BIOGRAFIE

Ham


PETER HAMMILL

Peter Joseph Andrew Hammill, inglese, è nato nel 1948 a Ealing, West London. Il giovane Peter, dodicenne, si trasferì con la famiglia a Derby e negli anni successivi, studiò al Beaumont College, a Old Windsor, nel sud dell'Inghilterra e alla Manchester University, dove conobbe i futuri compagni dei Van Der Graaf Generator. Il gruppo si formò nel 1967, con Peter Hammill (chitarra e voce), Nick Pearne (organo) e Chris Judge Smith (batteria). Un primo approccio con la Mercury Records si risolse con la firma di un contratto per il solo Peter Hammill. Nel 1968 Pearne fu rimpiazzato da Hugh Banton, nel periodo in cui Tony Stratton-Smith diventò il manager del gruppo. Stratton-Smith portò nella band il bassista Keith Ian Ellis, mentre il batterista Guy Evans faceva una veloce comparsata nella formazione. La band registrò alcuni demotape per la Mercury, ma il primo singolo (The people you were going to, 1968) fu pubblicato dalla Polydor: il disco fu ritirato dal mercato su pressione della Mercury, in quanto violazione del contratto solista firmato da Peter Hammill.

Dopo un tour tenuto nel 1969, il gruppo si sciolse, sia in seguito al furto dell'equipaggiamento, che per la strana situazione creata dal contratto solista del cantante. In quello stesso 1969, Peter Hammill cominciò a lavorare al suo primo album solista ai Trident Studios, con Banton, Evans e Ellis come turnisti. The aerosol grey machine, concepito come album di Peter Hammill, fu pubblicato dalla Mercury Records come esordio dei Van Der Graaf Generator, in seguito allo scioglimento del contratto solista del leader. Il disco, in origine, fu pubblicato solo negli Stati Uniti (e secondo una fonte, fu disponibile in Gran Bretagna solo dal 1973, grazie alle copie importate dalla Virgin Records). Risolto l'inghippo con la Mercury, il gruppo fu il primo firmatario di un contratto con l'etichetta creata dal loro manager, la Charisma Records. Dopo la sostituzione di Keith Ian Ellis con Nic Potter e l'aggiunta del sassofonista e flautista David Jackson, i Van Der Graaf Generator arrivarono al secondo album, il classico The least we can do is wave to each other (dicembre 1969), seguito, ad un anno esatto di distanza (dicembre 1970), da H to he, who am the only one.

Nic Potter lasciò il gruppo nel bel mezzo delle registrazioni e gli altri membri decisero di non sostituirlo (ai suoni di basso avrebbe provveduto il tastierista Hugh Banton, con i suoi pedali, alla maniera dei Doors). Il quartetto Hammill, Banton, Jackson e Evans, costituisce, secondo esperti e fans, la migliore formazione dei Van Der Graaf Generator, quella che arrivò ad incidere Pawn hearts (1971), da molti considerato il loro capolavoro. Il disco, per inciso, svettò per dodici settimane nella classifica degli album in un paese famoso per il mandolino e la pizza (e la mafia, ma non si deve dire). Pawn hearts nacque come progetto di doppio album alla Ummagumma dei Pink Floyd (1969), anche se non come album diviso tra un disco dal vivo e uno di studio. Sembra che il collegamento tra il doppio di Waters e compagni e il progetto abbandonato, stesse in un disco comprendente una lunghissima suite di nuova composizione e un secondo diviso tra pezzi di ogni singolo componente e qualche traccia dal vivo.

Il tour italiano di Hammill e compagni fu uno dei tanti tasselli, inseriti in quegli anni, che portò il circuito internazionale del rock ad abbandonare quasi del tutto il nostro paese: i concerti furono funestati da disordini di estremisti di destra e/o di sinistra, anche se la fonte (inglese, di Wikipedia) non scende nei particolari (e la scheda italiana della stessa Wikipedia, che traduce quasi letteralmente la scheda inglese, omette proprio quella frase sui concerti italiani: come si diceva a proposito della mafia, certe cose esistono o sono esistite, ma è meglio non parlarne...). Problemi finanziari e la mancanza di supporto da parte della casa discografica, portarono i Van Der Graaf Generator verso lo scioglimento. Ad andarsene fu Peter Hammill, in fuga verso l'inizio della sua lunga e copiosa carriera solista. I tre rimanenti decisero di continuare senza l'apporto essenziale di Peter Hammill, ma come racconta la solita scheda, è difficile separare i lavori solisti di Peter Hammill dai dischi dei Van Der Graaf Generator dei primi anni '70: i dischi di Hammill ospitavano spesso i musicisti della band come turnisti e nel contempo, i lavori della band erano quasi esclusivamente composti dal leader, cantante e compositore.

Il primo lavoro solista di Hammill fu Fool's mate (1971, Charisma, come i successivi sino a nuova indicazione), contenente brani composti per la band non ancora pubblicati e rimaneggiati. Il disco uscì a breve distanza da Pawn hearts dei Van Der Graaf Generator e fu seguito da Chameleons in the shadow of the night (1973), dopo il quale, Hammill lasciò i compagni di band alla loro strada. The silent corner and the empty stage (1974) conferma il discorso vergato poco sopra: a parte una comparsata del chitarrista Randy California, il disco potrebbe rientrare nella categoria Van Der Graaf Generator, dati i musicisti presenti. Le otto canzoni di In camera (1974) furono prodotte e registrate quasi in solitario da Peter Hammill, eccetto alcune comparsate di musicisti del solito giro Van Der Graaf Generator. Nadir's big chance (1975) uscì nel periodo in cui Peter Hammill decise di tornare in seno alla band: la formazione classica di Pawn hearts registrò e pubblicò Godbluff (1975), seguito da Still life (1976) e World record (1976). L'infornata incredibile di album della band si concluse con The quiet zone/The pleasure dome (1976), con il ritorno del bassista Nic Potter, la partenza di Hugh Banton e David Jackson e l'arrivo di Graham Smith (violino).

La seconda fase dei Van Der Graaf Generator con Peter Hammill, si concluse a quel punto e il cantante riprese la carriera solista con Over, un album suonato dalla stessa identica formazione dell'ultimo lavoro del gruppo. Una riunione di una serata con i compagni dei Van Der Graaf Generator, generò l'album dal vivo Vital, registrato al Marquee di Londra nel gennaio del 1978 e pubblicato nell'estate di quell'anno. Dopo lo scioglimento definitivo (ma non per sempre...), Peter Hammill continuò la carriera solista: The future now (1978, con David Jackson e Graham Smith), ph7 (1979, ancora con Jackson e Smith), A black box (pubblicato dall'etichetta di Hammill e del suo - sua? - manager, Gail Colson, la S-Type Records 1980; disco inciso quasi in solitario), Sitting targets (1981, dopo il passaggio alla Virgin Records, con Guy Evans, David Jackson, Morris Pert - percussioni - e Phil Harrison - sintetizzatori), Enter K (Naïve Records 1982, con John Ellis - chitarrista dei Vibrators! - e gli ex compagni Evans, Potter e Jackson) e Patience (1983, stessa formazione precedente, con alcuni ospiti). Da questo punto, i titoli, copiosi come sempre, presso le varie fonti cominciano, in alcuni casi, a mancare dei dettagli (etichetta, formazione, natura - antologia o album nuovo di zecca, etc); io stilerò la lista al meglio delle mie possibilità.

Loops and reals (Sofa Sound 1983, solo su cassetta, ristampato in cd da Fie! Records; citato da una fonte come album sperimentale registrato con apparecchiature analogiche), Love songs (Charisma 1984, comprato all'epoca in cassetta dal sottoscritto; è una raccolta di vecchie canzoni d'amore ri-registrate per l'occasione), The margin (album dal vivo accreditato a Peter Hammill & the K Group, Foundry 1985), Skin (Foundry 1986), And close as this (Virgin 1986; registrato dal solo Peter Hammill, piano e voce), In a foreign town (Enigma Records 1988, in seguito ristampato dall'etichetta di Hammill, la Fie! Records; registrato in solitario dall'artista, alla voce, chitarra, tastiere e percussioni), Spur of the moment (Red Hot - Line Records 1988, uscito come lavoro di Peter Hammill e Guy Evans), Out of water (Enigma Records 1990 e in seguito ristampato da Fie! Records), ritorno all'atmosfera Van Der Graaf Generator, con interventi di Jackson e Potter e comparsate di Ellis e Stuart Gordon. Dal tour di quell'anno in Europa e Nordamerica, con Stuart Gordon al violino e Nic Potter al basso, fu tratto il live Room temperature (Enigma e poi Fie!).

The fall of the House of Usher (Some Bizzarre/Fie! 1991), opera musicata da Peter Hammill su libretto del vecchio socio Chris Judge Smith e basata su un racconto (dallo stesso titolo) di Edgar Allan Poe. Sembra che i due, co-fondatori dei Van Der Graaf Generator, abbiano lavorato saltuariamente all'opera sin dal lontano 1973. Le voci dell'opera: Peter Hammill (Roderick e The House), Lene Lovich (Madeline Usher), Andy Bell (Montresor), Sarah Jane Morris (Chorus) e Herbert Grönemeyer (Herbalist). L'unico musicista di The fall of the House of Usher è il solito Peter Hammill (tastiere, chitarra e percussioni). Continuiamo con i titoli sino alla fine degli anni '90: Fireships (1992, Fie! Records come tutti i successivi, salvo diversa indicazione, con David Lord, anche co-produttore, alle tastiere, David Jackson, Nic Potter, Stuart Gordon e John Ellis), There goes the daylight (1993, registrato dal vivo a Londra in quello stesso anno), The noise (1993, con Potter, Ellis, Gordon e il batterista Manny Elias; una canzone dell'album è dedicata a Primo Levi), Roaring forties (1994), The Peel sessions (Strange Fruit 1995, raccolta delle sessions registrate per la nota trasmissione radiofonica della BBC tra il 1974 e il 1988), X my heart (1996), Tides (Sine Records 1996, registrazione live risalente al 1989, con il solo Peter Hammill alla voce e tastiere).

E ancora, Sonix, hybrid experiment 1994/1996 (1996, una specie di seguito di Loops and reels, album sperimentale), The Union Chapel concert (1997, live registrato nel 1997, attribuito a Peter Hammill e Guy Evans, in pratica una reunion dei Van Der Graaf Generator, facendo parte della formazione anche Hugh Banton e David Jackson), Everyone you hold (1997), This (1998), Typical - Peter Hammill solo performances (live registrato nel 1992 e pubblicato nel 1999), The appointed hour (1999, album sperimentale), la riedizione, rimaneggiata e registrata nuovamente, dell'opera The fall of the House of Usher (1999), None of the above (2000), What now? (2001), Unsung (2001, altro album sperimentale), The thin man sings ballads (2002), Clutch (2002), Incoherence (2004) e l'ultimo (oggi, 28 aprile 2007) Singularity (2006). I più attenti si saranno accorti che mancano nuovi titoli riferiti al 2003: in quell'anno Peter Hammill è sopravvissuto a un infarto e non ha trovato il tempo per registrare alcunchè... Nel 2005, invece, l'artista non è sopravvissuto alla tentazione di riformare i Van Der Graaf Generator, con i quali ha registrato un nuovo album, Present (la formazione è quella considerata migliore del gruppo: Hammill, Banton, Evans e Jackson). Il quartetto di attempati musicisti ha intrapreso pure un tour. Direi che per il momento è tutto. Peter Hammill compare nella doppia raccolta in vinile Music and rhythm.

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