BIOGRAFIE
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Con un nome che rievoca il gruppo teatrale dadaista fondato nel 1916 da Hugo Ball, i Cabaret Voltaire si formarono in quel di Sheffield, Inghilterra, nel 1973. Il trio era composto da Stephen Mallinder (basso e voce), Richard H. Kirk (chitarra) e Christ Watson (manipolazione nastri). Le loro sperimentazioni con i suoni e i nastri ebbero il primo approdo nel 1975, quando i tre decisero il nome e debuttarono dal vivo. Molto tempo prima di firmare un contratto discografico, i Cabaret Voltaire registrarono e distribuirono diverso materiale, come la leggendaria cassetta del 1976, 25 copie distribuite ad amici e conoscenti e poi stampata come bootleg (in cassetta) con il titolo di "Beat rail". Ancora nel 1976 il trio registrò la cassetta "IRC 35", poi ristampata nel 1980 dalla Industrial Records. Totalmente chiuso il mercato discografico sino alla rivoluzione punk, i tre ottennero un contratto (con la Rough Trade) solamente nel 1978, anno che segnò il loro debutto su vinile con un EP senza titolo (citato da molti come "Do the Mussolini (Headkick)"). Il singolo "Nag Nag Nag" fu seguito dall'album di debutto, "Mix-up", pubblicato nel 1979.
Con i due album seguenti, l'esordio forma una trilogia imperdibile, secondo gli esperti ("Voice of America", 1980 e "Red Mecca", 1981). Tra i primi tre album, una sequenza di altri prodotti in formato minore e un album dal vivo, "Live at the Y.M.C.A." (1979). Dopo aver perso Chris Watson, il duo rimanente registrò il quarto album, "Crackdown" (1983), seguito da "Micro-phonies" (1984), "The covenant, the sworm and the arm of the Lord" (1985) e "Code" (1987), il lavoro che chiude la seconda fase della carriera dei Cabaret Voltaire, sempre più lontani dall'industrial music e sempre più vicini alle discoteche. Una nuova fase iniziò nel 1990, con un album registrato a Chicago, patria di quell'house-music che in quel periodo impazzava in buona parte del mondo occidentale (trattasi di "Groovy laidback and nasty") e proprio di house stiamo parlando, secondo i soliti esperti. Seguiranno "Body and soul" (1991), "Plasticity" (1992), "International language" (1993) e "Conversation" (1994), l'ultimo album a nome Cabaret Voltaire di cui sia a conoscenza il sottoscritto e senza tenere conto dei numerosi EP e album dal vivo. Il gruppo compare in tre capitoli delle raccolte "The Indie Scene", 1979, 1980 e 1983.
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