarono sbalorditi nel vedere locali in cui a Jimi non era permesso entrare o gabinetti divisi per bianchi e neri o ristoranti nei quali non potevano mangiare assieme. "Mi si raggelò il sangue quando una vecchia inserviente una volta disse 'Il negro può mangiare là'. Vacca ignorante!" (Noel Redding). Electric Ladyland fu pubblicato nel settembre del 1968, ancora in forma di doppio album, mentre l'influenza di Jimi Hendrix cominciava ad allargarsi al campo della moda. L'Experience cominciò a sfaldarsi nel nugolo di impegni del trio: Hendrix sfruttava tutti i momenti liberi per tornare nello studio di registrazione, mentre i due compagni, sfiancati dai tour de force continui, cominciavano a non poterne più, soprattutto quando dovevano restarsene delle ore ad attendere che Jimi sviluppasse le idee che aveva nella testa. Noel Redding formò una band che apriva ogni tanto i concerti della Experience, i Fat Mattress. All'inizio di maggio del 1969 Hendrix fu arrestato dalla polizia canadese per possesso di eroina, all'aeroporto di Toronto.
Nel mese di giugno la Experience tenne un concerto al festival Newport '69, giudicato "terribile" dalla giornalista Sharon Lawrence, amica di Jimi e autrice del libro usato come fonte per questa biografia. Un episodio forse marginale, tenuto conto delle centinaia di concerti che il trio suonava, ma emblematico per la cortina umana che circondava il chitarrista: secondo uno dei suoi roadies, a Jimi Hendrix qualcuno aveva corretto una bevanda offertagli prima di salire sul palco. Nel frattempo era iniziata la costruzione degli Electric Lady Studios, a New York, un sogno che Jimi coltivava da sempre: una propria sala di registrazione dove sviluppare la propria musica, senza alcun altro impedimento. Nonostante i soldi che la costruzione stava ingoiando, i problemi furono infiniti: l'artista riuscì a vedere realizzato il proprio sogno poco prima della morte, il 26 agosto del 1970, giorno dell'inaugurazione in pompa magna. In quel periodo, inizio dell'estate 1969, Jimi aveva ripreso i contatti con il vecchio commilitone Billy Cox e il 29 giugno, al Mile High Stadium di Denver, Colorado, la Experience suonò l'ultimo concerto. Subito dopo, Noel Redding lasciò i due compagni per unirsi definitivamente ai Fat Mattress (dai quali verrà cacciato in seguito).
Quell'estate Jimi e una decina di musicisti si ritrovarono in una fattoria di Shokan, nei dintorni di Woodstock, stato di New York, per provare la nuova band che lo avrebbe accompagnato: il gruppo si sarebbe chiamato Gypsy Sun & the Rainbows. Nei dintorni di Woodstock, a Bethel, il gruppo suonò dal vivo al famosissimo festival di pace, amore e musica, durato tre giorni, nell'agosto del 1969. Jimi e i suoi furono il gruppo di chiusura dei tre giorni, un festival per il quale si attendevano dalle dieci alle ventimila persone e che ne radunò invece quattrocentomila, creando seri problemi di sopravvivenza a quella moltitudine. Jimi continuò la sua breve e intensa vita nel casino più immane, oberato dai conti finanziari, da un manager che sembrava volesse distruggerlo (la sanguisuga numero due, Mike Jeffery) e che lui voleva abbandonare e circondato da personaggi che tutto potevano, fuorchè fargli del bene. Nel dicembre del 1969, Jimi fu scagionato dall'accusa di possesso di droga dal tribunale di Toronto. All'inizio del 1970 la Band of Gypsys esordì al Fillmore East di New York, con Jimi Hendrix, il batterista Buddy Miles e Billy Cox al basso, un trio completamente nero, cosa che fece storcere il naso a più di qualcuno. Un concerto di febbraio fu registrato e pubblicato dal solito Ed Chalpin, la sanguisuga numero uno, che continuava a guadagnare più soldi da Jimi Hendrix di Jimi Hendrix stesso.
In quel periodo Hendrix conobbe quella che sarebbe diventata la sanguisuga numero tre della sua vita, attiva soprattutto dopo la sua morte, Alan Douglas, un produttore musicale e manager che stava tentando di soffiare il chitarrista dalle mani di Mike Jeffery. La breve esperienza della Band of Gypsys terminò con il ritorno di Mitch Mitchell alla batteria, ma Hendrix si rifiutò di riproporre il nome Experience, come voleva Jeffery. I Gypsy Sun and the Rainbows, il nome usato al festival di Woodstock, composti da Hendrix, Mitchell e Cox, tornarono a suonare intensamente dal vivo in quella primavera del 1970. I soldi delle royalties e dei dischi finivano principalmente in tre direzioni: gli Electric Lady Studios, perennemente in costruzione a New York, le parcelle degli avvocati che dovevano difenderlo, per quanto possibile, da Ed Chalpin e non meno importanti, i parassiti che lo circondavano: un fiume di dollari, secondo quanto raccontato da coloro che lo conoscevano all'epoca. Dopo l'inaugurazione degli Electric Lady Studios, Jimi Hendrix partì per l'Inghilterra, dove lo attendeva il festival dell'Isola di Wight.
L'esibizione fu un mezzo disastro per problemi di amplificazione e il mezzo milione di persone presenti videro il chitarrista, a un certo punto, abbandonare il limite del palco per posizionarsi dietro la batteria di Mitch Mitchell, seguito da Billy Cox (l'unica maniera escogitata dal chitarrista per sentire quello che suonavano gli altri due). Quel periodo europeo fu costellato di problemi, dall'intenzione di Billy Cox di abbandonare il trio (qualcuno faceva pressioni perché non ci fosse un altro nero nel terzetto) alla nuova causa intentata dalla sanguisuga numero uno, Ed Chalpin, che aveva denunciato la Track Records e la Polydor per i dischi pubblicati in Europa. Tra il 17 e il 18 settembre del 1970, Jimi Hendrix morì in una stanza (o seminterrato) del Samarkand Hotel, mentre passava la notte con l'ultima fiamma, una tedesca di nome Monika Dannemann. Dopo aver cenato e bevuto del vino, Hendrix prese nove pillole di Vesperax, un sedativo noto anche come Secobarbital o Tuinal (i principi attivi sono i medesimi). La ragazza tedesca, secondo il suo racconto, lo trovò con la bocca piena di vomito e invece di chiamare un'ambulanza, telefonò a Eric Burdon, l'ex-cantante degli Animals e amico di Jimi, col quale aveva suonato il suo ultimo concerto la sera prima (o due sere prima) in un club di Soho.
Monika Dannemann raccontò l'episodio in maniera confusa e cambiando versione più volte, affermando alla fine che Hendrix era ancora vivo quando arrivò l'ambulanza, circostanza smentita dalla polizia. La ragazza aveva detto che nella confusione e nel panico, era uscita a comprarsi le sigarette, preoccupata da ciò che avrebbe detto la stampa. Jimi Hendrix morì nel sonno provocato dai sedativi, soffocato dal proprio vomito (e teniamo questa versione, anche se ne circolano altre). Prima di addormentarsi, Jimi scrisse una poesia che termina così: 'La storia della vita è più veloce di un batter d'occhio. La storia dell'amore è ciao e arrivederci fino al prossimo incontro'. La notizia della morte del chitarrista più innovativo della storia del rock, sconvolse il mondo musicale più delle successive scomparse di Jim Morrison e Janis Joplin. Tre persone profondamente diverse, tre vite difficili da inquadrare in un contesto smitizzato, ma l'opinione generale sulla persona Jimi Hendrix, gentile, premuroso e timido lontano dal palco, suggeriscono quanto la sua morte possa essere stata dolorosa per coloro che gli volevano bene e lo ammiravano sinceramente per il suo talento (e sto parlando di musicisti e artisti, come Bob Dylan, scoppiato in lacrime alla notizia).
Con Jim Morrison e Janis Joplin, per molti motivi che non sto ad elencare, non fu la stessa cosa. Monika Dannemann si suicidò nel 1996, dopo l'uscita di un libro di Kathy Etchingham, compagna di Hendrix per un lungo periodo. Michael Jeffery morì in un incidente aereo, nel 1973, mentre il padre di Jimi, Al, se n'è andato pochi anni fa e in seguito, hanno aggiornato la lista anche i compagni della Experience, Noel Redding (2003) e Mitch Mitchell (2008). La lista delle sanguisughe è aumentata esponenzialmente dopo la morte di Jimi Hendrix e il conto non è ancora finito (oggi: 1 agosto 2006). Notizie e citazioni tratte dalla biografia di Sharon Lawrence, Jimi Hendrix - L'uomo, la magia, la verità, Mondadori 2006. Jimi Hendrix compare nelle raccolte Underground & psychedelic e The sixties to seventies in search of space, volumi due e tre.
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