BIOGRAFIE
Ga
Peter Brian Gabriel è nato il 13 febbraio del 1950 a Cobham, nel Surrey inglese. Peter iniziò a frequentare la scuola Charterhouse, nelle vicinanze di Godalming, nel 1963. Odiando profondamente l'ambiente scolastico che doveva frequentare, Peter Gabriel strinse amicizia con un ragazzo come lui negato per lo sport (a parte lo squash) e innamorato della musica, Anthony George Banks. I due formarono una band musicale, i Garden Wall, per poter partecipare a un concerto di fine trimestre, organizzato da un altro studente, a sua volta musicista, Richard MacPhail. La band di MacPhail, Anon, comprendeva due chitarristi, Michael John Cleote Crawford Rutherford (per gli amici Mike) e Anthony Phillips. Gli Anon si sciolsero quando MacPhail fu trasferito dai genitori in un'altra scuola, ma Rutherford e Phillips decisero di continuare e di fondare un altro gruppo. A loro si unirono il batterista e il tastierista dei Garden Wall, rispettivamente, Chris Stewart e Tony Banks e quest'ultimo suggerì il nome di Peter Gabriel come cantante.
La prima prova della band, con Rutherford passato al basso, fu tenuta in un garage adibito a studio di registrazione non ancora terminato. Preso il coraggio a due mani, qualcuno del gruppo, ancora senza nome, consegnò un demotape a Jonathan King, ex-studente a Charterhouse, già affermato produttore nel mondo della musica grazie a un successo da Top 5. King diventò il manager della band e ne trovò anche il nome, Genesis. Il gruppo esordì nel 1968 con il singolo The silent Sun, modellato, secondo le parole dello stesso Gabriel, sullo stile dei Bee Gees. La canzone fece una fugace apparizione a Radio One, evento incoraggiante, ma il secondo singolo, A winter's tale, non lasciò alcuna traccia. Per l'album di debutto, From Genesis to revelation (Decca 1969), Chris Stewart fu sostituito con un altro studente della Charterhouse, John Silver. L'album fu qualcosa di molto simile a un fallimento commerciale, soprattutto negli Stati Uniti, dove sorsero non pochi problemi a causa di un gruppo soul femminile dal nome Genesis. Jonathan King decise di non cambiare nome alla band, convinto che il gruppo soul sarebbe scomparso in poco tempo, ma la decisione costrinse la casa discografica a pubblicare il disco con il titolo in evidenza, ma senza alcuna indicazione dell'autore o degli autori.
Secondo una fonte, From Genesis to revelation, spesso posizionato tra la musica religiosa dagli ignari negozianti, fu venduto negli Stati Uniti in 649 copie! Il rapporto tra la band e King si deteriorò e le due entità presero strade diverse. I Genesis cambiarono ancora batterista, reclutando John Mayhew e registrarono un demotape da portare in giro per ricominciare nel migliore dei modi la loro storia, ma raccolsero soltanto rifiuti. Fu il vecchio compagno di scuola MacPhail a gettare un'àncora di salvataggio al gruppo, offrendo loro un cottage dei genitori, che sarebbe stato venduto di lì a pochi mesi, dove riunirsi in una specie di comunità. In quel cottage i Genesis diventarono i Genesis che tutti conobbero negli anni successivi. Ispirati dall'esordio dei King Crimson, In the court of the Crimson King, uscito nel 1969, i ragazzi iniziarono a comporre le musiche da accompagnare ai testi di Peter Gabriel, anche se l'atmosfera comunitaria provocò non poche tensioni (nel cottage vivevano anche lo stesso MacPhail e la futura moglie di Gabriel, Jill). Durante le uniche fughe dal cottage per suonare dal vivo, Peter Gabriel cominciò ad avere una visione chiara di ciò che doveva succedere sul palco per interessare e attirare la gente: non solo musica, ma spettacolo e soprattutto, travestimento e teatro.
I Genesis, in ogni caso, erano praticamente morti quando furono notati da Tony Stratton-Smith, manager di gruppi come Nice e Van Der Graaf Generator e fondatore dell'etichetta discografica Charisma: il gruppo firmò un contratto con l'unica persona, secondo molti pareri, che fosse in grado di vedere le loro potenzialità nascoste. Il connubio Genesis-Charisma durò sino al giorno in cui Stratton-Smith si sbarazzò dell'etichetta vendendola alla Virgin, all'inizio degli anni '80. Il debutto per la Charisma fu pubblicato nel 1970, Trespass, dopo il quale Anthony Phillips decise di lasciare il gruppo, sentendosi inadeguato come musicista e non apprezzando il mondo affaristico che gravitava intorno alla musica. Come membro di lunga data, l'abbandono di Phillips creò non poco scompiglio e così, approfittando dell'occasione, i Genesis decisero di sbarazzarsi anche di John Mayhew, pubblicando un annuncio sul Melody Maker alla ricerca di un nuovo batterista. Tra i tanti, rispose un tizio di nome Philip David Charles Collins, per gli amici Phil, studente di recitazione con alcune esperienze nel mondo musicale.
Il rimpiazzo di Phillips fu inizialmente tale Mick Barnard, ma il problema fu risolto ancora con un annuncio sul Melody Maker, con procedimento inverso: Peter Gabriel lesse l'annuncio di un chitarrista che cercava 'musicisti ricettivi determinati a combattere contro la stagnazione delle attuali forme musicali'. Steve Hackett, l'autore dell'annuncio, diventò il chitarrista dei Genesis, completando l'organico più famoso del gruppo. Trespass, nel frattempo, si era rivelato un altro insuccesso commerciale (nonostante il primo posto nella classifica belga...). Nursery Crime (1971) non migliorò di molto le cose a livello commerciale, ma fu in quel periodo che Peter Gabriel cominciò ad indossare i travestimenti che lo renderanno il folletto magico dei Genesis. Secondo lo stesso cantante, la decisione di travestirsi sul palco, assumendo i personaggi e le forme più strane, fu dovuta a una domanda rivolta a qualcuno del giro della band. "Perché i giornali non parlano di noi?", chiese Gabriel, ottenendo questa risposta: "Perchè siete mortalmente noiosi". Dopo un paio di comparsate con una testa di volpe, Peter Gabriel e i Genesis finirono sulla copertina di Melody Maker.
Nursery crime, intanto, dopo l'exploit belga di Trespass, era arrivato al primo posto in un altro paese europeo, l'Italia del mandolino, un risultato che, crederci o no, spinse le vendite pure nel resto d'Europa, anche se ci vorrà un bel po' di tempo per vedere l'album salire al numero 39 della classifica britannica (grazie al successo dei lavori che seguiranno). Foxtrot (1972) fu il primo album dei Genesis a rivelarsi un vero e proprio successo in patria, raggiungendo il numero 12 della classifica. A seguire arrivarono Genesis live (1973), testimonianza concertistica del periodo Foxtrot e Selling England by the pound (1973), il più grande successo dei Genesis di Peter Gabriel, numero 3 in UK e disco d'oro negli Stati Uniti (anche grazie al singolo I know what I like (In your wardrobe)). The lamb lies down on Broadway, il doppio album di studio del 1974, nacque in circostanze frenetiche per quanto riguardava Peter Gabriel, da una parte allettato dalla proposta del regista William Friedkin (L'esorcista) di collaborare a un progetto cinematografico e dall'altra, traumatizzato dalla difficile nascita della sua prima figlia, chiusa per un mese in un'incubatrice e data per spacciata dai medici.
Secondo le parole di Gabriel, l'indifferenza degli altri Genesis verso il suo dramma familiare, fu uno dei motivi che lo portarono a lasciare la band, anche se non l'unico. Senza nemmeno concludere il doppio album, Peter Gabriel annunciò agli altri che avrebbe lasciato i Genesis, ma a quel punto, Friedkin, saputa la notizia, si tirò indietro, lasciando all'artista un'unica opportunità, quella di tornare in seno alla band. La lavorazione, alla luce di tutte le tensioni, fu quantomai difficile e quando finalmente il doppio uscì sul mercato, ricevette quasi solo recensioni negative. Il tour mondiale successivo intensificò la teatralità di Peter Gabriel, suscitando mugugni all'interno della formazione: la star era quel cantante che interpretava i personaggi sul palco, ma come disse Phil Collins, "Per me era frustrante che non si prestasse attenzione alla musica, che si guardasse anzichè ascoltare". Intenzionato a seguire altri progetti, Gabriel si rese conto che la gabbia dei Genesis non era più sopportabile ("Nel gruppo vigeva un'atmosfera militare: o eri dentro o eri fuori") e alla fine del tour annunciò ufficiosamente il suo abbandono, posticipando l'ufficialità sino al momento in cui i Genesis avessero trovato un suo sostituto.
Il gruppo decise che sarebbe stato Phil Collins a prendersi l'incombenza della voce nei Genesis: Peter Gabriel scrisse una lettera al Melody Maker e in questa maniera ufficiale, disse addio al gruppo nel quale aveva militato per otto anni.
PETER GABRIEL
Nessuno avrebbe scommesso una lira sulla carriera solista di Peter Gabriel, né i fans, né, tantomeno, i critici musicali. Il primo dei quattro album senza titolo che si succederanno dal 1977 al 1982, nacque dagli incontri con il produttore Bob Ezrin e con il chitarrista Robert Fripp, leader di quei King Crimson che tanta importanza avevano avuto per i Genesis. Peter Gabriel (ATCO 1977), a dispetto delle cornacchie, fu un buon successo nelle classifiche anglosassoni (numero 7 in UK e numero 38 in USA) e anche il singolo Solsbury Hill, racconto amaro della dipartita dai Genesis, si comportò più che bene (numero 12 in UK). La formazione che suonò nell'album comprendeva già alcuni dei protagonisti dei futuri album dell'artista, come Tony Levin (basso e tuba) e Larry Fast (sintetizzatori) e accanto a loro, i chitarristi prediletti dal produttore Ezrin, Steve Hunter e Dick Wagner, la batteria di Allan Schwartzberg e la chitarra disturbante di Robert Fripp. La copertina, con un Peter Gabriel appena visibile dietro il lunotto anteriore di un'automobile, coperto di gocce di pioggia, fu progettata da Storm Thorgerson, il celeberrimo fondatore dello studio Hipgnosis.
Per il secondo album (Peter Gabriel, Atlantic 1978), il cantante decise di passare alla produzione, affiancando la propria inesperienza in merito al talento di Robert Fripp. Il tono nettamente più sperimentale dell'album, confrontato con l'esordio, darà quel taglio netto (anche se non ancora definitivo), rispetto al passato dei Genesis, che Peter Gabriel ricercava e nonostante la sua natura di lavoro di transizione, Peter Gabriel capitolo secondo sarà di fondamentale importanza per il prosieguo della carriera. Ciò che non guasta, soprattutto, riuscirà a ripetere, copia più, copia meno, il successo del precedente (n° 10 UK e n° 45 USA; nessun ingresso in classifica per il singolo DIY). Copertina ancora di Storm Thorgerson, con un Peter Gabriel che sfregia l'immagine di sé stesso con le unghie. Nella formazione, oltre ai già noti Tony Levin e Larry Fast, compare un altro dei grandi collaboratori di Gabriel, il batterista Jerry Marotta. Tra gli altri nomi, il chitarrista Sidney McGinnis e il pianista Roy Bittan (E-Street Band di Bruce Springsteen). Il terzo album (Peter Gabriel, 1980, Charisma in UK e Mercury in USA) fu un tale passo in avanti da sbalordire anche i più accaniti sostenitori del nostro.
Prodotto da Steve Lillywhite, uno dei prìncipi delle consolle di quegli anni, l'album sbalordisce per le soluzioni sonore, per la qualità delle musiche e dei testi, per la canzone che lo chiude, il colpo al cuore di Biko e per molti altri motivi: il ritmo spaccaossa di Intruder, il pezzo che apre l'album, ideato e suonato dall'ex-commilitone Phil Collins, la durezza metallica di I don't remember, la bellezza senza tempo di Family snapshot, l'orecchiabilità elettronica della splendida Games without frontiers e molto altro ancora. Nella formazione, oltre ai soliti Tony Levin, Larry Fast e Jerry Marotta, il chitarrista David Rhodes, Robert Fripp, la voce sirenea di Kate Bush e un intervento di Paul Weller dei Jam. Il successo arrise sia all'album (n° 1 UK e n° 22 USA, disco d'oro), che al singolo Games without frontiers (numero 4 UK). La copertina del solito Storm Thorgerson vede l'immagine di Peter Gabriel sfregiata come da una colata di acido, ma sul retro, per la prima volta, il volto dell'artista è visibile senza alcuna deturpazione.
Il passo avanti di Peter Gabriel (1982, Geffen Records, che darà un titolo all'edizione statunitense, Security), il quarto album solista, è di quelli epocali: diviso tra sonorità elettroniche (che sconfinano nella dance di Shock the monkey e I have the touch: fosse tutta così la musica da discoteca!) e suoni del terzo mondo (allora esisteva ancora!), riprodotti in larga parte dai sintetizzatori, l'album celebra la globalizzazione musicale, speculare rispetto a quella economica che arriverà di lì a qualche anno. L'album, prodotto da David Lord e Peter Gabriel, non aumenterà il successo dei precedenti (n° 6 UK e n° 28 USA, disco d'oro), anche per l'evidente piglio sperimentale di alcuni brani, ma spinto dall'accoglienza mondiale del singolo Shock the monkey (protagonista anche nella classifica italiana, grazie all'apparizione scioccante di Peter Gabriel al festival di Sanremo), venderà bene in tutto il mondo. La band formidabile di Peter Gabriel è finalmente compiuta: Tony Levin al basso, Jerry Marotta alla batteria, Larry Fast ai sintetizzatori, David Rhodes alla chitarra e Peter Gabriel alla voce e sintetizzatori. Tra gli ospiti, la Ekomè Dance Company, protagonista assoluta di Rhythm of the heat e la voce di Peter Hammill (Van Der Graaf Generator). Come accaduto con il terzo album, anche questo lavoro fu pubblicato in lingua tedesca.
Per arrivare al quinto album di studio di Peter Gabriel, bisogna passare attraverso Plays live (n° 8 UK e n° 44 USA), doppio album dal vivo del 1983 e la colonna sonora del film Birdy, di Alan Parker (n° 162 USA), la prima del nostro, prodotta in coppia con Daniel Lanois. Soprattutto, ahinoi, bisogna passare attraverso il disastro economico-finanziario del primo festival di World Music del WOMAD (World Of Music, Arts & Dance), organizzato da Peter Gabriel a Bath nel 1982 e avversato da condizioni atmosferiche maledette e da uno sciopero ferroviario. Gabriel pagò di tasca propria le spese eccedenti e si ritrovò al tracollo finanziario. A salvarlo ci pensarono gli ex-compagni dei Genesis, organizzando un concerto-riunione a Milton Keynes e devolvendo tutto l'incasso alle tasche malandate dell'artista. So (1986) fu il primo album di studio di Peter Gabriel con un titolo e fu anche il grimaldello per un'esplosione mondiale senza precedenti per l'autore e cantante, Genesis compresi (n° 1 UK e n° 2 USA, dove arriverà a vendere cinque milioni di copie).
Prodotto da Gabriel, Chris Hughes e Daniel Lanois, So arriverà sino ai vertici della classifica statunitense trascinato dal successo travolgente del singolo Sledgehammer (e dal videoclip, vincitore di numerosi premi agli MTV Music Video Awards), numero uno negli Stati Uniti e quattro in UK. Tra gli ospiti, la voce di Kate Bush, nella commovente Don't give up, la batteria di Stewart Copeland, le voci di Youssou N'Dour, Laurie Anderson e Jim Kerr (Simple Minds), il basso di Bill Laswell e la chitarra di Nile Rodgers, ma i nomi presenti sono una trentina. Il lavoro successivo fu Passion: music for the Last temptation of Christ (1989), album nato come colonna sonora del film L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, ma che poi fu rielaborato sino a diventare un disco autonomo dal successo sorprendente, data la sua natura (n° 29 UK e n° 60 USA, disco d'oro). I problemi familiari (il fallimento del suo matrimonio e i rapporti tesi con la prima figlia) non impedirono al sesto album (senza contare Passion) di Peter Gabriel, Us (1992, prodotto da Gabriel e Daniel Lanois), di conquistare le vette delle classifiche (n° 2 UK e n° 2 USA, dove arriverà a vendere un milione di copie). A parte un album dal vivo, Secret world live, pubblicato nel 1994 e registrato nel 1993 a Modena (disco d'oro negli Stati Uniti), sarà lunga l'attesa prima di un nuovo lavoro di studio.
OVO (2000, Real World Records) è la colonna sonora del Millennium Dome Show di Londra, Long walk home: music from Rabbit-Proof Fence (2002) è un'altra colonna sonora, in questo caso, di un film australiano, pubblicata nello stesso anno di Up, settimo e ultimo lavoro canonico dell'ex-voce dei Genesis (n° 11 UK, n° 9 USA e n° 1 in Italia). Sette album in trent'anni di carriera sembrano decisamente pochi, ma oltre alle varie colonne sonore, bisogna tenere conto dell'impegno con la Real World Records e delle infinite collaborazioni ai dischi di altri artisti e amici, una lista lunghissima. Per ora è tutto. Peter Gabriel compare nella doppia raccolta in vinile del WOMAD, Music and rhythm.
Nati nel 1982 a Sacramento, capitale della California (anche se le note della raccolta The Enigma variations parlano di Davis, cittadina nelle vicinanze della stessa Sacramento), i Game Theory furono guidati dal chitarrista, cantante e compositore Scott Miller (ex-Alternative Learning) e completati da Fred Juhos (basso), Nancy Becker (tastiere) e Michael Erwin (batteria). Ancora prima di debuttare dal vivo, il gruppo registrò il primo album "nella stanza da letto di Miller". Blaze of glory (Rational 1982) fu stampato in cinquecento copie e spedito alle radio dei college. L'esordio fu seguito da due EP, The pointed accounts of people you know (1983) e Distortion (1984), prodotto da Michael Guercio dei Three O'Clock (colui che inventò l'espressione Paisley Underground). Il primo album vero e proprio, prodotto da Mitch Easter (responsabile dei primi lavori dei REM), fu pubblicato dalla Enigma nel 1985 (Real nighttime), l'etichetta che ospitò il gruppo nella raccolta The Enigma variations.
Il gruppo si divise ancor prima della pubblicazione dell'album: accanto a Scott Miller, la nuova formazione comprendeva Shelley LaFrenier (tastiere), Gil Ray (batteria) e Suzie Ziegler (basso). In quello stesso 1985, i rinnovati Game Theory pubblicarono un nuovo album, Big shot chronicles, unanimemente considerato il loro capolavoro. Nel 1987 il gruppo tornò sul mercato con un doppio album, Lolita Nation, che vide l'aggiunta della chitarrista e cantante Donnette Thayer e concluse la parabola nel 1988, con Two steps from the middleages, un fallimento commerciale anche all'interno della loro nicchia. Lo scioglimento giunse nel 1990.
Difficile considerare la Gang of Four come un gruppo post-punk, come definito da Wikipedia, se non altro per il fatto che si formarono nel 1977 e in una città, Leeds, decentrata rispetto alle capitali inglesi del punk, Londra e Manchester in particolare. In soldoni, se con post-punk vogliamo indicare un'attitudine musicale che raccoglie da quel periodo la rabbia e la voglia di spaccare il mondo, per unirla ad altre forme musicali che non siano quelle dei quattro-quarti sparati a mille all'ora, allora potremmo anche essere d'accordo. Gang of Four furono un esempio illuminante di genialità creativa e di militanza di estrema sinistra. Qualcuno potrà dissentire sul secondo fattore, ma sul primo pochi dubbi: le influenze dei nostri si faranno sentire copiose sulla musica rock dei decenni successivi e probabilmente, non hanno ancora concluso la loro funzione. Il nucleo principale e inamovibile, quando si parla di Gang of Four, era composto dal chitarrista Andy Gill e dal cantante Jon King. I due si conobbero alla Sevenoaks School di Leeds, frequentata anche da Mark White, in seguito fondatore e leader dei Mekons e furono influenzati pesantemente dalla musica reggae.
Frequentando insieme l'Università di Leeds, King e Gill conobbero colui che diventerà il batterista della Gang of Four, Hugo Burnham. Reclutato con un annuncio su un giornale il bassista Dave Allen, il gruppo nacque ufficialmente nel 1977. L'esordio discografico fu l'EP Damaged goods (Fast Product 1978), seguito dal primo album, lo straordinario Entertainment! (1979), dopo il passaggio alla EMI. Grazie al successo da top 40 del singolo At home he's a tourists, la Gang of Four fu invitata alla celeberrima (e famigerata) trasmissione televisiva Top of the Pops, ma l'appuntamento saltò per il rifiuto del gruppo di togliere una parola sconveniente dal testo della canzone (rubbers, per la cronaca: terribile, vero?). La mancata apparizione a Top of the Pops fece perdere alla Gang of Four il treno della possibile celebrità, ma in fondo non è così importante o forse lo è per i loro mancati guadagni, ma essendo Gill e compagni, all'epoca, marxisti duri e puri... La EMI fu a dir poco contrariata dalla vicenda e dimostrando naso affaristico (non sto ironizzando), abbandonò a sé stessa la Gang of Four e cominciò a spingere tali Duran Duran: come sorprendersi, è così che va il mondo.
L'EP Yellow (1980) contiene quattro canzoni, due delle quali, in versione dal vivo, compariranno nel secondo album Solid gold (1981); tre dei quattro pezzi (meno Armalite rifle) saranno aggiunti alla versione cd di Entertainment!. Dave Allen lasciò il gruppo subito dopo la pubblicazione di Solid gold, per fondare i Shriekback con Barry Andrews, che a sua volta aveva lasciato (un paio d'anni prima) gli XTC. Al posto di Allen, nella Gang of Four, arrivò la bassista Sara Lee (dopo una breve apparizione di Buster Jones negli spettacoli dal vivo). Another day/Another dollar, EP del 1982 con brani dal vivo, fu seguito dal terzo album, Songs of the free, il colmo della misura per Hugo Burnham, che lasciò il gruppo subito dopo la pubblicazione. Il quarto e ultimo album della Gang of Four, Hard (1983), crea non pochi problemi a causa della diversità delle fonti: tra coloro che dicono che l'album fu registrato da King, Gill, Burnham e non si sa chi altri e colaltri che parlano di un album registrato dal solo Andy Gill con una drum-machine e da Jo Galdo e Ron e Howard Albert (citati come produttori da altri ancora), è difficile fare chiarezza. Ciò che accomuna le fonti è il giudizio artistico: un disastro. Con Steve Goulding alla batteria, la Gang of Four (quattro?) tenne gli ultimi concerti e poi si sciolse nel 1984. Il live At the palace (1984), è la testimonianza di quegli ultimi spettacoli.
Tra gli impegni della sua attività principale di produttore, nel 1990 Andy Gill, con Jon King, riformò il gruppo con diversi componenti che si susseguirono alla sezione ritmica (dalla riunione scaturì l'album Mall, Polydor 1991). Un'altra delle occupazioni di Gill era costituita dalle colonne sonore, e da una di queste (per il film Delinquent) nacque il sesto album della Gang of Four, Shrinkwrapped (pubblicato da When! nel 1995). Dopo alcuni concerti, Jon King decise di averne abbastanza e abbandonò il mondo della musica, ponendo fine anche a questa fase tardiva della storia del gruppo. 100 flowers bloom è un'antologia in doppio cd uscita nel 1998 per la Rhino. Jon King ha deciso che non ne aveva avuto abbastanza del mondo della musica nel novembre del 2004, quando la formazione originale della Gang of Four si è riunita per registrare Return of the gift, nuove versioni di brani contenuti nei primi tre album del gruppo. Un album dal vivo, sul quale non esistono informazioni (Live at KEXP, volume II; sconosciuto il volume uno), conclude per ora (oggi: 7 ottobre 2006) la storia della Gang of Four. Il gruppo compare nella raccolta Urgh! A music war.
→GARBAGE←
Progetto particolare Garbage, nato da tre produttori musicali, Steve Marker, Duke Erikson e il celeberrimo Butch Vig (in veste di batterista, ma come gli altri due, impegnato anche ai cursori e ai campionamenti) e impreziosito dalla voce di Shirley Manson, già componente di Goodbye Mr. MacKenzie e Angelfish. Furono Vig e Marker ad iniziare la storia dei Garbage, nel 1993, quando il primo era già diventato una star con le sue produzioni, ma in particolare, con il lavoro per Nevermind dei Nirvana. La coppia diventò un trio con l'arrivo di Erikson, dopodiché il terzetto incocciò in Shirley Manson guardando MTV, in un video degli Angelfish. Dopo l'arrivo della ragazza scozzese arrivò anche l'album senza titolo, esordio dei Garbage, pubblicato nel 1995 (su etichetta Almo Sounds) e disco d'oro negli Stati Uniti nel giro di pochi mesi. Dopo un periodo di silenzio, il trio ritornò nel 1998, dopo il passaggio alla Geffen, con Version 2.0 e ancora, nel 2001, con Beautifulgarbage, per finire con Bleed like me (2005). I Garbage del primo album sono inclusi nella raccolta Danger zone.
Gruppo garage-punk (o rockabilly-punk secondo una fonte) proveniente dallo stato di Washington e profondamente immerso nella scena che diventerà celebre con il nome di grunge. Tom Price, chitarrista, prima dell'esperienza Gas Huffer (iniziata nel 1989), aveva fatto parte di gruppi storici della scena di Seattle e dintorni, come Cat Butt e U-Men e poi ancora, nei Kings of Rock. Joe Newton, il batterista, era transitato tra le fila degli Aerobic Death, Matt Wright, voce e chitarra, tra quelle di Body Bag e Holy Ghost People (gruppo formato nel 1986 e che suonò come apertura a concerti di Soundgarden e Walkabouts). Il gruppo cominciò a formarsi quando gli Holy Ghost People di Wright aprirono i concerti degli U-Men di Price: quest'ultimo lanciò l'idea e Wright si trasferì da Walla Walla a Seattle. La band, completata da Don Blackstone al basso e Joe Newton alla batteria, esordì a livello discografico con un 45 giri (Firebug) pubblicato da Black Label Records, la stessa etichetta responsabile dell'EP del 1991, Ethyl. I Gas Huffer firmarono un contratto con la piccola Empty Records, etichetta di Seattle e arrivarono all'esordio su album, Janitors of tomorrow, prodotto dal 'solito' Jack Endino.
Il disco (come i successivi) si segnalò per il libretto di fumetti contenente notizie e credits, disegnato, secondo una fonte, da tutti e quattro i componenti (Joe Newton, secondo la stessa fonte, ora sarebbe il direttore artistico del magazine Rolling Stone...). Dopo aver supportato i Mudhoney in concerto (prima della pubblicazione dell'album), i Gas Huffer arrivarono al secondo lavoro, Integrity, technology and service (Empty Records 1993), prodotto ancora da Endino e in seguito, firmarono un contratto con la 'solita' Epitaph. L'esordio per la nuova etichetta fu One inch masters (1994), prodotto da Kurt Bloch, storico componente dei Fastbacks. In quel periodo, il gruppo diede il via a una serie di 45 giri split, il primo dei quali (con le Red Aunts sull'altra facciata), un picture disc, vedeva i Gas Huffer abbigliati da donne (in omaggio all'altro gruppo?) e presentati con questi nomi: Tomicina Price (voce), Matilda Wright (batteria), Donna Blackstone (chitarra) e Josaphene Newton (basso): i più attenti si saranno resi conto che gli strumenti si sono mischiati rispetto alla band originale. Gli altri 45 giri split furono pubblicati a fianco di Fastbacks, Mudhoney e Supercharger. Il secondo album per la Epitaph vide la luce nel 1995 (The inhuman ordeal of special agent Gas Huffer, prodotto da Kurt Bloch), fu preceduto da un EP della Empty Records (The shrill beeps of shrimp, 1994), pubblicato anche dalla Au-Go-Go nello stesso anno e seguito dal terzo e ultimo per l'etichetta di Brett Gurewitz, Just beautiful music (1998).
Come racconta una fonte, dopo il terzo album per la Epitaph e la conclusione del contratto, nessuno sembrò interessato a un gruppo lasciato per la strada. Per concludere il capitolo Epitaph, da segnalare la presenza dei Gas Huffer nella raccolta Punk-o-rama III. Tom Price fece una comparsata nei Bottle of Smoke, ma lasciò il gruppo dopo la nascita della sua primogenita, nel luglio del 2000. In precedenza, lo stesso Price aveva fatto parte del progetto Monkeywrench, con Mark Arm e Steve Turner dei Mudhoney, Tim Kerr (Poison 13 e Big Boys) e Martin Bland (Lubricated Goat e Bloodloss). Altro gruppo estemporaneo per Price, i New Strychnines, cover band dei Sonics (con quel nome, nessun dubbio), ancora con Mark Arm, Steve Turner e l'aggiunta di Dan Peters (tutti Mudhoney), Bill Henderson dei Girl Trouble e Scott McCaughey degli Young Fresh Fellows. Per concludere con le notiziole, i Gas Huffer in versione surf si chiamavano Del Lagunas (un paio di singoli all'attivo). Dopo qualche anno di attesa, i Gas Huffer hanno trovato un contratto con Estrus Records e sono tornati nel 2002 con The rest of us, prodotto dal vecchio Jack Endino. L'ultimo prodotto del gruppo è datato 2005, l'album Lemonade for vampires, prodotto da Johnny Sangster e l'ultimo concerto 16 gennaio 2006, al Crocodile Cafe di Seattle, in compagnia di Girl Trouble e Canned Hamm. Wikipedia riferisce la notizia che Tom Price sarebbe affetto dal morbo di Parkinson.
Gaye Bykers On Acid nacquero nel 1984 a Leicester, patria del movimento bykers-grebo, nel pieno della "thatcherite britannica", come scrive un sito. I membri fondatori (senza doppi sensi, ma è difficile quando si parla di bykers e di appartenenti al movimento grebo: la fonte consultata per questo pezzo, titola la biografia Bykography): Ian Reynolds (alias Robber), un passato in gruppi come Fury of Guns, Cardinal Phink (titolo di una canzone dei Crazyhead di Desert Orchid, anch'essi appartenenti allo stesso movimento grebo e alla stessa risma dei due) e Ha Fatto (scritto proprio così); e Ian Garfield Hoxley (alias Mary o Mary Mary, dipende dalla fonte). La prima esperienza in coppia fu in una specie di mega gruppo composto da Robber (basso), Mary (voce), Kev Reverb (chitarra, futuro Crazyhead), Rob Vomit (batteria), Simon e basta (percussioni e sassofono), Ian Anderson (altro futuro Crazyhead) e il fratello Egg alle chitarre. Dopo alcuni concerti, dall'ammucchiata si staccarono Robber e Mary da una parte, per formare i Gaye Bykers On Acid e Anderson e Reverb dall'altra, per fondare i Crazyhead.
Prima del nome defintivo, Robber e Mary fondarono i Petal Frenzy, più tardi rinominati Petrol Frenzy; con i due, Dave alla batteria (soprannominato Nut Roast, ma non è sicuro) e Craig Smith alla chitarra. I ragazzi, però, cercavano un nome che "ti colpisse come una scatoletta di fagioli in faccia", qualcosa "che ti avrebbe sporcato il muso per sempre"; più o meno... Robber voleva un nome che comprendesse almeno On Acid, Mary amava un fumetto di Ray Lowry, Gay Bikers. Il Gay iniziale fu cambiato in onore di Marvin Gaye, che fu ucciso dal padre, proprio in quel periodo, con un colpo di pistola. Con il nuovo nome ormai pronto, Craig Smith fu sostituito da Tony Horsfall, chitarrista hendrixiano e Dave da Kevin Hyde. Il primo concerto vero e proprio del gruppo fu tenuto a Leicester, come supporto dei vecchi amici New Age. Un altro vecchio amico, ex-componente degli Ha Fatto, descrisse in questi termini l'esibizione: "Fu tra le migliori o peggiori cose che abbia mai visto in vita mia". Chiaro.
L'esordio discografico della gang fu all'interno di una raccolta grebo locale, Just say yeah (Tanz Records 1986), comprendente, oltre ai Gaye Bykers On Acid, altri gruppi del movimento, quali Bomb Party, Play Dead, Chat Show e Janitors (il brano dei Gaye Bykers On Acid è After suck there's blow - titolo romantico e poetico - presente anche nella raccolta Flesheaters - The return on the undead, volume secondo). Un demo proposto all'etichetta InTape diventò l'esordio in proprio del gruppo, l'EP Everything's groovy baby (1986), prodotto da Jon Langford dei Mekons. Il disco schizzò al numero uno della classifica indie britannica, dove entrò anche il successivo EP del 1987, Nose dive karma (raggiungendo anch'esso il numero uno). La mossa successiva, la più classica per un gruppo rock, di qualunque natura esso sia (a parte alcune eccezioni), fu il trasferimento nella capitale britannica della musica (e capitale tout-court), Londra (inverno 1985/86). I Gaye Bykers On Acid diventarono per qualche tempo i beniamini della stampa musicale e per questo, furono accarezzati dalle major discografiche (o il contrario, chi lo sa...). Nel 1987, i ceffi supportarono in concerto nomi del calibro di Motörhead, Red Hot Chili Peppers e persino Hawkwind.
La battaglia tra la EMI e la CBS fu vinta, alla fine, dalla Virgin... ma il gruppo incise i dischi per una sussidiaria dell'etichetta del magnate e magnone Richard Branson, la PFX. Il primo disco per la Virgin, Git down (1987), raggiunse il numero 56 della classifica britannica (i ragazzoni e la ragazza, purtroppo, non potevano più guadagnare il primo posto nella classifica indie, non incidendo più per un'etichetta indie: la perla di logica appena scritta non è farina del mio sacco, ma una grande scoperta della bykografia). Il primo album del gruppo, Drill your own hole (1987), fu prodotto da Alex Ferguson degli Alternative TV, seguito da un tour con supporto di Bomb Party, Janitors e Blood Uncles e da un altro nel quale i nostri aprirono i concerti dei Ramones. Con l'album, fu girato anche un film dallo stesso titolo, che a livello di spese, triplicò il previsto capitale iniziale. Alla fine dell'operazione, errata in tutti i particolari, secondo la bykografia, i membri si trovarono debitori nei confronti del mondo intero. Dopo la pubblicazione del secondo album, Stewed to the Gills (1989), la Virgin scaricò il gruppo ad altri bendisposti, come la Bleed, che raccolse i primi due EP in un unico disco, Groovedive soapdish (1989).
Gaye Bykers On Acid fondarono a quel punto una propria etichetta, la Naked Brain e pubblicarono il concept-album Cancer planet mission (1990). L'ultimo album di studio, Pernicious nonsense, fu pubblicato nel 1990 ancora dalla Naked Brain. L'ultima impresa del gruppo fu un tour autofinanziato negli Stati Uniti, con una carta di credito come supporto e un van come mezzo di trasporto e luogo di abitazione (niente hotel). Il tour durò quattro mesi, durante i quali i Gaye Bykers On Acid furono supportati in concerto da nomi quali Elvis Hitler, Babes In Toyland e L7, riempendo locali da duemila persone a Chicago e suonando il giorno successivo in Canada, davanti a trenta persone che non li avevano mai sentiti nominare. Come facilmente immaginabile, il tour, oltre ad aggravare i problemi tossici dei componenti, creò tensioni insanabili tra gli stessi. Alla fine i Bykers furono beccati con della 'roba' al confine Stati Uniti/Canada e se la cavarono con una lettera di scuse al governo USA e 500 dollari di multa. Il ritorno a casa significò la fine della band: durante l'ultimo concerto, tenuto a New Cross, Londra, qualche buon cuore rubò il basso a Robber e quello fu il segno che era propria finita.
Prima Robber e poi Kevin Hyde lasciarono il gruppo, che provò a continuare, ma fu un accanimento inutile: in qualche momento del 1991, Gaye Bykers On Acid conclusero la loro esistenza. Due raccolte furono pubblicate dalla Receiver nel 1992 e 1993, rispettivamente, Tomb of the near legendary e Gaye Bykers On Acid.
Non posso esimermi dal citare, dopo averlo fatto nella mini-recensione 'dedicata' alla signora (presente nella raccolta In harmony 2), la frase che apre la biografia del sito ufficiale: 'Prima che il country diventasse una moda, Crystal era la classe...'. Non so voi, ma io la trovo una frase superlativa: di superlativa idiozia, per non dire altro. Brenda Gayle Webb, sorella di Loretta Lynn, altra cantante country di successo, cambiò nome in Crystal Gayle su suggerimento della parente, in quanto nell'ambiente musicale esisteva già una Brenda (Lee). 'Ci sono canzoni che ogni artista ama cantare, canzoni che sono senza tempo', ci rivela la Gayle, ed ecco svelato il segreto della sua carriera, classici su classici cantati dalla sua vocetta, una condotta che, secondo la biografia, ha concretizzato il sogno degli autori di quelle canzoni: sentire che i loro pezzi hanno raggiunto quella vetta immaginata al momento della composizione, e tutto per merito delle meravigliose corde vocali della nostra. Sia chiaro, tutti pareri imparziali, il fatto che provengano dalla biografia del sito ufficiale della tizia è solo una coincidenza.
Verso la metà degli anni '70, Crystal Gayle conduceva un programma televisivo di un'ora in prima serata, sulla CBS Television: 'Elegante, alla moda, moderna, con una romantica criniera di capelli che la circondavano fino alle anche...' e così via, in un profluvio d'immodestia che Berlusconi, al confronto, sembra una persona con una scarsa considerazione di sé stesso. Crystal Gayle, nativa del Kentucky, firmò un contratto discografico già durante il periodo scolastico e raggiunse il primo successo con una canzone scritta dalla sorella, I've cried the blue right out of my eyes. Con i numerosi album incisi, la donna diventò una star della musica country e con uno di essi, guadagnò il disco di platino (un milione di copie vendute), prima artista femminile country a raggiungere tale risultato. Non si contano i premi guadagnati e i paesi visitati in tour (tra i quali manca l'Italia...). Non resisto: 'Quando non è in tour e rimane a casa, a Nashville, Crystal continua a fare del mondo un luogo un po' più bello con la sua sola presenza... È come il vino buono, il tempo non può niente, solo migliorare Crystal Gayle'.
Traduzione libera, forse, ma libera è anche l'incredibile supponenza e mancanza di ridicolo di una simile biografia; e per quanto riguarda il tempo che non può nulla, consiglio di guardarsi una foto della tizia da giovane e confrontarla con una recente, versione incartapecorita: non è mica un reato invecchiare, tutt'altro, ma è proprio questo rifiuto di accettare il tempo che passa, tra le altre cose, che risulta insopportabile. C'è una dignità in tutto e questa signora non sembra nemmeno sapere dove stia di casa. P.S. Perchè una simile invettiva contro una mediocre cantante country di successo? Oltre alla lettura della biografia del sito ufficiale, ciò che ha fatto girare i maroni al sottoscritto è il testo dell'unica canzone che conosco, contenuta nella raccolta citata all'inizio, uno dei più abominevoli e vomitevoli che abbia mai avuto occasione di leggere. Tanto basta e con questo, finalmente, chiudo.
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