BIOGRAFIE
Bu
Gruppo maceratese, del quale è disponibile unicamente la scheda tratta dal libretto dell'edizione cd di Arezzo wave '90.
La band si forma alla fine dell'88, alla ricerca di stimoli e impegno necessari per costruire un sound giusto e una band attiva. La stessa Macerata, con la sua stagnante tranquillità, ispira la loro musica, 'unica alternativa a giornate veramente insopportabili'. Provenienti da esperienze diverse, i membri della band hanno voluto concretizzare la loro opera in un demo dal titolo plurisemantico di Movements: movimento come esigenza di incontro e scambio, nonché esperienza di mutamento e crescita. 'L'amore, il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita, dovrebbero anche governarla'. W. Reich.
La località d'origine dei tre Buffalo Tom è già conosciuta, familiare: Amherst, Massachusetts, patria di J. Mascis e dei Dinosaur Jr. Bill Janovitz (voce, chitarra e piano), Tom Magginis (batteria) e Chris Colbourn (basso), formarono i Buffalo Tom nel 1986 e caso molto raro, non modificarono mai la formazione nel corso della loro storia musicale. Il primo album del trio è Buffalo Tom, pubblicato dalla SST nel 1989 e prodotto da J. Mascis (il geniaccio vi suona anche la chitarra in un brano, Impossible). Per il secondo album, nei negozi l'anno successivo (1990), la band firmò un contratto con l'inglese Beggars Banquet (Birdrain). A seguire, nel carnet del trio, Let come over del 1992 e Big red letter day (1993). Una pausa nelle attività del gruppo consentì a Janovitz d'intraprendere un tour acustico in solitario e poi, i tre tornarono con Sleepy eyed (1995) e con tempi sempre più dilatati, Smitten (1998, pubblicato dalla Polydor). L'ultimo lavoro dei Buffalo Tom è Three easy pieces, pubblicato nel 2007 dalla New West Records. Il trio è presente nella raccolta Danger zone.
Gruppo punk francese di Orleans, formato alla fine degli anni '80 (1988 per la precisione) e debuttante discograficamente con una serie di partecipazioni a raccolte e singoli split. L'esordio fu un 45 giri EP del 1991 (Burning Heads), mentre il primo album, senza titolo, arrivò nel dicembre del 1992, pubblicato da Sematary Records (come il primo EP). Firmato un contratto con Play It Again Sam, i Burning Heads incisero a Parigi il secondo album, Dive, prodotto da Jack Endino e pubblicato nell'ottobre del 1994. Dopo aver partecipato a una raccolta di protesta contro i test atomici francesi sull'atollo di Mururoa (chi se li ricorda più?), il gruppo arrivò al terzo album, Super modern world (1996). Il 1997 fu speso con una raccolta di lati B dei singoli e pezzi comparsi solo su 45 giri (The weightless hits), il 1998 segnò la firma per la Epitaph Records, evento che rese disponibili per la prima volta i dischi dei Burning Heads al di fuori della Francia. L'album per la Epitaph, Be one with the flames, fu pubblicato nel 1998 e a seguire, l'EP Wise guy (Pinnacle Records 1998), Escape (Victory Records 1999), Opposite (Sony Records 2000), Never trust a punk (Sony Records 2002), Bad time for human kind (Opposite Records 2006), Incredible rock machine (Opposite Records 2006) e Opposite 2 (2007).
L'unica formazione rintracciata è la seguente: Phil (chitarra e voce), DJ TDK (batteria e voce), JYB (basso e voce), P. Samprass (chitarra e voce) e Fonfon (Eric Fontaine, chitarra). Tre chitarre sembrano decisamente troppe per un gruppo punk o quello che è, ma probabile che la formazione (tratta da Wikipedia) sommi i vari componenti che si sono susseguiti nel tempo (le foto di MySpace mostrano un quartetto). Notizie frammentarie e discordanti tra le poche fonti rintracciate, ma ce ne faremo una ragione. I Burning Heads fanno parte della raccolta, curata dalla Epitaph Records, Punk-o-rama III.
"Io non so come le altre persone vedano la musica: alcuni vedono la musica sotto il profilo monetario, altri in termini di opportunità. Io vedo la musica come vita, la vedo come ispirazione". Nato nel 1948 a Saint Ann, Giamaica, Winston Rodney subì l'influenza di due celeberrimi conterranei, Bob Marley e Marcus Garvey. Garvey fu l'eroe nazionale giamaicano creatore dell'idea rastafari, del ritorno dei neri giamaicani alla loro terra natìa africana (non voglio ripercorrere la genesi del rastafarianesimo in questa sede, sia chiaro). Burning Spear fu il soprannome di Jomo Kenyatta, il primo capo di stato africano del Kenya dopo l'indipendenza conquistata nel 1963. Inizialmente, Burning Spear designò il gruppo di Winston Rodney, ma con il tempo arrivò ad identificare il singolo artista. Come molti artisti giamaicani, Rodney iniziò la sua carriera allo Studio One, dove registrò il suo primo disco nel 1969, Door peep, raccomandato da un nome che significava già qualcosa nella Giamaica musicale, Bob Marley. Allo Studio One, Rodney, già noto come Burning Spear, registrò i primi due album, l'omonimo del 1973 e Rocking time (1974).
Con il passaggio alla Island Records, Burning Spear registrò i classici Marcus Garvey (1975), Man in the hills e Garvey in the ghost, entrambi del 1976, lavori che, secondo gli esperti, cambiarono faccia al reggae conosciuto sino ad allora. Segue una lista copiosa di album durante i restanti anni '70 e tutti gli anni '80 e '90 (l'artista passò alla EMI all'inizio degli anni '80, ma le etichette variano da album a album, passando dalla Island alla EMI, fino alla Blue Moon e alla Burning Spear, la casa discografica del nostro). L'ultimo titolo originale di Burning Spear dovrebbe essere Calling Rastafari, pubblicato nel 1999 dalla Heartbeat. Burning Spear compare nella raccolta Feel the reggae.
Cantante, bassista e chitarrista ritmico, fondatore nel 1966 dei Move, combo di discreto successo sulle isole britanniche, Trevor Burton lasciò il gruppo nel 1969 e partecipò al progetto Balls (sciolti già nel 1971). Fino al 1976 Burton lavorò nella propria città natale, Birmingham, con Raymond Froggatt e poi si unì alla Steve Gibbons Band, che lasciò nel 1983. Dopo un tour con Robert Plant, Burton entrò nei Big Town Playboys, suonò con Noel Redding (ex-bassista della Experience di Jimi Hendrix) e per nove mesi fece parte addirittura dei Dexy's Midnight Runners di Kevin Rowland. L'attività di Burton è proseguita tra collaborazioni varie e puntate soliste e attualmente è ancora in pista con la Trevor Burton Band. Uno dei capitoli solisti di Trevor Burton è presente nella raccolta England rocks 2.
Gruppo londinese nato nel 1992, dal nome che richiama la zona in cui erano soliti vivere i ragazzi, Shepherd's Bush e accusato da ogni direzione di non far altro che scimmiottare i Nirvana. Nonostante questo (o forse per questo, chissà), Gavin Rossdale (chitarra e voce), Dave Parsons (basso, ex-Partisans e Transvision Vamp), Robin Goodridge (batteria) e Nigel Pulsford (chitarra solista), sfondarono i mercati con il loro esordio autoprodotto, Sixteen stone (Trauma Records/Interscope, 1994: otto milioni di copie vendute nei cinque anni successivi), seguito nel 1996 da Razorblade suitcase (prodotto da Steve Albini, primo posto nella classifica di Billboard) e nel 1997 da Deconstructed (una sorta di antologia di canzoni già edite e rimixate da vari produttori). The science of things (1999) e Golden state (2001) concludono la storia del gruppo con un minore impatto sulle classifiche, dopo i quali il gruppo si scioglie. Rossdale guida ora gli Institute. I Bush compaiono nella raccolta Interscope Records.
Gruppo Oi! Punk di Lewisham, Londra, formatosi nel 1979 e debuttante dal vivo nel febbraio del 1980. Questa fu la prima formazione: Mickey Fitz (voce), Martin Smith (basso), Nick Cunningham (batteria) e Steve Kent (chitarra). Difficile trovare una biografia/discografia coerente e precisa dei Business e dato che il gruppo si è sciolto e riformato più volte, sarà arduo dare conto di tutte le formazioni (e infatti, per ora lascerò perdere). L'esordio assoluto, il singolo Harry May, dovrebbe essere datato 1981 o giù di lì, un disco che si posizionò nei primi dieci della classifica indie UK, ma subito dopo i Business si sciolsero. Mickey Fitz imbastì una nuova formazione, reclutando Steve Whale (chitarra), Mark 'Captain Oi' Brennan (basso), Graham Ball (chitarra, ex-Conflict) e John Fisher (batteria). Ball e Fisher abbandonarono in poco tempo, e i Business, tornati quartetto, continuarono con il batterista Kev Boyce. Dopo altre vicissitudini (in termini di scioglimenti e ritorni), il gruppo è ritornato stabilmente dal 1995, anno in cui si riunì per commemorare, con un concerto, il calciatore Bobby Moore.
Le ultime formazioni conosciute: nel 2001 i Business comprendevano il solito Fitz, la chitarra di Steve Whale, il basso di Lol Proctor e la batteria di Micky Fairbain, mentre l'ultimo album della band, Hardcore hooligan (2003), è stato inciso da Fitz, Whale, Bones (basso) e Ray Dust (batteria). Per il momento e per non impazzire, è tutto. I Business fanno parte della folta pattuglia di The punk generation, raccolta quadrupla, nei capitoli 1 (Punk rock will never die), 2 (Nasty nasty) e 3 (Heat of the street).
Nato nel 1956 a Kingston Upon Thames, nel Surrey inglese, Richard Butler fondò i Psychedelic Furs nel 1977, con il fratello Tim, bassista e il chitarrista John Ashton. La lunga carriera dei Psychedelic Furs impegnò Butler sino all'inizio degli anni '90, quando fondò i Love Spit Love. Nel 2000 Butler riformò i Psychedelic Furs, con vecchi e nuovi compagni d'avventura. Come solista, Richard Butler ha pubblicato il suo esordio senza titolo nel 2006, ma poteva già vantare partecipazioni a numerose compilation (tra le quali, Lost in the stars).
Il gruppo fu fondato da Gibson 'Gibby' Haynes (voce) e Paul Leary Walthall (chitarra) nel 1981, in quel di San Antonio, Texas. Il terzo membro che ha costituito il nucleo centrale della formazione, è il batterista Jeffrey King Coffey (unitosi ai primi due nel 1983). La prime line-up, in ogni caso, dovrebbe comprendere il batterista Scott Matthews e il bassista Scott Stevens (sostituito in breve tempo da Andrew Mullen). Dopo una comparsata di Quinn Matthews, il basso finì nelle mani di Bill Jolly, colui che dovrebbe suonare lo strumento nell'esordio discografico del gruppo. Per quanto riguarda la batteria, scomparso dall'orizzonte Scott Matthews, arrivarono addirittura due nuovi bacchettatori, il già citato King Coffee e Teresa 'Nervosa' Taylor. Arriviamo al nome, sul quale esistono differenti versioni. Alessandro Bolli (Dizionario dei nomi rock, Arcana 1998, libro che consiglio appassionatamente) scrive che all'inizio il sodalizio si esibiva con nomi sempre diversi (tra i quali, Ashtray Baby Heads, Nine Foot Worm Makes Home Food, The Bob To Family Winston, Dick Gas Five e altri ancora), finché "una volta che suonavamo come Bleeding Skulls [Teschi Sanguinanti], saltò fuori uno dal pubblico che gridò: 'Voi siete surfisti del buco del culo!'." Ecco come nacquero ufficialmente i Butthole Surfers.
L'esordio senza titolo su EP fu pubblicato nel 1983 dalla Alternative Tentacles di Jello Biafra, con l'avvertenza di suonare il disco a 69 giri. Alcune discografie citano anche un titolo, Brown reason to live, forse aggiunto in ristampa (nel 1996), forse non so cosa. In quello stesso 1983 uscì pure un album dal vivo, PCPPEP (da pronunciarsi Pee see pee pee eee pee). Il primo album adulto, come direbbero a Gallarate, fu imbastito dopo il passaggio alla terroristica Touch And Go, etichetta musicale sovversiva di Chicago: Psychic... Powerless... Another Man's sac (1984) dovrebbe contare sul basso di Bill Jolly o su quello di Terrence Smart, ma è meglio affrontare subito il nodo chitarra-basso e non pensarci più. Tra il 1984 e il 1985 sono accreditati al basso dei Butthole Surfers i seguenti gentiluomini: Bill Jolly, Terrence Smart, David McKreath, Mark Kramer, Juan Molina e Trevor Malcolm. L'ultimo citato dalla lista sforò nel 1986, per essere sostituito in quell'anno da Jeff Pinkus, resistito addirittura sino al 1993. Chiuso il nodo chitarra-basso. Nel 1985 i dementi texani pubblicarono un altro EP, Cream corn from the socket of Davis (pubblicato in Gran Bretagna dalla Fundamental Records).
Rembrandt pussyhorse (1986) fu l'album della stabilità per quanto riguarda la formazione (è già presente Jeff Pinkus al basso...), mentre Locust abortion technician, il lavoro del 1987, segnalò il nome Butthole Surfers anche al di fuori dei confini cosiddetti addetti ai lavori. Nel frattempo era successo qualcosa nella zona batteria, ma lasciamo volentieri perdere. Hairway to Steven (1988), secondo autorevoli pareri, è forse il primo album dei Butthole Surfers che presenta, tra le pieghe dei soliti suoni stridenti e apocalittici, canzoni normali. Double live, pubblicato da Latino Bugger Vail nel 1989, è un doppio album dal vivo stampato in 10.000 copie (e 7.500 cassette... e 4.750 cd), Widowermaker! un EP (ancora 1989) che rappresenta l'ultima pubblicazione dei Butthole Surfers a gentile cura della Touch And Go (e l'ultima apparizione di Teresa Taylor): il successivo Piouhgd (1991) sarà targato Rough Trade. In quello stesso 1991, i Butthole Surfers parteciparono al primo carrozzone ambulante del rock statunitense, il Lollapalooza. Con Independent worm saloon successe quello che nessuno avrebbe mai pensato: il debutto del gruppo per una major, la Capitol, ma se diamo un'occhiata all'anno di pubblicazione, 1993, è tutto più chiaro.
Ciò che nessuno, per davvero, avrebbe mai pensato, è il nome che si legge sotto la dicitura produttore: John Paul Jones (sì, proprio quello dei Led Zeppelin, che suona anche il basso, ma pensando alle sue frequentazioni con Diamanda Galas...). Nel 1995 il gruppo diede il permesso all'etichetta Trance Syndicate di pubblicare ufficialmente un bootleg contenente rarità, demotape e registrazioni dal vivo (The hole truth... and nothing butt). Electriclarryland (1996, con il basso di Andrew Weiss) sancì il definitivo ammorbidimento dei nostri, che riuscirono ad ottenere pure un successo radiofonico con Pepper. In quello stesso anno i Butthole Surfers intentarono una causa legale alla Touch And Go, per recuperare i diritti sulle loro vecchie pubblicazioni e festeggiarono la vittoria davanti ai giudici nel 1999. Un'altra causa legale contro la Capitol li portò allo scioglimento del contratto, all'accasamento presso la Hollywood Records e alla perdita di un album già registrato e che la major si rifiutò di pubblicare nel 1998 (per la cronaca, il titolo è After the astronauts, parte del quale confluirà nel successivo Weird revolution). Il debutto per la nuova etichetta, primo album dopo cinque anni, uscì nel 2001, Weird revolution (con il nuovo bassista Nathan Calhoun).
Nel 2002 fu la volta di Humpty Dumpty LSD, una raccolta di materiale raro e inedito del periodo 1982-1984: è l'ultimo titolo di cui si sia a conoscenza da queste parti. I Butthole Surfers, congiuntamente ad altri colleghi della Touch And Go, attentarono ai padiglioni auricolari dei malcapitati ascoltatori attraverso la raccolta God's favorite dog (con i due brani Eindhoven chicken masque e The legless eye). Molto più normalmente, i nostri parteciparono pure alla colonna sonora del film Love and a .45.
I Buzzcocks nacquero dall'idea di un paio di ragazzi di Manchester, Peter McNeish (in seguito Pete Shelley) e Howard Trafford (in seguito Howard Devoto), due grandi fans del glam, in particolare di Marc Bolan, ma anche di Velvet Underground e Stooges. I due appiccicarono un avviso sulla bacheca della scuola che frequentavano: cercasi persone per formare un gruppo e suonare una versione di Sister Ray (il capolavoro dei Velvet Underground, dal secondo album del gruppo, White light/White heat): era il 1975. I due, in ogni caso, restarono fulminati dalla visione dei Sex Pistols in concerto, per i quali s'imbarcarono in un viaggio verso sud dopo aver letto alcune recensioni delle imprese di Rotten e soci (era il febbraio del 1976). Fu proprio durante il viaggio verso Londra che i due sentirono alla radio un commento favorevole a una serie televisiva, che si concludeva così: "It's a buzz, cocks!" (qualcosa come, è uno sballo ragazzi); e furono Howard Devoto e Pete Shelley a ingaggiare i Sex Pistols per il loro primo concerto in quel di Manchester, nel giugno del 1976 e il 20 luglio successivo (seconda data dei Pistols in quella città), gli appena formati Buzzcocks furono il gruppo di spalla.
La formazione iniziale della band era la seguente: Pete Shelley, chitarra, Howard Devoto, voce, Steve Diggle, basso e John Maher, batteria. L'esordio autoprodotto e pubblicato dalla propria etichetta New Hormones, fu un EP con quattro canzoni, "Spiral Scratch" (febbraio 1977). Devoto se ne andò subito dopo per formare i Magazine e i Buzzcocks restarono nelle mani di Pete Shelley, che diventò la voce solista, mentre Steve Diggle passò alla chitarra. Al basso arrivò un tizio di nome Garth Smith, in breve rimpiazzato da Steve Garvey. Fu questa la formazione che firmò un contratto con la United Artists. L'album d'esordio, Another music in a different kitchen, non riuscì a bissare l'irruenza e la perfezione dei numerosi singoli che il gruppo aveva già pubblicato, tra i quali, la scandalosa Orgasm addict, il loro debutto per la United Artists (in ogni caso, il debutto del gruppo su album è una delle opere fondamentali del punk inglese). Definita dallo stesso Shelley, "Una canzone anti-sesso che enfatizza la disumanizzazione delle relazioni personali", Orgasm addict fu censurata da Radio One. Nello stesso 1978 i Buzzcocks pubblicarono il secondo album, Love bites, mentre il terzo e ultimo della prima fase, A different kind of tension, sarà licenziato nel 1979.
Il 1979 fu anche l'anno in cui fu pubblicato forse il loro capolavoro assoluto, Singles going steady: definire capolavoro una raccolta di singoli è forse esagerato, ma bisogna ascoltare per capire. Dopo aver registrato alcuni demotape in vista di un quarto album, il gruppo si sciolse improvvisamente, nel 1981, quando Shelley decise d'intraprendere la carriera solista. Le riunioni si sono susseguite nei decenni successivi, senza contare l'esperienza che vide coinvolti, dal 1981 al 1989, Steve Diggle, John Maher e altri musicisti sotto il nome di Flag Of Convenience, ma che un tour-manager intelligente, alla fine dell'esperienza, ribattezzò Buzzcocks F.O.C. (secondo altre fonti, fu lo stesso Diggle il responsabile della scelta). Il nome storico tornò una prima volta nel 1989 e poi nel 1993, con l'album (trascurabile a dir poco) Trade test transmissions (Essential) e con una formazione comprendente Shelley, Diggle, il bassista Tony Barber e il batterista Phil Barker (nella formazione transitò anche Mike Joyce, il batterista degli Smiths).
La formazione continuerà imperterrita a produrre album (All set, IRS 1996, Modern, Go Kart 1999, Buzzcocks, Merge 2003 e Flat-pack philosophy, 2006) e a imbarcarsi in lunghi tour nostalgici. Nella formazione un solo cambiamento, con l'arrivo del batterista Danny Farrant in occasione del tour del 2006. I Buzzcocks compaiono nelle seguenti compilation di casa mia: The sampler - Peel sessions, The indie scene (capitoli 1977 e 1978) e Loud, proud & punk.
Bisogna partire da lontano. I Flaf of Convenience nacquero subito dopo lo scioglimento dei Buzzcocks, nel 1981, a opera di uno Steve Diggle frustrato dal suo ruolo nel gruppo storico di Manchester (secondo il sito di TrouserPress, il ruolo di Diggle nei Buzzcocks era equivalente a quello di Dave Davies nei Kinks, sormontato dalla leadership del fratello Ray). I Flag Of Convenience pubblicarono quattro singoli tra il 1981 e il 1986. John Maher se ne andò nel 1986, ma ritornò per registrare alcune canzoni dell'album Northwest skyline (MCM 1987), primo lavoro sulla lunga distanza degli accorciati (come nome e non solo) F.O.C., ma in realtà, un disco solista di Diggle. Nel 1988 Diggle riuscì ad imbastire una formazione vera e propria e pubblicò l'EP Exiles, ignorato da stampa e pubblico come i precedenti. Secondo la solita scheda di TrouserPress, fu proprio per attirare l'attenzione che Diggle ribattezzò il gruppo Buzzcocks F.O.C., con il risultato di calamitare gli strali dei vecchi fans e degli estimatori del gruppo guidato da Shelley (in Exiles, per la cronaca, la seconda chitarra fu suonata da Gary Couzens, membro fondatore degli Stone Roses, gruppo che aveva lasciato dopo un solo singolo).
Lo stesso Shelley, d'altro canto, disse che fu il tour-manager ad avere l'idea sciagurata durante alcuni concerti in Germania e Francia. I Buzzcocks F.O.C. si sciolsero e nel 1989 si riformarono per la prima volta i Buzzcocks canonici (secondo alcuni, proprio grazie all'iniziativa di Diggle con i suoi Buzzcocks F.O.C.). I Buzzcocks F.O.C. aprono la raccolta Indie punk classics.
Riepilogo biografie della e nella pagina
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