BIOGRAFIE

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GRANDADDY

Il gruppo nacque nel 1992 nella città di Modesto, California, per opera di Jason Lytle (voce e chitarra), Kevin Garcia (basso) e Aaron Burtch (batteria). Gli esordi disco(nastro)grafici del gruppo, comprendono una serie di cassette autoprodotte: Prepare to bawl (1992, sei canzoni), Recorded live amongst friend and fidget (1994, sei canzoni) e Complex party come - Along theories (undici canzoni), registrato nelle case di Garcia e Lytle e pubblicato originariamente in 200 copie. Il primo vinile del gruppo dovrebbe essere il singolo Could this be love, pubblicato nel 1994 da Big Jesus Enterprises. Dopo queste prime fasi, al gruppo si unirono il tastierista Tim Dryden e il chitarrista Jim Fairchild e con questa nuova formazione, i Grandaddy diedero alle stampe l'EP A pretty mess by this one band (Will Records 1996) e il primo album vero e proprio, Under the western freeway (1997, Will Records, poi ristampato nel 1998 da V2/Big Cat Records), che comprende anche alcune canzoni registrate per l'album Don't sock the tryer, previsto per il 1995 e mai uscito.

Il successo del disco sorprese un po' tutti, anche gli stessi Grandaddy, che si ritrovarono fregiati del titolo di Singolo della settimana sulle pagine del magazine inglese New Musical Express (o NME: trattasi di Summer here kids). Il successo europeo del gruppo spinse la Big Cat a pubblicare The broken down comforter collection, nient'altro che l'unione, nello stesso disco, dei due EP Pretty mess by this one band e Machines are not she (originariamente compreso nelle prime copie dell'album Under the western freeway, oppure ordinabile per posta). Signals to snow ratio, l'EP del 1999 (V2), fu poi inserito in alcune copie del secondo album del gruppo, The sophtware slump (V2 2000), il lavoro che consolidò il successo commerciale dei Grandaddy. The windfall varietal (2000) fu inciso su cd e venduto dal gruppo ai concerti, mentre nel 2002 l'etichetta Lakeshore pubblicò l'antologia Concrete dunes (senza alcun coinvolgimento della band, specifica una fonte). I nostri mattacchioni, nel 1999, pensarono di spedire alla propria etichetta un nastro di quello che avrebbero dovuto essere l'album The sophtware slump, ma che in realtà, conteneva delle parodie o degli scherzi musicali (difficile dirlo); il disco fu poi pubblicato nel 2002 dall'etichetta Sweat of the Alps, con il nome fittizio di Arm of Roger (il titolo: The ham and it's Lily).

Il 2003 fu l'anno dell'album Sumday", seguito da un lungo tour mondiale. Arriviamo al 2005 e all'EP Excerpts from the diary of Todd Zilla (V2/Devil in the Woods), seguito dall'album Just like the fambly cat (uscito come cd e doppio vinile: V2 2006), ma già dal gennaio del 2006 il gruppo aveva deciso lo scioglimento. Grandaddy compaiono nella raccolta Big Cat collection.


GRATEFUL DEAD

I Grateful Dead si formarono nel 1965 a Palo Alto, California, a sud di San Francisco, da un gruppo chiamato Warlocks, che dovette cambiare nome perché già in uso da una band che stava per entrare in sala d'incisione. I nostri Warlocks si erano formati sulle ceneri dei Mother McCree's Uptown Jug Champions. La prima formazione dei Grateful Dead comprendeva Jerry Garcia, chitarrista e suonatore di banjo (e amante del bluegrass), Ron 'Pigpen' McKernan (bluesman, tastiere e armonica), Bob Weir, chitarrista proveniente dal folk, Bill Kreutzmann (batteria) e Phil Lesh (basso). Due delle molte ipotesi riguardo alla scelta del nome. Jerry Garcia notò una pubblicità a sfondo sociale mentre viaggiava su di un autobus a San Francisco. In essa c'era scritto (più o meno): 'Siamo grati all'autista prudente che evita di fare morti per incidente stradale'. Le parole Grateful e Dead erano incolonnate una sull'altra e colpirono il chitarrista. Un'altra versione dice che il nome fu scelto sotto l'influenza degli acidi, prendendolo dal titolo di una ballata popolare, perché i nostri sentivano che trasmetteva un'immagine appropriata di ciò che la band rappresentava, oltre ad avere rimandi psichedelici.

Alla fine del 1965 i Grateful Dead cominciarono i celeberrimi Acid Tests, concerti suonati sotto l'influsso dell'LSD, ideati da Ken Kesey per abbattere le barriere tra pubblico e musicista e per aprire la mente ai traguardi più insondabili e irraggiungibili in condizioni normali. Nel 1966 la band al completo si trasferì al numero 710 di Asbury Street, nel quartiere Haight-Asbury di San Francisco, contribuendo in maniera determinante alla nascita dell'atmosfera hippy e comunitaria della città californiana, un'immagine che sarebbe diventata un luogo comune in tutto il mondo. Con gli altri mostri sacri della scena di San Francisco (Jefferson Airplane, Quicksilver Messenger Service, Big Brother & the Holding Co., Country Joe and the Fish e altri ancora), i Grateful Dead segnarono un'epoca, in maniera negativa o positiva lo si giudichi autonomamente. Nel marzo del 1967 il gruppo esordì su album, Grateful Dead, pubblicato dalla Warner Bros, seguito da Anthem of the Sun (1968) e dal lavoro più famoso del primo periodo, Aoxomoxoa (1969). Alla fine del 1967 i Grateful Dead aggregarono al gruppo un secondo batterista, Mickey Hart e nel 1968 un secondo tastierista, Tom T.C. Constanten (che rimase sino al 1970). Nel 1967 il gruppo partecipò al Festival di Monterey, l'evento musicale che, secondo molti, aprì e chiuse il periodo dei grandi raduni.

Registrato in varie sale all'inizio di quell'anno, nel 1969 uscì Live/Dead, celebrato doppio dal vivo che cattura il gruppo nella sua dimensione più congeniale. Nel 1970 i Grateful Dead pubblicarono due nuovi album di studio, Workingman's dead e American beauty, ai quali seguirono una serie di album dal vivo, Grateful Dead (1971, conosciuto anche come Skull and roses), Europe '72 (1972) e History of Grateful Dead volume one (Bear choice), registrato al Fillmore East di New York nel 1970 e pubblicato nel 1973. Con una nota redatta sul retro di Grateful Dead (o Skull and roses) nacque il termine Dead Heads, con cui saranno designati da allora i fans irrudicibili del gruppo. Il fenomeno, da quanto ne so, non ha paragoni nel mondo della musica rock: migliaia di fans che vivevano sulla strada seguendo i concerti del gruppo in giro per gli Stati Uniti. Sono stato ad uno degli ultimi concerti dei Grateful Dead, all'inizio del 1993, all'Oakland Coliseum e nonostante tutto quello che sapevo e che avevo letto sui Dead Heads, sono rimasto assolutamente impressionato, ma so anche che sarebbe impossibile da raccontare.

Tra le partenze e gli arrivi, Mickey Hart era uscito dalla band nel 1971 e nello stesso anno era arrivato il tastierista Keith Godchaux, seguito nel 1972 dalla cantante Donna Jean Godchaux, moglie di Keith, prima della morte di un sempre più alcoolizzato Ron Pigpen McKernan, per emorragia gastrointestinale (marzo 1973, all'età di 27 anni; il suo ultimo concerto risaliva al giugno del 1972). La nuova formazione registrò tre album di studio, Wake of the flood (1973), Grateful Dead from the Mars Hotel (1974) e Blues for Allah (1975), raccogliendo lusinghieri risultati commerciali (sino al 12° posto dell'ultimo citato). Dopo un nuovo album dal vivo (Steal your face, registrato nel 1974 e pubblicato nel 1976), la formazione rinnovata con il ritorno di Mickey Hart registrò Terrapin Station (1977) e Shakedown Street (1978). Nel 1979 i coniugi Godchaux se ne andarono e arrivò il tastierista Brent Mydland, stabilizzando la formazione del gruppo sino alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1990 per un'overdose di speedball. In quel decennio i Grateful Dead pubblicarono gli ultimi album di studio, Go to heaven (1980), In the dark (1987, salito sino al sesto posto di Billboard, la migliore posizione mai raggiunta) e l'ultimo Built to last (1989).

Gli album dal vivo dello stesso periodo furono il famoso Reckoning, doppio acustico (1981), Dead Set, la parte elettrica del precedente (ancora un doppio album, 1981) e Without a net (1990). Non si contano, ovviamente, le pubblicazioni live e le antologie pubblicate prima e dopo lo scioglimento del gruppo. Dopo la morte di Mydland, i Grateful Dead aggregarono al gruppo il tastierista Vince Welnick e continuarono a suonare dal vivo incessantemente, come successo sin dalla nascita della band. Nell'estate del 1995 Jerry Garcia, sofferente di stati di apnea nel sonno, morì per attacco cardiaco all'età di 53 anni. Il chitarrista, minato dalla tossicodipendenza, era ricoverato in una clinica riabilitativa a Forest Knolls, in California. La morte di Garcia pose fine all'avventura dei Grateful Dead. Nel giugno di quest'anno, 2006, Vince Welnick si è suicidato, mentre Keith Godchaux, dopo essere uscito dai Grateful Dead, morì nel 1980 in un incidente automobilistico. I Grateful Dead compaiono nella raccolta Underground & psychedelic.

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GRAVEDIGGER V

I Gravedigger V (I Cinque Scavatori di Tombe, se il nome inglese non rende l'idea), nacquero dalla mente (molti dicono malata) di un certo Leighton Koizumi. I Gravedigger V si sciolsero prima ancora di diventare quella leggenda garage che diventeranno, con il loro unico album ancora sulla strada per arrivare nei negozi (All black and hairy, pubblicato dalla Voxx nel 1984). Il gruppo si formò nel 1983 a San Diego, sulla scia (lunga...) di un'altra leggenda garage-sixties della città, i Crawdaddys, iniziò a suonare dal vivo nel 1984 e nello stesso anno partecipò alla terza Battle of the garages della Voxx; poi (o prima o durante, non è chiaro), il gruppo entrò in uno studio per dare vita all'unico album. La formazione comprendeva Leighton al canto, Ted Friedman alla chitarra solista, John Hanrattie alla chitarra ritmica ("assolutamente insufficiente", Claudio Sorge, Rockerilla n° 91), Tom Ward al basso e David Anderson alla batteria. Il loro mecenate si chiamava Ron Rimsite, critico newyorkese ed editore di uno dei fogli più apprezzati in ambito garage-punk, la fanzine 99th Floor.

A gruppo sciolto Leighton e Friedman daranno vita ai Morlocks, un gruppo ancora più dannato e animato da una carica misteriosa, del precedente (ma poco posso dire da questo punto di vista, non avendoli mai sentiti). Una coda indecente fu pubblicata dalla Voxx nel 1987, The mirror cracked, raccolta di nastri inediti, demo e live registrati in maniera talmente oscena da far incazzare. Coloro che amavano quell'unico album dei Gravedigger V, come il sottoscritto, comprarono quella paccottiglia seduta stante e su questo puntano certe operazioni.

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GREEN ON RED

La band si formò a Tucson, Arizona (USA), sulle ceneri dei Serfers, un gruppo la cui formazione comprendeva Dan Stuart, chitarra e voce, figura imprescindibile dei futuri Green On Red per tutto l'arco della loro vita, Buddy Van Christian, batteria, in seguito leader dei Naked Prey, Chris Cacavas, tastiere (giunto in seguito a rimpolpare il trio iniziale) e Jack Waterson al basso. Siamo nel 1979, alla vigilia dei dodici anni di guida reaganiana (gli otto del rintronato di Hollywood e i quattro del suo padrone di Washington, George Bush). Alla fine del 1980 Dan Stuart emigrò in quel di Los Angeles, alla ricerca di una possibilità che in Arizona sembrava non esserci e in breve tempo fu raggiunto dai restanti membri dei Serfers. Per Van Christian l'avventura durò il tempo di qualche mese e tornato a Tucson diede vita ai Naked Prey. Il sostituto di Christian, inizialmente, fu Alec MacNicol, proveniente da una zona, geografica e musicale, completamente estranea ai nostri, la New York della no-wave (già componente dei 13-13 di Lydia Lunch e poi nei Lewd). Il cambiamento nella formazione portò anche a un ripensamento del nome, che da Serfers diventò Green On Red.

L'esordio del gruppo è datato 1981, un EP autoprodotto (conosciuto come Two bibles, dal titolo del primo brano), seguito nel 1982 dal mini-LP Green On Red, pubblicato dalla Down There di Steve Wynn. Il passo successivo fu il coinvolgimento di uno dei personaggi principali della scena californiana dell'epoca, Chris D., tra i responsabili della Slash Records ed egli stesso musicista e produttore. Gravity talks (Slash 1983), con la produzione magnifica di Chris D., pur se sconfessato parzialmente da Dan Stuart, resta un piccolo capolavoro e il miglior album del gruppo tra quelli passati per le orecchie di chi sta scrivendo. Con il 1984 i Green On Red passarono alla Enigma Records e registrarono quello che da molti è ritenuto il loro capolavoro (a differenza di chi sta scrivendo), Gas, food, lodging, con il nuovo chitarrista entrato in formazione nel frattempo, Chuck Prophet IV, il secondo protagonista, con Dan Stuart, nella lunga agonia del gruppo (a parer mio lo è stata). Il disco fu prodotto, sapientemente, come sempre, da Paul B. Cutler, altro protagonista di quella stagione musicale, in seguito anche straordinario chitarrista degli ultimi Dream Syndicate.

Nel 1985 i Green On Red pubblicarono No free lunch (primo titolo per la Mercury Records), un sonoro passo indietro a parere di chi scrive, ma non contento, Dan Stuart, in combutta con Steve Wynn, mise in piedi il duo Danny & Dusty, con membri di Dream Syndicate, degli stessi Green On Red e dei Long Ryders. Il risultato (registrato in un sabato pomeriggio) fu The lost weekend, un album che, dati i convenuti e le conseguenti aspettative, ha parzialmente deluso. Con The killer inside me (1987), il disco che molti attendevano come la consacrazione commerciale della band, MacNicol fu rimpiazzato alla batteria da Keith Mitchell. L'album divise in maniera netta detrattori ed estimatori. La prima parte della storia Green On Red finisce a questo punto. Da Here comes the snakes (Ariole 1988), il gruppo in pratica non esiste più: Green On Red continuarono con i soli Dan Stuart e Chuck Prophet IV, aiutati di volta in volta da collaboratori vari.

Live at the Town and Country Club (pubblicato in Europa dalla China Records) uscì su formato 10 pollici, per testimoniare una disastrosa tournée europea colpita dalla sfiga più nera, ma il nuovo album vero e proprio fu This time around (China 1989 e anche questo, pubblicato solo in Europa), seguito nel 1991 da Scapegoats e nel 1992 da Too much fun, l'ultimo lavoro della serie iniziata dieci anni prima. Vidi il gruppo di Stuart e Prophet proprio in quel 1992 e la sensazione che fossero alla frutta (rispetto a ciò che avevo sempre letto sulle loro esibizioni dal vivo) fu davvero forte. Nel periodo di Gas, food, lodging i Green On Red parteciparono a una compilation della propria etichetta, The Enigma variations.

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GREEN RIVER

Mark McLaughlin, detto Arm (e che verrà designato così da ora in poi) e Steve Turner, si unirono all'amico comune Alex Vincent, batterista, alias Alex Shumway (con Turner, in precedenza, negli Spluii Numa) e al bassista Jeff Ament, giunto da poco a Seattle dal Montana con i Deranged Action. Ai quattro si aggiunse, verso la fine del 1984, il chitarrista Stone Gossard, già nei Ducky Boys con Steve Turner. I cinque diventarono Green River, nome che non ha alcun collegamento con la celeberrima canzone dei Creedence Clearwater Revival, ma che si riferisce a un serial killer della zona, tale Gary Ridgway (nessuna parentela con Stan, presumo), che sarà arrestato solo due decenni più tardi. Le due chitarre di Turner e Gossard permisero a Mark Arm di concentrarsi esclusivamente sulla voce: il gruppo debuttò in concerto in breve tempo e nel 1985 partecipò alla raccolta Deep six (pubblicata da C/Z) con due brani, 10,000 things e Your own best best friend.

Alla raccolta parteciparono nomi come Soundgarden, Melvins, Malfunkshun, Skin Yard e U-Men: a parte gli ultimi (famosi per essere stati tra gli iniziatori del movimento di Seattle, ma dimenticati dai più), buona parte della futura scena musicale della città del nord è racchiusa tra quei solchi. Il debutto dei Green River, Come on down, EP registrato a New York e pubblicato dalla Homestead nel 1985, può essere considerato a ragione il primo disco dell'intera scena conosciuta in seguito come grunge. Il termine, coniato da un giornalista in riferimento ai Mudhoney che nasceranno dalle ceneri dei Green River, verrà usato dal sottoscritto con molta parsimonia, per ragioni che sarebbe inutile esporre in questa sede. Steve Turner lasciò i Green River subito dopo la pubblicazione dell'EP, sembra per divergenze sulla quantità metallica insita nella musica dei gruppo. Turner fu sostituito da Bruce Fairweather, proveniente anch'egli dai Deranged Action di Jeff Ament. Il secondo disco dei Green River fu l'EP Dry as a bone, registrato nel 1986, pubblicato dalla Sub Pop nel 1987 e prodotto da uno dei santoni della prima musica di Seattle, Jack Endino (a sua volta musicista e leader degli Skin Yard).

La storia dei Green River si concluse all'inizio del 1988, con la pubblicazione del mini-album Rehab doll (Sub Pop). Le tensioni all'interno del gruppo furono alimentate dalle voglie di successo di Ament e Gossard, desiderosi di firmare per una grande etichetta discografica, al contrario di Mark Arm, convinto della permanenza all'indipendente Sub Pop. Il sito di MusicMatch racconta l'episodio che fu la goccia finale che fece traboccare il vaso Green River. Prima di salire sul palco per un concerto a Los Angeles, Mark Arm si rese conto che tutti i pass per il backstage, che avrebbe voluto riservare agli amici, erano stati monopolizzati da Jeff Ament e distribuiti a una serie di responsabili Artisti e Repertorio di grandi etichette discografiche. I Green River si sciolsero poco dopo, tanto che nella fondamentale raccolta SubPop 200, pubblicata nel 1988 dalla SubPop, compaiono sia i già sciolti Green River, che gli appena nati Mudhoney.

Bruce Fairweather, Jeff Ament e Stone Gossard si unirono al cantante dei Malfunkshun, Andrew Wood, per formare i Mother Love Bone, ma il gruppo scomparve dopo la morte dello stesso Wood, al quale sarà dedicato l'unico album del progetto Temple of the Dog, nato per onorare la memoria dell'amico scomparso: il gruppo fu fondato da Chris Cornell e Matt Cameron dei Soundgarden, Jeff Ament e Stone Gossard degli ex-Green River e compagni di Wood nei Mother Love Bone e Mike McReady, il chitarrista solista dei futuri Pearl Jam, con un contributo ai cori di un altro futuro Pearl Jam, Eddie Vedder. Fairweather si unì ai Love Battery, mentre Ament e Gossard, con il cantante Eddie Vedder, fondarono i Pearl Jam. I Green River si riunirono un'unica volta, nel 1993, quando Mark Arm e Steve Turner salirono sul palco durante un concerto dei Pearl Jam.

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GREEN TELESCOPE

I Green Telescope di Edimburgo nascono nel 1983 per iniziativa di Lenny Helsing (voce, chitarra), Bruce Lyall (organo), Alan MacLean (basso) e Gavin Henderson (batteria). Le prime pubblicazioni risalgono a compilation su cassetta (Acid tapes) e su vinile (Waking dreams), nel 1985. Il debutto in proprio dovrebbe essere un 45 giri del 1986, nello stesso anno della partecipazione ad altre due raccolte garage, il quarto volume di Battle of the garages della Voxx e Declaration of fuzz della Glitterhouse. Nel 1986 il gruppo cambia nome in Thanes e da quel momento comincia una nuova fase (o continua la stessa, fate voi).


BOB GRIMM

Bob Grimm nacque nello stato di New York, Stati Uniti. Influenzato prima dal padre batterista e poi dai gruppi beat inglesi, Bob abbandonerà lo strumento scelto inizialmente, il sassofono, per passare alla chitarra. Il primo gruppo di Grimm, dopo aver lasciato il college, si chiamava Karyn. Durante una serie di esibizioni newyorkesi a fianco di un gruppo di Baltimora, i Progressions, a Grimm fu chiesto (proposta che il chitarrista accettò) di lasciare New York per unirsi al gruppo stesso, molto popolare a livello cittadino in quel periodo. Bob Gaudio, dei Four Seasons, vide i Progressions durante un'apparizione televisiva, li contattò, offrendosi come manager e li portò a firmare un contratto con la CBS. I Progressions registrarono un singolo prodotto da Gaudio, ma la band, eccetto Grimm, non fu contenta del risultato finale e si sciolse. Gaudio propose a Grimm di unirsi ai Four Seasons come chitarrista di supporto e in seguito all'abbandono del titolare Tommy DeVito, il musicista entrò a tutti gli effetti nel gruppo.

Durante un tour inglese, i Four Seasons registrarono un album ai Morgan Studios, dove Grimm conobbe alcuni personaggi che, una volta tornato negli Stati Uniti, lo portarono ad abbandonare il proprio gruppo. Tornato in Inghilterra, il chitarrista intraprese una carriera solista e registrò il primo album a proprio nome, Akasha. Grimm restò in Inghilterra per cinque anni, dove lavorò come solista, session-man, produttore e arrangiatore (senza contare il 'progetto' laterale non artistico, un matrimonio e due figli). Nessuna novità sino agli anni '80, a parte il ritorno a Baltimora. Negli anni '80 Bob Grimm formò un duo con Jaynie Trudell e in seguito, continuò a suonare dal vivo, spaziando tra i generi musicali più vari. Una canzone tratta dal suo primo album solista, It never stays the same, è stata inclusa nella raccolta The best of & the rest of British psychedelia.


GROUNDHOGS

Non semplice la storia dei Groundhogs, ma cercheremo di capirci qualcosa. Anthony Charles McPhee (nato il 22 marzo 1944 a Redlands House, Lincolnshire, Inghilterra) è il personaggio centrale della nostra storia, noto musicalmente con il nome Tony T.S. McPhee (la sigla starebbe a significare Tough Shit, a voi la traduzione). Ai tempi della scuola, Tony guidò il suo primo gruppo, suonando musica skiffle e pezzi degli Shadows, come normale per l'epoca. All'inizio degli anni '60 (dovremmo essere nel 1962), quando lavorava in una compagnia telefonica, Tony si unì al gruppo pop di un collega, John Cruickshank, i Dollarbills (Tony McPhee, voce e chitarra, John Cruickshank, voce, il fratello Pete, basso e Dave Boorman, batteria). Dopo aver visto suonare Cyril Davies and the All Stars al club Marquee di Londra, McPhee spinse i compagni del gruppo a cambiare orientamento musicale e nome: i Dollarbills passarono al blues e diventarono Groundhogs o meglio, secondo alcune fonti, John Lee's Groundhogs (ma potremmo essere in fallo anche in questo caso, vedi più avanti), in onore di John Lee Hooker, autore di una canzone dal titolo Groundhog (dall'album House of the blues).

Groundhog è la marmotta, ma il termine può anche voler dire 'persona sudicia e poco raccomandabile' e a questo significato intendeva riferirsi John Lee Hooker. Era il 1963 e il nuovo gruppo, composto dai vecchi Dollarbills, più il pianista Bob Hall, iniziò a battere i locali del circuito blues, supportando, nella settimana finale di un suo tour britannico, anche il loro eroe, John Lee Hooker (essendo indisponibili gli accompagnatori delle altre date, i Bluesbreakers di John Mayall). Secondo una fonte, siamo addirittura alla fine del 1962 (ma più realisticamente, dovremmo essere nel 1964). Le fonti sono alquanto discordi sui primi tempi del gruppo, saltando a piè pari fasi della storia dei Groundhogs che altri citano più o meno dettagliatamente. Il loro esordio discografico, per fare un esempio, viene citato da un'unica fonte: si tratterebbe di un 45 giri pubblicato (solo negli Stati Uniti, stante l'interessamento di Hooker) nel 1964 da Interphon, Shake it baby, con il piano di Tom Parker al posto di quello di Bob Hall, seguito da un acetato del 1965, Someone to love (pubblicato da Regal in Gran Bretagna). Tornando a John Lee Hooker, il grande bluesman fu così contento dei concerti del tour precedente, che chiese ai Groundhogs di supportarlo per un'intera tournée nel 1965, al termine della quale, fu registrato un album a Londra (non dal vivo, come riportato da molte fonti).

Il disco è stato pubblicato in almeno una ventina di edizioni sino all'anno 2000, dalle prime del 1965 (John Lee Hooker and Seven Nights, Verve Folkways, USA e Hooker & the Hogs, Indigo, UK), alle numerose degli anni successivi, sempre con titoli e scalette diverse e numerose sovraincisioni (tra queste versioni, un Live at the Club A Go-Go, New York col quale i Groundhogs non c'entrano proprio nulla, quantomeno nel titolo). A questo punto la maggior parte delle biografie salta al 1967-1968, senza occuparsi minimamente del periodo in cui il gruppo si era sciolto e nemmeno dell'attività live dei Groundhogs prima dello scioglimento (senza Bob Hall e con Terry Slade alla batteria; fu in questo periodo che il produttore Mike Vernon suggerì a McPhee di aggiungere il T.S. al nome). McPhee si unì ai Truth, gruppo che aveva raggiunto la Top 30 britannica con una cover di Girl dei Beatles (inizio 1966, prima che McPhee si unisse a loro). La band registrò un altro successo alla fine del 1966, con McPhee in formazione, I go to sleep, firmata da Ray Davies dei Kinks e poi si sciolse.

Il nostro Tony passò brevemente nei Boz & the Boz People, guidati da Boz Burrell (in seguito nei King Crimson e nella Bad Company) e nella John Dummer's Blues Band (nell'album Cabal, Mercury 1969, McPhee suonò la chitarra solista in tutte le canzoni, ma non comparve nella foto di copertina con gli altri membri e fu relegato sul retro). Con gli Herbal Mixture, McPhee ritrovò il vecchio compare Pete Cruickshank (basso, con Mike Meekham alla batteria). Gli Herbal Mixture registrarono due 45 giri, Machines (Parlophon - sic - 1967) e A love that's died. Le canzoni dei due singoli (che non ebbero alcun successo, per cui fu negato agli Herbal Mixture la possibilità di pubblicare un album), furono in seguito ristampate in cd con altri brani inediti e pezzi dei Groundhogs (da Distortion nel 1993) e dev'essere questo l'album (mia ipotesi), di cui parlano alcune fonti, attribuito agli Herbal Mixture (Please leave my mind). Visto l'anno di pubblicazione del 45 giri degli Herbal Mixture, bisogna fare un passo indietro e citare una versione dei Groundhogs datata 1966, dimenticata da tutte le fonti, eccetto una. Sarebbe questa la versione della band dal nome di John Lee's Groundhogs, responsabile di un 45 giri pubblicato da Planet Records all'inizio del 1966, I'll never fall in love again, prodotto da Bill Wyman dei Rolling Stones (con Glyn Johns).

La formazione è la solita dei Groundhogs degli esordi, con l'unico dettaglio del piano, affidato a Keith Scott (e con John Cruickshank sotto il nome di John Lee...). Probabile che nella confusione di date e periodi, questi fossero ancora i Groundhogs degli esordi, prima dello scioglimento. Ancora 1966 (o 1965) per l'esordio solista di Tony T.S. McPhee, il 45 giri Ain't gonna cry no more (pubblicato da Purdah), con Pete Cruickshank al basso, Vaughan Rees alla batteria e Bob Hall al piano, ma a questo punto, la fonte più completa per quanto riguarda le prime fasi della vicenda, chiude le trasmissioni e cita solamente, senza dettagli, i titoli successivi. Altro 45 giri di Tony T.S. McPhee, When you got a good friend (Blue Horizon 1965) e simbiosi con il bluesman Champion Jack Dupree per il 45 giri Get your head happy (Blue Horizon 1966) e come musicista di un album dello stesso Dupree, From New Orleans to Chicago. Facciamo un altro passo indietro e torniamo al nostro Tony e alla possibilità concreta di diventare il nuovo chitarrista dei Bluesbreakers di John Mayall, orfani di Eric Clapton durante l'estate del 1965 (per quello che viene definito un 'leggendario' viaggio in Grecia).

Ci fu in effetti un disco nel quale furono coinvolti sia McPhee che i Bluesbreakers, quando Eric Clapton se n'era già andato a formare i Cream: l'album Eddie Boyd and his Blues Band (Decca 1967) fu inciso dal bluesman con i Bluesbreakers, guidati (oltre che da John Mayall, of course) dalla chitarra di Peter Green e con tutti gli altri di quella straordinaria formazione, è presente anche Tony T.S. McPhee. Altro album con la chitarra solista del nostro Tony, Western flyer (Liberty Records 1968), di Hapshash and the Coloured Coat (McPhee ricorda che le session per la sua chitarra durarono un'ora e che alla fine fu pagato cinquanta sterline). E arriviamo al 1968, appunto, con i Groundhogs sciolti da tempo. Il loro vecchio manager, Roy Fisher, incocciò in Andrew Lauder, responsabile A&R della Liberty Records, il quale gli disse che se i Groundhogs si fossero rimessi insieme, poteva esserci la possibilità concreta di incidere un album. Il gruppo, riformato con Tony T.S. McPhee (chitarra e voce), Pete Cruickshank al basso, Ken Pustelnik alla batteria e Steve Rye all'armonica, incise l'esordio su album vero e proprio, Scratching the surface (Liberty Records 1968).

L'album fu prodotto da Mike Batt, eterogeneo personaggio, noto anche come solista, leader dei Wombles e quant'altro, mentre il successivo Blues obituary (1969), senza Steve Rye (per motivi di salute), vide alla consolle lo stesso Tony T.S. McPhee, esperto di lunga data in sala d'incisione. Il titolo, visto lo scadimento dell'ondata british-blues degli anni '60, fu commentato in copertina da un Tony McPhee sacerdote che assiste lo spirito del blues in una bara. Il successo crescente diventò un tripudio con il terzo album, Thank Christ for the bomb (1970), salito sino ai primi dieci posti della classifica britannica e per il quarto, Split (1971, United Artists in USA), arrivato al disco d'oro britannico (più di centomila copie e quinto posto in classifica) e sesto disco più venduto in patria nell'anno 1971. Who will save the world? The mighty Groundhogs (United Artists 1972) fu l'ultimo album dei Groundhogs con Ken Pustelnik, sostituito da Clive Brooks per il successivo Hogwash (United Artists 1972). Nel 1973 McPhee debuttò come solista, con l'album The two sides of Tony (TS) McPhee (World Wide Artists 1973), seguito dal nuovo Groundhogs, Solid (World Wide Artists 1974).

La rottura con il manager Roy Fisher, portò a una formazione completamente nuova dei Groundhogs, a parte il solito McPhee come punto fermo: Dave Wellbelove (chitarra), Martin Kent (basso) e Mick Cook (batteria), la compagine di Crosscut saw (United Artists 1976). Con il cambio alla chitarra (Rick Adams), i Groundhogs registrarono l'ultimo album della loro prima fase (o secondo o terza...), Black diamond (United Artists 1976). Il gruppo si sciolse, travolto, come tanti altri, dalla marea montante del punk rock. McPhee non si arrese e con Alan Fish al basso e Wilgur Campbell alla batteria formò i Terraplane, due anni di attività concertistica ('77-'79) senza lo straccio di un contratto discografico (unica attività di studio, l'accompagnamento per Billy Boy Arnold, l'album Checkin' it out, 1979 e un EP con Little Walter). Con il vecchio Clive Brooks e il basso di Paul Ravon (in futuro nei Killing Joke), McPhee formò i Turbo, scomparsi dopo pochi giorni. All'inizio degli anni '80, il nostro ripartì, formando a Londra Tony McPhee Blues Band, la Tony McPhee Band e lavorando in studio e dal vivo con numerosi artisti, come sempre aveva fatto tra gli anni '60 e '70. A questo punto le cose si fanno complicate per davvero, anche se arriva un aiuto inaspettato da una fonte cartacea (Rockerilla, per merito della grande firma di Vittore Baroni).

L'ultima formazione dei Groundhogs rintracciata in rete dal sottoscritto (e che un sito attribuisce addirittura al disco con John Lee Hooker del 1965!), comprende il solito Tony, Eric (The Bastard) Chipulina al basso e Pete (Conka) Correa alla batteria, nomi assolutamente sconosciuti alle altre fonti e all'articolo di Vittore Baroni. A questa formazione sarebbe attribuito l'album The razor's edge (Landslide 1984), ma un'altra fonte Internet lo cita come l'album della line-up McPhee-Kirton-Fish e Baroni conferma: trattasi di McPhee, Alan Fish al basso e Mick Kirton alla batteria. La prima fonte on line di queste ultime, cessa le trasmissioni a questo punto (per fortuna...), mentre l'altra, la più completa per quanto riguarda la discografia (ma non per le formazioni), continua con Back against the wall, pubblicato da Demi Monde nel 1987: formazione McPhee-Jones-Anderson, alla quale è attribuibile anche il live Hogs on the road, 1988 e tanto per per chiarezza, trattasi di Mike Jones (batteria) e Dave Anderson (basso), componente degli Amon Düül II di quegli anni (che coinvolgeranno anche McPhee in un loro disco...) e proprietario della stessa Demi Monde. Con questo si conclude la storia (a parte le decine di antologie, live e tutto il resto), dato che anche l'articolo di Vittore Baroni (1991) termina con Back against the wall.

Il gruppo ha continuato imperterrito a esibirsi sino ai nostri giorni (oggi: 1 luglio 2007), con Tony T.S. McPhee, Pete Cruickshank e Ken Pustelnik, quando nel 2004 McPhee ha lasciato i compagni per esibirsi da solo in acustico. I due compagni si sono rinominati Groundhogs Rhythm Section, un gruppo che negli ultimi tempi si avvale del cantante blues Eddie Martin. Arriviamo al 2007 per la nuova creatura del solito Tony, Tony McPhee's Groundhogs, con Dave Anderson al basso e Marco Anderson alla batteria. Fine. I Groundhogs fanno parte della raccolta The sixties to seventies in search of space, volume tre.


Riepilogo biografie della e nella pagina

Amon Düül II


Mike Batt


Crawdaddys


Danny & Dusty - Dream Syndicate

Grandaddy - Grateful Dead - Gravedigger V - Green On Red - Green River - Green Telescope - Bob Grimm - Groundhogs

Jefferson Airplane


Kinks


Long Ryders - Lydia Lunch


Melvins - Mudhoney


Naked Prey


Chuck Prophet


Skin Yard - Soundgarden


Temple of the Dog


Steve Wynn

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