BIOGRAFIE
El
Gruppo nato da Justine Frischmann, ex-componente e fondatrice dei Suede con il compagno Brett Anderson. Alla fine della relazione amorosa (1991), Justine lasciò gli Suede e formò le Elastica, con la chitarrista Donna Matthews, la batterista Justin Welch e la bassista Annie Holland, tutte reclutate tramite annunci su magazine musicali. Il loro primo singolo fu pubblicato dalla Deceptive nel 1993, Stutter, dal buon successo grazie alla programmazione radiofonica. Con il successivo Line up le Elastica fecero il primo scherzetto birichino, per il quale ricevettero non poche critiche: copiarono la melodia da una canzone degli Wire, I am the fly. Non sarà l'ultima volta. Durante il 1994, il nome Elastica comparve sulla stampa esclusivamente per la storia d'amore di Justine Frischmann con il cantante dei Blur: carriera fulminante... Il singolo pubblicato alla fine di quel 1994, Connection, secondo Scaruffi, riprende qua e là da No fun degli Stooges, oltre a qualche furtarello ai soliti Wire e ai Romeo Void.
Poco prima della pubblicazione del primo album, Elastica (marzo 1995), il gruppo fu trascinato in tribunale dagli Wire e dagli Stranglers, ultime vittime della fotocopiatrice sonora delle Elastica, con Waking up (riff sputato a No more heroes; Waking up compare nella raccolta Danger zone). Nonostante tutto questo, l'album diventò il più veloce successo nella storia della musica pop britannica (superando il record di Definitely maybe degli Oasis). Poco prima del passaggio oceanico per partecipare al Lollapalooza del 1995, Annie Holland lasciò il gruppo (forse per la vergogna). Il secondo album fu annunciato per anni e motivo di speculazione sui magazine scandalistici (e non solo, ma in questo caso sono i primi da citare). Nel 1999, dopo il ritorno di Annie Holland (era sbollita la vergogna...?), se ne andò Donna Matthews e arrivarono Paul Jones (chitarra) e i tastieristi Dave Bush e Mew. Il lungamente atteso secondo album di Elastica giunse infine nel 2000, The menace e dopo un anno d'inattività, il gruppo annunciò lo scioglimento.
Gruppo inglese di Manchester, fondato nella seconda metà degli anni '90. Guy Garvey (voce solista) e Mark Potter (chitarrista), s'incontrarono al college nel 1990, sedicenni e il secondo chiese al primo di cantare nel suo gruppo, Mr. Soft, formato con Richard Jupp (batteria) e Pete Turner (basso). Ai Mr. Soft, accorciato il nome in Soft, si aggregò il fratello di Mark Potter, il tastierista Craig e i cinque, nel 1997, diventarono Elbow e firmarono un contratto con la Island Records. Il gruppo registrò l'album di debutto con il produttore Steve Osborne, ma quando la Island fu acquisita dalla Universal, gli Elbow furono cacciati senza tanti complimenti e il disco restò in un cassetto. Per nulla scoraggiati, i nostri firmarono per la Ugly Man Records e debuttarono con l'EP The noisebox EP (1998), seguito da altri due nel medesimo formato, The newborn EP (2000) e The any day now EP (2001). Il singolo Red (2001) fruttò il primo impatto sulle classifiche britanniche (numero 36) e fu seguito da altri due successi in piccolo formato, entrambi del 2001, Powder blue (numero 41) e Newborn (ancora 41 o 42).
L'album di debutto, Asleep in the back, pubblicato nel maggio del 2001 dalla V2 Records (prodotto da Steve Osborne, Ben Hiller, Danny Evans e Elbow), raggiunse il numero 14 in UK, risultato incorniciato dal singolo omonimo (numero 19). Il seguito fu Cast of thousands (2003, prodotto da Ben Hiller e Elbow), numero 7 della classifica britannica, accompagnato da cinque singoli, Ribcage, disponibile solo on line, Fallen angel (#19), Fugitive motel (#44), Not a job (2004, #26) e Grace under pressure (2004, non entrato in classifica). Nel 2004, gli Elbow intrapresero un tour cubano, diventando la prima band britannica ad esibirsi al di fuori della capitale Avana. Il tour fu ripreso per un breve documentario dal regista Irshad Ashraf. Il terzo e ultimo album della band a tutt'oggi (18 luglio 2007), Leaders of the free world, datato 2005, è stato interamente autoprodotto. L'album ha raggiunto il numero 12 della classifica UK, mentre il singolo Forget myself si è fermato al 22 (l'altro singolo, Leaders of the free world, numero 53 della classifica UK, dimenticato dal sito ufficiale, viene citato da Wikipedia). Gli Elbow fanno parte della raccolta Il Mucchio Extra n° 2.
Gli Electric Flag furono fondati nel 1967 dal chitarrista Mike Bloomfield, nato nel 1943 a Chicago, Illinois (Stati Uniti) e morto nel 1981. Bloomfield, chitarrista bianco innamorato in maniera totale del blues, si unì nel 1964 alla Paul Butterfield Blues Band, un combo fondamentale per i pallidi seguaci delle dodici battute. Nel 1965 Bloomfield partecipò alle session di uno dei capolavori di Bob Dylan, Highway 61 revisited e in quello stesso anno fu tra i protagonisti del celebre strappo elettrico dello stesso Dylan al Newport Folk Festival (con Paul Butterfield, Jerome Arnold e Sam Lay). Nel 1967 Bloomfield lasciò Paul Butterfield, desideroso di fondare un proprio gruppo. Gli Electric Flag nacquero con Mike Bloomfield alla chitarra, Barry Goldberg all'organo (già con Steve Miller e Mitch Ryder) e il cantante Nick Gravenites (proveniente anch'egli dalla band di Paul Butterfield).
Bloomfield aggiunse ai due soci principali alcuni dei migliori session-men allora disponibili: il batterista Buddy Miles (in futuro anche con Jimi Hendrix e in precedenza, alle dipendenze di Otis Redding e Wilson Pickett), il bassista Harvey Brooks (Bob Dylan, Judy Collins e Phil Ochs), il sassofonista Peter Strazza (dal giro di Steve Miller), il trombettista Marcus Doubleday (Drifters e Jan & Dean), Paul Beaver (sintetizzatori) e Bobby Notkoff (violino elettrico). Il gruppo debuttò con la colonna sonora del film The trip (Sidewalk 1967), uno tra i primi dischi, se non il primo in assoluto, ad ospitare il prototipo dei sintetizzatori, il celeberrimo Moog. L'esordio dal vivo avvenne allo storico Festival di Monterey, il 17 giugno del 1967, con una formazione comprendente Mike Bloomfield, Nick Gravenites, Buddy Miles, Barry Goldberg, Harvey Brooks, Marcus Doubleday e Peter Strazza. Il primo 45 giri del gruppo, Groovin' is easy (Columbia 1967), fu registrato con l'aggiunta del sassofonista Herbie Rich. L'esordio su album, A long time comin' (Columbia Records 1968, ma il sito ufficiale di Mike Bloomfield lo targa al 1967), con i nuovi membri Stemziel 'Stemsy' Hunter (sassofono) e Mike Fonfara (tastiere), giunse con gli Electric Flag già allo sbando a causa dei conflitti personali, della droga e della cattiva conduzione manageriale.
Il disco scalò la classifica di Billboard fino al numero 31. Barry Goldberg fu il primo a mollare la band, ma il tastierista fu seguito da colui che aveva pensato e fondato gli Electric Flag, Mike Bloomfield. Buddy Miles decise di continuare e registrò un secondo album attribuito agli Electric Flag (senza titolo, 1968): il disco salì sino al numero 76 di Billboard e nel 1969 gli Electric Flag terminarono la loro breve esistenza. Una reunion del 1974 produsse l'album The band kept playing, le cui session furono usate anche per diversi album postumi (Groovin' is easy, 1983, il primo della serie). Gli Electric Flag compaiono nella raccolta The sixties to seventies in search of space (volume uno).
L'esordio degli Electric Peace di Brian Kild è rappresentato da un picture disc, Kill for your love, diventato un oggetto di culto per i (pochissimi) collezionisti e inciso con una formazione volante che suonò dal vivo per una sola volta, nel 1983 (Chuck Harter e Hollywood Joe alle chitarre, John Melvion alla batteria e Brian Kild al basso). La partecipazione alla terza Battle of the garages, con il brano inquietante che chiude quella raccolta (I think I'll die), dovrebbe essere farina del sacco di quella formazione. In precedenza, Brian Kild aveva lavorato come ingegnere del suono ai Program Studios, una sala d'incisione di Los Angeles. Il picture-disc già citato, fu pubblicato dall'etichetta personale di Kild, la K. Nel 1985 gli Electric Peace comprendevano Brian Kild al basso, Greg Melsh alla chitarra e Jay Zikstrout alla batteria: è la line-up di Rest in peace, un mini-LP pubblicato dalla Enigma. Silenzio per due anni, durante i quali gli Electric Peace incisero un altro album (Road to peace) che la Enigma si rifiutò di pubblicare, a causa delle scarse vendite del titolo precedente.
Un cambio totale di formazione (Rick Winward alla batteria, la chitarra di Honey Davis, un già leggendario chitarrista famoso per gli sfregi recati alle dodici battute del blues e leader di una propria band, Hollyrock; e Jim Hawkinson alle tastiere), produsse la pubblicazione di Medieval mosquito (1987). La stessa formazione incise un altro fondamentale tassello della storia del gruppo, Insecticide, pubblicato dalla Barred nel 1988. Subito dopo la registrazione del disco, alla fine del 1987, Jim Hawkinson morì in un incidente motociclistico. Nel 1989, finalmente, uscì l'album registrato nel 1985 e abortito dalla Enigma, Road to peace (ancora per opera della Barred). Da allora le loro tracce si perdono e incredibilmente (ma non tanto), Internet tace completamente su questo grande, grandissimo gruppo.
Secondo Wikipedia, molti furono tratti in inganno dalla presunta provenienza degli Electric Prunes: si diceva si fossero formati a Seattle e che in seguito si trasferirono a Los Angeles, nella San Fernando Valley, ma probabilmente ciò fu dovuto al fatto che i dischi del gruppo furono molto popolari nella città del nord. San Fernando Valley, dunque, dove Ken Williams (chitarra), James Lowe (voce), Michael Weakley (batteria) e Mark Tulin (basso), formarono il primo nucleo dei futuri Electric Prunes nel 1965, prima col nome di Sanctions e poi come Jim and the Lords. Dopo una breve apparizione dell'organista Dick Hargrave, la formazione ospitò ancora vari membri, compreso il fugace passaggio di Kenny Loggins. L'incontro con David Hassinger, ingegnere del suono della RCA, propiziò un demotape registrato negli studi di Leon Russell. Hassinger, inoltre, suggerì al gruppo di cambiare nome. I quattro ragazzi fecero diverse proposte, aggiungendo alla fine della lista, per scherzo, Electric Prunes e proprio quest'ultimo diventò la denominazione della band.
L'esordio su singolo fu Ain't it hard, seguito dal 45 giri contenente la loro canzone più famosa, I had too much to dream (Last night) (1967), scritta a quattro mani da Annette Tucker e Nancie Mantz: il singolo restò il più grande successo degli Electric Prunes, raggiungendo il numero undici nella classifica USA e il 49 in quella britannica. La formazione, nel frattempo, era cambiata e quella del singolo vide agli strumenti i già noti Lowe, Williams e Tulin, affiancati dal secondo chitarrista James 'Weasel' Spagnola e dal batterista Preston Ritter. Get me the world on time, il terzo 45 giri, scalò la classifica sino al numero ventisette, mentre l'album d'esordio, The Electric Prunes: I had too much to dream (Last night) (1967) e il seguito, Underground (1967), non riuscirono a bissare il successo dei due singoli. Il secondo album fu registrato da una formazione comprendente il vecchio batterista Weakley e il nuovo chitarrista Mike Gannon (al posto di Spagnola in due sole canzoni). Nel 1968 fu la volta del famoso Mass in F minor, una messa psichedelica prodotta da David Axelrod.
Il gruppo continuò a mutare formazione anche durante le registrazioni dell'album e per questo Axelrod fu costretto ad intervenire con alcuni session-men, ma al momento di portare il disco in tour, gli Electric Prunes si resero conto di quanto poco gli appartenesse quel lavoro: dopo una sola data, disastrosa, il tour fu sospeso e poi cancellato. Anche il successivo Release of an Oath (1968) fu improntato su argomenti religiosi e ancor più di Mass in F minor, vide gli Electric Prunes relegati in un angolo, sostituiti da session-men e buoni al massimo per qualche coro. Just good old rock'n'roll (1969) raggiunse il massimo: a registrare il disco fu chiamato un altro gruppo, composto di musicisti provenienti dal Colorado, al quale fu assegnato il ruolo degli Electric Prunes, dato che il nome apparteneva legalmente a David Hassinger. Sulla copertina del disco fu appiccicata la scritta The new improved Electric Prunes, I nuovi e migliorati Electric Prunes. Il nome Electric Prunes scomparve dalle scene. Nel 1997 fu pubblicato Stockholm, un album dal vivo registrato dalla (da una...) radio svedese nel 1967, seguito da altre pubblicazioni, riguardanti anche vecchi nastri dei Sanctions e di Jim and the Lords.
A farla breve, dopo trent'anni il quartetto originario (Lowe, Tulin, Williams e Weakley) si ritrovò in uno studio per pensare ad un'ipotesi di riunione e l'ipotesi evidentemente funzionò, tanto che con il supporto di un altro paio di musicisti (tra i quali il figlio di James Lowe), gli Electric Prunes hanno registrato due nuovi album, Artifact (2002) e California (2004) e sono tornati in tour. Prosit! Gli Electric Prunes aprono la storica raccolta Nuggets.
All'inizio degli anni '90 il batterista Pete Diggens lasciò gli Electric Sex Circus e cominciò a collaborare con Blur e Manic Street Preachers e poi, dopo una serie di vicissitudini, fondò i Dark Globe. Siamo partiti dal fondo, in questo caso, per la cronica mancanza di notizie sugli Electric Sex Circus, la cui storia concludiamo in questo modo: oltre a Pete Diggens, si conoscono altri due nomi, Mark Carroll (chitarra e voce) e Phil Avey (chitarra) e per finire, il gruppo si formò nel 1988 e si sciolse nel 1992. È tutto. Electric Sex Circus compaiono nella raccolta Flesheaters - The return of the undead, volume terzo.
Gli Electro Hippies anticiparono certi pruriti grind, thrash e crust punk-metal, questo secondo i bene informati. La prima formazione degli Electro Hippies fu fondata nel 1985 a Liverpool, Inghilterra, da Simon Jiell (batteria) e Bruno Revier (basso). Ai due fondatori si aggiunsero i chitarristi Andy e Phil e la cantante Kate. La formazione durò il tempo di una prova, dopo la quale Kate se ne tornò negli Stati Uniti (da dove proveniva, evidentemente), seguita (nell'abbandono, ma non so in quale direzione) da Phil. Gli Electro Hippies continuarono come trio e suonarono il primo concerto, nella loro città, in quello stesso 1985. Nel 1986 Phil tornò da dov'era andato e con lui, arrivò anche Jeffrey Walker, cantante e chitarrista. L'irrequieto Phil se ne andò ancora una volta e gli Electro Hippies, Phil permettendo, si stabilizzarono come quartetto. Il gruppo registrò il demo Killing babies is tight e in seguito, furono invitati dai Generic a dividere con loro un 12 pollici autofinanziato.
Bruno Revier e Jeffrey Walker se ne andarono (quest'ultimo farà parte dei celeberrimi Carcass) e il primo fu sostituito da Dom. Il primo album del trio fu pubblicato nel 1987 da Peaceville Records, The only good punk... is a dead one (bel titolo, complimenti per l'originalità), dopo il quale Simon Jiell lasciò i compagni, rimpiazzato da Whitey. Da qualche parte dovrebbe inserirsi l'ingresso del chitarrista Leo Kottke, omonimo del famoso chitarrista classico (che sia solo uno scherzo della biografia o dell'anonimo chitarrista, dato anche il genere suonato?). Dopo la pubblicazione di una Peel session nel 1987 e di un live nel 1989 (Live, Peaceville Records), all'appello dovrebbe mancare solo Play fast or die (Necrosis Records 1989). Possiamo aggiungere The Peaceville recordings, antologia pubblicata dall'omonima etichetta nel 1989 e You suffer - Mega Armageddon death pt. 3, un sette pollici in coabitazione con Napalm Death (Earache Records 1989). Il gruppo si è sciolto definitivamente nel 1989. Gli Electro Hippies fanno parte della raccolta The sampler - Peel sessions.
Elio prende il nome dalla sua prima canzone (di Elio) che s'intitola Elio... Ad opera di Elio nasce il gruppo, nel 1980, non si sa se prima o dopo la sua prima canzone (di Elio), ma a rigor di logica... Il primo concerto è del 1980 (con Elio, chitarra e voce, Cortellino, basso e Zuffellato, batteria), davanti a una decina di pensionati, ma sappiamo tutti quanto i siti ufficiali tendano a gonfiare dati, vendite e misure... Chiosco, Scaffale e Faso sono i nomi improbabili e mitologici dei successori di Cortellino, ma sappiamo quanto i siti ufficiali, etc... Gli arrivi e le partenze all'interno della formazione, al di là della mitologia, sanno tanto di condotta dittatoriale da parte di Elio, ma tutti sanno che così non è: il dittatore, dal suo arrivo nel 1982, è Rocco Tanica (scherziamo)... Elio, quello della prima canzone (Elio), abbandona la chitarra con l'arrivo di Cesareo, nel 1988, "una delle migliori chitarre rock della piazza milanese", ma solo perché era risultato indisponibile Steve Vai ("una delle migliori chitarre rock della piazza statunitense", ma Elio sapeva benissimo che il padre dell'onanista del manico viveva a Milano).
Siamo sempre nel 1988, anno epocale per Elio e i suoi sottoposti, quando Rocco Tanica decide di eliminare il batterista Cosma e propone l'amico Drumulator, musicista tutto fili ed elettroni, ma il rapporto macchina-uomo non funziona al meglio: risolve tutto Christian Meyer, mancante di qualche filo, ma con la sudorazione canonica. Con Meyer arriva anche Feiez, tuttofare. Elio Samaga Hukapan Karyiana Turu è il loro primo album, come si diceva una volta, pubblicato nel 1989, come si diceva una volta (nel 1989): 100.000 i contagiati dal morbo dopo la prima diffusione. Quando si stava peggio, nel 1991 dell'Italia libera da Prodi e Berlusconi e con Andreotti presidente del Consiglio, Elio & His Band vengono censurati simpaticamente dalla libera rete di stato televisiva, meglio conosciuta come RAI, durante il concerto del 1° maggio. La libertà dei tempi andati... Mangoni è un architetto, sposato e con figli, oltre ad essere stato un compagno di liceo di Elio: per queste sue caratteristiche musicali diventa un Elio e le Storie Tese nel 1992. Uomo, meglio conosciuto come Jantoman, arriva nel 1999, nel tentativo di spodestare Rocco Tanica dalla conduzione tecnologica e digitale del gruppo, ma fino ad ora non ci è riuscito.
Altri album e successi si susseguono senza che i nostri possano intervenire, compresa la vittoria al Festival di Sanremo del 1996, dove arrivarono secondi, "miracolo tutto italiano", come dicono i loro amici Elio e le Storie Tese. Nel 1990, addirittura, prima di essere censurati dalla Rai nell'episodio già citato (questa biografia è stata scritta a spezzoni, cosa che ne inficia la frammentarietà o l'unitarietà, non saprei dire), i nostri eroi parteciparono pure ad Arezzo Wave '90, in qualità di ospiti importanti e non nel concorso dilettanti, cosa che Elio e compagni non riuscirono a spiegarsi... Sembra siano ancora in giro... Per inciso e non per essere pignoli, ma Rocco Tanica è del 1964, come il sottoscritto e con questo ho detto tutto, come diceva Peppino De Filippo. Per una lista completa dei loro lavori e una biografia più corrispondente alla realtà (attenzione, però: è un sito ufficiale!), vedere
Nato nel 1950 a Edgware, Londra, Stephen John Ellis cominciò la sua carriera nei Soul Survivors come cantante (1966) e nel 1967 si unì ai Love Affair, coi quali registrò diversi album e singoli, raggiungendo anche il numero uno della classifica 45 giri con Everlasting love (1968). Ellis abbandonò il gruppo alla fine del 1969 e si aggregò al management di Chas Chandler, l'ex-Animals all'eterna ricerca di un secondo Jimi Hendrix. Dopo un paio di singoli come solista, il cantante fondò il gruppo Ellis (più tardi diventerà Ellis Group), con Zoot Money, Nick South, Andy Gee e Dave Lutton. Il primo album di Ellis (il gruppo) fu pubblicato nel 1972 (Riding on the crest of slump), con la produzione del cantante degli Who Roger Daltrey, seguito nel 1973 da Why not?. L'esordio contiene la canzone poi inserita in England rocks 2, raccolta d'inizio anni '80 della Epic Records. Sotto pressione da parte della propria casa discografica, che avrebbe voluto un Steve Ellis solista, il musicista si aggregò ai Widowmaker e alla fine degli anni '70 si ritirò dalla musica, esausto.
Un incidente tra due carrelli elevatori nel 1980 (Ellis era diventato un lavoratore portuale a Brighton), tenne l'artista tra la vita e la morte a lungo e solo nel 1988 Ellis tornò a camminare; da quel momento, il cantante tornò alla musica con diversi progetti, tra i quali la ricostituzione dei Love Affair. Steve Ellis gira ancora oggi (2006) per i palchi inglesi.
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