BIOGRAFIE
Blu
I Blue Aeroplanes nacquero a Bristol, Inghilterra, all'inizio degli anni '80 e furono costruiti attorno ai due fratelli Langley, il batterista Jim e il cantante e leader Gerard. Ai due fratelli si aggiunsero il bassista Nick Jacobs e il multistrumentista Dave Chapman. Le formazioni del gruppo, in ogni caso, furono un continuo viavai e all'epoca dell'album Swagger (1990), per fare un esempio, la band comprendeva sette elementi: oltre ai due fratelli Langley, le tre chitarre dell'italiano Angelo Bruschini, di Rodney Allen e di Alex Lee (anche tastierista), il basso di Andy McCreeth e infine, la danza del ballerino polacco Wojtek Omochowski. L'esordio è datato 1984, Bop art (Abstract Records), seguito da Tolerance (Fire Records 1986) e Spitting out miracles (1987). I due album che riscossero il maggior successo del gruppo, dopo la firma per la Ensign, sussidiaria della Chrysalis, furono Swagger (1990) e Beatsongs (1991, con il batterista Paul Mulreany). A seguire altri due album a metà anni '90, Life model (1994) e Rough music (1995, entrambi per la Beggars Banquet). Da quel momento, secondo le fonti consultate, del gruppo si perdono le tracce. I Blue Aeroplanes sono tra i gruppi della raccolta The Indie Scene, capitolo 1985.
Preistoria
Il nucleo primitivo dei Blue Öyster Cult si formò nel 1967 a Long Island, New York: Donald 'Buck Dharma' Roeser (chitarra solista), Eric Bloom (voce, chitarra e tastiere), Albert Bouchard (batteria) e il fratello Joe (basso) e infine, Allen Lanier (chitarra e tastiere), cominciarono una storia strana e inconsueta nell'economia del rock dell'ultimo quarantennio (a parte Allen Lanier, al quale è attribuita una sola canzone, tutti i componenti prestarono la loro voce come solista a numerosi pezzi del gruppo). La formazione stilata è la più famosa e classica dei Blue Öyster Cult, ma la loro storia comincia da lontano, quando Donald Roeser (classe 1947, nato a Long Island, New York) e Albert Bouchard (nato nel 1947 a Watertown, stato di New York) s'incontrarono al Clarkson College di Potsdam, New York, presentati da un amico comune, Bruce Abbott. I tre, con altri due amici, formarono i Disciples, mutati in seguito in Travesty (dal titolo di un album del Blues Project).
Il gruppo suonava in feste da ballo studentesche e nei bar e quando si sciolse, Roeser e Bouchard decisero di abbandonare il college e di darsi a tempo pieno alla musica. Il primo tornò a Long Island, mentre il secondo cercò di sfruttare un'opportunità offertagli a Chicago. Svanita l'occasione nella metropoli dell'Illinois, Bouchard tornò a New York e si riunì a Roeser, nel periodo in cui lo stesso Roeser, tra le altre esperienze musicali, conobbe un personaggio fondamentale per la storia dei Blue Öyster Cult, lo scrittore, poeta e critico musicale, Sandy Pearlman. Pearlman era diventato uno dei principali critici rock sin dai tempi della British Invasion e con Richard Meltzer, Jon Landau e Paul Williams, era stato tra le firme del magazine Crawdaddy!, un foglio fondamentale per capire la cultura rock del periodo. Secondo alcuni, si deve a Pearlman l'invenzione della definizione heavy metal music (anche se altri attribuiscono l'invenzione del termine a Lester Bangs, ma non divaghiamo). Le jam-session del gruppo di amici che si stava formando, coinvolsero il chitarrista John Wiesenthal e un altro chitarrista e tastierista, Allen Lanier (classe 1946). I due erano impiegati presso una compagnia cinematografica e fu tramite Wiesenthal che Lanier conobbe Roeser e Bouchard.
Le sedute si svolgevano in una vecchia casa accanto allo Stony Brook College e coinvolsero Roeser, Bouchard, Wiesenthal, Lanier e un vecchio compagno di scuola di Roeser, Andrew Winters (bassista): siamo nel 1967. Il gruppo fu notato e ascoltato da Sandy Pearlman, il quale riconobbe il talento particolare di quel connubio. I cinque, dal canto loro, consci della notorietà del personaggio e dei suoi agganci nel mondo musicale, furono più che contenti di legare il proprio futuro a quello di Pearlman. Il critico trovò il nome per la band, Soft White Underbelly (da una frase proferita da Winston Churchill durante la seconda guerra mondiale, nella quale lo statista definiva l'Italia come soft white underbelly, il bianco e soffice ventre molle o qualcosa del genere) e cominciò a procurare ingaggi a New York e dintorni, permettendo ai cinque di aprire concerti per nomi quali Muddy Waters e Grateful Dead. Fu in questo periodo che il gruppo, che si avvaleva delle due voci soliste di Bouchard e Roeser, si rese conto di avere bisogno di un cantante vero e proprio e il posto fu occupato da Les Braunstein, un tizio che grazie all'amicizia con Andy Yarrow, fratello del Peter di Peter, Paul & Mary, riuscì a far interpretare una sua canzone dal trio.
I Soft White Underbelly furono visti in concerto dal presidente della Elektra Records, Jac Holzman e in seguito alla firma di un contratto, il gruppo incassò un anticipo per migliorare il proprio equipaggiamento musicale. Fu grazie a questa circostanza che la band conobbe Eric Bloom, classe 1944, nato a Brooklyn (New York) e in quella fine di anni '60, già coinvolto nella scena musicale cittadina e dipendente di una società di strumenti musicali, la Sam Ash Music. Bloom diventò il responsabile del suono durante i concerti dei Soft White Underbelly e strinse amicizia con i componenti della band. All'inizio del 1969 il gruppo cominciò a lavorare all'album di debutto per la Elektra Records, ma fu chiaro sin dall'inizio che le strade dei Soft White Underbelly e di Les Braunstein si stavano separando. Il chiarimento portò all'abbandono del cantante, in un momento delicato della lavorazione del disco. La ricerca disperata di una voce si risolse quando Allen Lanier si ricordò di aver ascoltato un nastro dei Lost and Found, la band nella quale militava Eric Bloom: nell'aprile del 1969, Eric Bloom si unì ufficialmente ai Soft White Underbelly.
L'operazione scontentò, a dir poco, l'Elektra Records, convinta di avere tra le mani, con Les Braunstein, la risposta della East Coast al talento di Jim Morrison. L'etichetta, pur nella convinzione che il gruppo senza Braunstein fosse molto meno spendibile e vendibile, diede un'altra opportunità ai Soft White Underbelly. L'arrivo di Eric Bloom diede una sterzata psichedelica al suono della band e questo, unito ad alcuni concerti disastrosi recensiti dalla stampa, impose un cambio di nome. L'album in lavorazione fu abbandonato in un cassetto, il gruppo cambiò nome prima in Oaxaca e poi, in Stalk-Forrest Group e all'inizio del 1970, volò a Los Angeles per cominciare le sessioni per il nuovo debutto. Sandy Pearlman pensò a dei nomi di battaglia per ogni membro del gruppo, nomi che furono respinti in blocco eccetto uno, Buck Dharma, che da allora accompagna Donald Roeser. Terminate le sessioni di registrazione e ritornati a New York, i ragazzi ebbero delle nuove incomprensioni con l'etichetta, con il risultato che il contratto fu sciolto e un secondo album di debutto finì nel cassetto, esattamente come il primo.
Dal rapporto con la Elektra scaturì solamente un 45 giri promozionale per le radio, What is quicksand?, stampato in 300 copie, mentre il secondo album finito nel cassetto dell'etichetta, uscirà nel 2001 come St. Cecilia: the Elektra recordings (Rhino Handmade Records). Fu in questo periodo che Andy Winters, coinvolto tiepidamente nelle vicende della band, fu estromesso e sostituito con il fratello di Albert Bouchard, Joe, nato Joseph Bouchard nel 1948 a Watertown, New York. Durante un concerto privato, lo Stalk-Forrest Group impressionò un certo David Lucas, il quale offrì ai ragazzi il proprio impianto di registrazione a otto piste per incidere dei demotape. Grazie a uno dei nastri, Pearlman riuscì a ottenere un'audizione del gruppo davanti al presidente della Columbia Records, Clive Davis. La storia del contratto Columbia è un po' più complicata di quanto riportato dalle fonti rintracciate in Internet e il dovere m'impone di spiattellarla. Gli Stalk-Forrest Group inviarono uno dei nastri, registrati grazie a David Lucas, alla Columbia, che rifiutò l'abboccamento. Sei mesi più tardi, tramite Sandy Pearlman, i cinque pensarono di inviare lo stesso nastro, ma con un altro nome (pensando, non a torto, che il nome potesse avere un'importanza capitale nell'accettazione di un nastro, di qualunque tipo e qualità fosse la musica) e la Columbia accettò.
Blue Öyster Cult
La differenza, rispetto a una delle versioni circolanti in Internet, potrebbe essere tutta in un particolare: il gruppo registrò due demotape grazie a David Lucas e non uno soltanto e nel secondo tentativo di abboccamento con l'etichetta, Sandy Pearlman avrebbe proposto il nastro che la Columbia non aveva ascoltato la prima volta. Difficile, in ogni caso, mettere ordine in casini temporali e sostanziali di questo tipo. Il nome finale, Blue Öyster Cult, fu scelto, secondo una fonte (ma non è l'unica versione, come vedremo), mentre i ragazzi stavano bevendo una birra al bar. La birra si chiamava Cully Stout Beer e da quel nome, i nostri ricavarono diversi anagrammi e oltre al risultato finale (splendido), gli altri furono Trolleybus Cute, Stout Belly Cure e Trycolute Blues. La dieresi sulla O fu aggiunta come semplice abbellimento grafico da Allen Lanier, una scelta che sarebbe stata seguita da innumerevoli band nei decenni successivi (dai Motörhead ai Mötley Crue, fino ai Queensr˙che, solo per citare alcuni tra i nomi più famosi). Un'altra versione parla del titolo di un racconto scritto negli anni '60 dal produttore e manager Sandy Pearlman e al di là dell'ipotesi molto meno affascinante della precedente, sembra sia quest'ultima la tesi più accreditata.
(1972)
Il nome definitivo, uno dei miei preferiti di sempre, provocò qualche mugugno all'interno del gruppo, ma una volta accettato, i Blue Öyster Cult tornarono nello studio di David Lucas e iniziarono le registrazioni del loro album di debutto, ovvero, il terzo tentativo di esordio di cui i cinque potevano 'vantarsi' (terzo tentativo con tre nomi diversi: non so se sia una specie di record, ma ci arriva vicino...). Il debutto, finalmente, arrivò nei negozi e grazie alla buona accoglienza del singolo Cities on flame with rock'n'roll (e alle aderenze di Pearlman presso le radio e i media), il disco andò piuttosto bene a livello di vendite. Blue Öyster Cult (1972) soffre forse di qualche carenza produttiva (Murray Krugman e Sandy Pearlman), ma le idee geniali sono già presenti e abbondanti e non sono che un piccolo anticipo delle meraviglie future. Questo il riassunto della formazione dell'esordio (dopo le centinaia di parole, qualcuno, il sottoscritto per esempio, potrebbe aver perso il filo): Eric Bloom (voce solista, chitarra e tastiere), Albert Bouchard (batteria e voce solista in Cities on flame with rock'n'roll), Joe Bouchard (basso e voce solista in Screams), Allen Lanier (chitarra ritmica e tastiere) e Donald Buck Dharma Roeser (chitarra solista e voce solista in Then came the last days of May e Before the kiss, a redcap).
La copertina, opera di Bill Gawlik, presenta per la prima volta quello che sarà universalmente riconosciuto come il simbolo del gruppo, Kronos, confuso da molti come una stilizzazione della svastica nazista, una polemica che investirà i Blue Öyster Cult anche a causa dei testi di alcune canzoni, ma che non sembra avere alcuna ragione di esistere (o meglio le ragioni ci sono, ma... leggere la mia introduzione a Blue Öyster Cult). Nei due anni successivi, il gruppo suonò costantemente sui palchi di mezzo mondo, spesso a fianco di artisti a prima vista decisamente lontani dalla loro infuocata miscela sonora (come la Mahavishnu Orchestra).
(1973)
Il secondo album dei Blue Öyster Cult, Tyranny and mutation (1973), fu scritto completamente sulla strada, tra un concerto e l'altro. Le canzoni del disco, come sempre, furono divise tra i vari membri per quanto riguarda le voci soliste (a parte il solito, silenzioso Allen Lanier): Eric Bloom è la consueta voce principale, Joe Bouchard è l'ugola straordinaria di Hot rails to hell e Wings wetted down, mentre Donald Buck Dharma Roeser si occupa di Teen archer.
(1974)
Dopo un ottimo esordio e un'ancor migliore conferma, i Blue Öyster Cult si superarono con il terzo lavoro, Secret treaties (1974), votato dai tromboni di Melody Maker addirittura come il miglior album rock di tutti i tempi e salito nella classifica USA sino al numero 53 (diventerà disco d'oro, mezzo milione di copie vendute, nel 1992). Stupirà qualcuno ritrovare tra le voci autori il nome di Patti Smith, co-accreditata, con Albert Bouchard, della composizione di Career of evil, il brano che apre l'album. La poetessa, all'epoca, era vicina, molto vicina, ad Allen Lanier e fu proprio quest'ultimo, secondo la voce comune, a convincere Patti Smith a fare il grande passo verso la musica, cosa della quale non potremo mai ringraziarlo abbastanza (Patti era già comparsa nel precedente Tyranny and mutation, a dire il vero). Le voci di Secret treaties: Eric Bloom, come di consueto, è la principale e quasi unica voce solista, affiancato in Cagey cretins da Albert Bouchard, il batterista che sarà l'unico, in questo caso, a sostituire Bloom in una canzone, la fantastica Dominance and submission.
(1975)
Nel 1975 il gruppo si concesse un appuntamento irrinunciabile per i gruppi degli anni '70, soprattutto in un certo ambito sonoro, il doppio album dal vivo e come stupirsi, data la caratura di quei Blue Öyster Cult, ne uscì un capolavoro dal titolo di On your feet or on your knees, un'ora e un quarto della torrida e torrenziale versione di quell'hard rock molto particolare che la band elargiva agli appassionati. Registrato durante un periodo non scevro di problemi tecnici (questo nel ricordo dei protagonisti), il doppio live cattura l'essenza di questo gruppo straordinario, senza alcun bisogno di interventi postumi (non ci sono overdubs di alcun tipo): uno dei miei album dal vivo preferiti di ogni tempo. Dopo la pubblicazione del doppio dal vivo, i BÖC s'imbarcarono verso il loro primo tour europeo e la striscia infinita di concerti continuò anche dopo il ritorno in patria. Il doppio album dal vivo, in ogni caso, come spesso succedeva a quei tempi, fu uno spartiacque, il diaframma divisorio tra il gruppo degli esordi e dei primi tre album e quello successivo.
(1976)
Il primo risultato fu ancora una volta straordinario, anche se questo giudizio non trova d'accordo la maggior parte dei critici: Agents of fortune indugia sulle soluzioni inconsuete, sulle divagazioni pop, sulle canzoni soffuse e a mio parere, è quasi un capolavoro. Il singolo (Don't fear) The reaper, una meraviglia scritta da Buck Dharma, oltre a essere forse la canzone più famosa del gruppo, raggiungerà il numero 12 della classifica di Billboard, ancora oggi, il più grande successo dei Blue Öyster Cult. L'album salirà sino al numero 29 e diventerà di platino (più di un milione di copie vendute). Accreditato alla produzione, oltre ai soliti Murray Krugman e Sandy Pearlman dei dischi precedenti, anche David Lucas, personaggio fondamentale nella storia del gruppo. Consueto sguardo alle voci soliste, mai così varie: Eric Bloom in This ain't the summer of love, E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence), Tattoo vampire e Tenderloin, la sorpresa di Allen Lanier in True confessions, Donald Buck Dharma Roeser nella stupenda (Don't fear) The reaper, Albert Bouchard in The revenge of Vera Gemini (con Patti Smith co-autrice e ospite alla voce), Sinful love e Debbie Denise (ancora con Patti Smith co-autrice) e infine, Joe Bouchard in Morning final.
Il successo dell'album cambiò la prospettiva dei Blue Öyster Cult, diventati ormai delle stelle nel firmamento della musica e seguiti da migliaia di fans accaniti durante i concerti, approdati dalle sale più o meno grandi, alle arene. Il gruppo, per notizia, fu tra i primi ad usare il laser durante gli spettacoli dal vivo e a parte questo dettaglio, i Blue Öyster Cult spendevano buona parte dei loro profitti per migliorare continuamente l'equipaggiamento musicale e tecnologico. Il discorso laser, tra l'altro, provocò non pochi problemi ai nostri (forse proprio per essere stati dei pionieri): l'accusa, da parte di un'agenzia governativa, di provocare problemi agli occhi e possibile cecità, fu seguita da indagini e da regole ferree imposte dalle stesse autorità, nonostante le rassicurazioni certificate. Lo stress della situazione, unito alla spesa per il mantenimento del supporto tecnologico, suggerì ai Blue Öyster Cult di rinunciare e il laser scomparve.
(1977)
Il lavoro successivo, Spectres (1977), inciso come sempre tra un concerto e l'altro, portò via un intero anno per la realizzazione finale. Le voci: Eric Bloom in Searchin' the Celine, R.U. ready to rock, Celestial the Queen e Goin' through the motion, con una piccola parte solista in Golden age of leather, cantata da Donald Buck Dharma Roeser, voce solista anche di Godzilla e I love the night. Albert Bouchard canta in Fireworks e Death Valley nights e il fratello Joe nella conclusiva Nosferatu.
(1978)
A due soli album dal primo live, i Blue Öyster Cult replicarono con Some enchanted evening, singolo e non doppio, altra dimostrazione di forza e fantasia e altro disco di platino.
(1979)
Il cambiamento del dopo-live fu di quelli epocali, per un gruppo che da una decina di anni si avvaleva della produzione di Sandy Pearlman (sempre affiancato alla regia da Murray Krugman): Mirrors (1979) fu prodotto da Tom Werman, responsabile (prima e dopo) dietro al mixer di lavori dei pop-metallari Cheap Trick, del troglodita della sei corde Ted Nugent, dei panzoni sudisti Molly Hatchet, dei catto-metallico-evangelici Stryper, dei californiani glammers Poison e Mötley Crue e di molti altri. Il disco scontentò non solo i fans, ma anche la stessa band e il risultato fu negativo sia a livello artistico che commerciale. Le voci: Eric Bloom in Dr. Music (con i cori di Ellen Foley e Genya Ravan, cantante e produttrice - i Dead Boys tra i suoi lavori), The great Sun jester e I am the storm, Donald Buck Dharma Roeser in In thee, Mirrors, The vigil e Lonely teardrops, Joe Bouchard in Moon crazy e Albert Bouchard in You're not the one (I was looking for).
(1980)
Sandy Pearlman, ancora il manager del gruppo, in quel periodo aggregò alla sua scuderia gli straordinari Black Sabbath di Heaven and hell e questo portò al contatto tra i Blue Öyster Cult e il produttore Martin Birch. Il risultato fu un ritorno a certe atmosfere del gruppo, ma soprattutto, al successo. Cultösaurus erectus (1980) non ripetè il successo di Agents of fortune negli Stati Uniti, ma in Gran Bretagna l'album salì sino al 14° posto. La pubblicazione fu seguita dal Black and Blue Tour, una straordinaria occasione per ammirare i Blue Öyster Cult e i Black Sabbath in concerto durante la stessa serata. La notorietà degli uni e degli altri e lo stesso management, propiziò la decisione di alternare l'headliner (il gruppo principale, quello che chiude la serata) concerto dopo concerto. Le voci di Cultösaurus erectus: Eric Bloom tornò ad essere la voce principale di gran parte dei pezzi, eccetto Deadline (Donald Buck Dharma Roeser), Hungry boys (Albert Bouchard) e Fallen angel (Joe Bouchard).
(1981)
Il successivo Fire of unknown origin (1981), prodotto ancora da Martin Birch, fu originato dalle canzoni scritte per il film a cartoni animati Heavy Metal, anche se di quel pacchetto, alla fine, nella colonna sonora fu inserita solamente Veterans of the psychic warfare, ironicamente, un pezzo che non fu scritto sulla base delle vignette sulle quali lavorò il gruppo. Il disco originò un successo su 45 giri che raggiunse le prime 40 posizioni di Billboard, Burnin' for you, una canzone scritta da Buck Dharma per un suo imminente esordio solista, ma che Sandy Pearlman volle a tutti i costi usare per l'album del gruppo (il chitarrista deciderà poi di non inserire la canzone in quell'album, il suo unico solista, Flat out, pubblicato da Portrait Records nel 1982). Le voci di Fire of unknown origin: Eric Bloom nel brano che titola l'album (co-firmato dai due Bouchard, Roeser e Patti Smith) e in Veterans of the psychic warfare, Sole survivor (con la seconda voce di Karla DeVito), Heavy metal (Black and silver) (dove Bloom suona anche il basso), After dark e Joan Crawford (con il basso di Buck Dharma). Donald Buck Dharma Roeser canta in Burnin' for you e Don't turn your back e Joe Bouchard in Vengeance (The pact).
La formazione, stabile da più dieci anni, subì la prima defezione durante il tour di Fire of unknown origin, a causa di non meglio precisati problemi: il batterista Albert Bouchard creò ritardi e altri guai, per i quali dovette essere sostituito, nelle rimanenti date del tour, dal responsabile delle luci, Rick Downey. Una volta terminato il tour, i quattro Blue Öyster Cult rimanenti decisero di estromettere definitivamente Bouchard.
(1982)
Con la formazione in crisi, l'assenza di uno scrittore prolifico come Albert Bouchard e con Donald Roeser al lavoro per il suo album solista, i Blue Öyster Cult diedero alle stampe un altro doppio album dal vivo, il terzo live in sette anni. Extraterrestrial live (1982) fece storcere il naso a più di qualcuno, anche per il repertorio proposto, riprendente molte canzoni già apparse nei due lavori dal vivo precedenti, ma il contratto con la Columbia esigeva un nuovo prodotto (anche se un live non può essere considerato un nuovo prodotto tout-court). Il disco fu registrato durante il tour di Fire of unknown origin, tranne un paio di canzoni più datate (Dominance and submission e Black blade, le uniche con la batteria di Albert Bouchard; negli altri pezzi il batterista è il suo sostituto di quel tour, Rick Downey). L'album solista di Buck Dharma fu un fallimento commerciale, per svariati motivi. I BÖC si prepararono per il ritorno in studio, sotto la guida produttiva di Bruce Fairbairn (responsabile degli sfracelli commerciali degli Aerosmith di fine anni '80, inizio anni '90) e con la conferma della batteria di Rick Downey.
The revölution by night(1983)
The revölution by night rappresentò la conferma della china discendente del gruppo, nonostante le discrete prove dei due precedenti album di studio. Le voci: Eric Bloom voce principale, eccetto in Shooting shark, Veins e Dragon lady (Donald Roeser) e Light years of love (Joe Bouchard). In Take me away è presente la chitarra ospite di Aldo Nova e questo, più di qualunque parola, può dire qualcosa a riguardo della tendenza sonora intrapresa dai cinque. L'album non saprà ripetere il successo di Fire of unknown origin e durante il tour promozionale, Rick Downey decise di abbandonare i compagni (1985). Albert Bouchard si riunì al gruppo per un paio di settimane, ma le vecchie dispute tornarono a farsi sentire e le due parti si separarono nuovamente.
(1985)
In quello stesso periodo, anche Allen Lanier abbandonò la band e i tre membri rimanenti rimpiazzarono i due fuggitivi con il tastierista Tommy Zvonchek e il batterista Jimmy Wilcox, per l'album Club Ninja (Wikipedia cita come batterista Thommy Price, elencato, nelle note del disco, come musicista ospite; a Wilcox, d'altro canto, nelle stesse note, vengono attribuiti cori e percussioni, mentre Price, seppur ospite e non ufficialmente in formazione, è dato alla batteria). Il disco, segnato dal ritorno alla produzione di Sandy Pearlman (bel ritorno...), tocca veramente il fondo della produzione dei Blue Öyster Cult, secondo il sottoscritto, tanto che, in possesso dell'intera discografia sino a quel punto, mi sono rifiutato, sino ad oggi 30 marzo 2007, di continuare la raccolta dei titoli del gruppo. Le voci: Eric Bloom in White flags, Make rock not war, Beat 'em up e Shadow warrior, Donald Buck Dharma Roeser in Dancin' in the ruins, Perfect water (con testo scritto da Jim Carroll), Spy in the house of the night e Madness to the method. Non rimane che When the war comes, cantata da Joe Bouchard.
Come scrive il sito ufficiale, Club Ninja sta sul fondo delle preferenze sia tra i fans che tra i membri stessi del gruppo e non ci voleva un genio per affermarlo, a dire il vero. Durante il tour promozionale di Club Ninja, anche Joe Bouchard decise di andarsene, assottigliando sempre più la pattuglia originale dei BÖC, ridotta ormai a Donald Roeser e Eric Bloom. Jon Rogers rimpiazzò il bassista per le date rimanenti del tour. Dopo quest'ennesima botta, i Blue Öyster Cult si sciolsero, ma per un periodo brevissimo. All'arrivo di una proposta per alcuni concerti in Grecia, il gruppo si riformò, con il ritorno di Allen Lanier, ma nulla si sa sul resto della formazione.
Imaginos
(1988)
Albert Bouchard, nel frattempo, era arrivato alla fine del lunghissimo percorso del suo progetto solista, Imaginos (cinque anni di lavoro), ma senza un'etichetta alle spalle, con l'aiuto di Pearlman (autore dell'opera ispiratrice del disco, dallo stesso titolo), si arrivò alla decisione di pubblicare il disco sotto il nome di Blue Öyster Cult. La formazione originale si rimise assieme per aggiungere strumenti e voci e l'album fu pubblicato nel 1988. Oltre alle voci di Bloom, Roeser e Bouchard, nell'album troviamo come cantanti solisti Jon Rogers e Joey Cerisano (un pezzo a testa). Imaginos pose fine, dopo quasi vent'anni, al rapporto tra i Blue Öyster Cult e la Columbia Records e non si sa quanto abbia influenzato sulla rottura il fatto che il disco non sia stato praticamente promozionato. L'etichetta, tra l'altro, era stata appena acquisita dal colosso Sony e quindi, sulla decisione ebbe influenza anche la nuova direzione artistica.
On Tour Forever
Per la band iniziò un lunghissimo periodo denominato On Tour Forever, consistente in concerti su concerti, ma senza contratto discografico e dunque, senza alcun disco nuovo. Senza i fratelli Bouchard, i Blue Öyster Cult suonarono inizialmente con una sezione ritmica composta da Jon Rogers al basso e Ron Riddle alla batteria e proprio il batterista sarà l'elemento più fluttuante durante il lungo gap discografico: sul sellino della band passarono Chuck Bürgi (già con MeatLoaf), John Miceli (passato anche tra i Rainbow) e John O'Reilly (transitato, pure lui, tra le grinfie di Ritchie Blackmore) e dal 1997, Bob Rondinelli (altro ex Rainbow, passato anche tra le fila dei Black Sabbath). Jon Rogers, dal canto suo, abbandonò i BÖC nel 1995, sostituito prima da Greg Smith (già con la band di Alice Cooper) e poi da Danny Miranda. In quel periodo confuso e zeppo di cambiamenti di formazione, nel gruppo passarono anche il tastierista Kasim Sulton (1998) e il chitarrista Al Pitrelli (1999).
Heaven forbid
(1998)
Un nuovo album dei Blue Öyster Cult giunse infine nel 1998, dopo la firma di un contratto con la CMC International Records. Heaven forbid, album prodotto per la prima volta da Buck Dharma e Eric Bloom, presenta una formazione infinita, comprendente i vari membri succedutisi in quegli anni, risultato, evidentemente, di registrazioni dilatate nel tempo.
Curse of the hidden mirror
(2001)
Accolto in maniera positiva da stampa e pubblico, Heaven forbid fu seguito nel 2001 da Curse of the hidden mirror, pubblicato da Sanctuary Records e registrato da una formazione a cinque comprendente Bloom, Roeser, Lanier, Rondinelli e Miranda.
A long day's night
(2002)
La storia si conclude con un album dal vivo, A long day's night (un titolo che riprende il ringoismo, come amava definirli John Lennon, che creò A hard day's night dei Beatles).
Fine
L'ultima formazione dei Blue Öyster Cult: Eric Bloom, Donald Buck Dharma Roeser, Allen Lanier, Richie Castellano (basso) e Jules Radino (batteria). Penso sia 'quasi' tutto. I Blue Öyster Cult fanno parte del cofanetto triplo The metal box, volumi uno e tre.
Gruppo di Melbourne, Australia, formato nel 1985 dal cantante Ian 'Quincy' McLean e con diversi album all'attivo: il debutto è Such sweet thunder (Rampant/Major 1986), seguito da Flame (Rampant/Major 1987), Strange things in the corner (rooArt 1988) e l'ultimo Tattoo tears del 1993 (Foghorn/Mds; tra queste date, la partecipazione alla raccolta australiana Also used and recommended by..., nel 1988). Nella formazione ha militato, dal 1985 al 1991, Phill Calvert, già batterista dei Birthday Party di Nick Cave.
Gruppo garage-psichedelico formato nel 1964 come Trenchcoats, a New York (più precisamente, nel Bronx), da Emil 'Peppy Castro' Thielhelm (voce e chitarra), Dennis LaPore (chitarra solista), Ralph Scala (organo), Ronnie Gilbert (basso) e John Finnegan (batteria). In un paio d'anni di concerti i cinque ragazzi (giovanissimi: Thielhelm aveva sedici anni e gli altri viaggiavano sotto i venti) guadagnarono una reputazione notevole nel circuito live della Grande Mela e in particolare, del Greenwich Village, dove diventarono i beniamini del Night Owl Cafe. Alla fine del 1966 i cinque Trenchcoats cambiarono nome in Bloos Magoos, mentre Mike Esposito sostituiva LaPore come chitarrista solista. Esposito aveva avuto un'esperienza musicale in una band giovanile di Lou Reed (gli All Night Workers, ma un'altra fonte cita un gruppo del futuro produttore Felix Cavaliere, gli Escorts). Gli esordi discografici della band a 45 giri furono pubblicati da Ganim (o Small Ganim) Records e Verve Records, ma di questi titoli è difficile rintracciare una cronologia o quasi (i 45 giri dovrebbero essere due, So I'm wrong and you're right e Who do you love?, il classico di Bo Diddley).
Con il cambio alla batteria tra Finnegan e Geoff Daking, i Bloos Magoos cambiarono nome in Blues Magoos e registrarono il debutto su album, lo storico Psychedelic lollipop, il primo disco a contenere la parola psychedelic nel titolo. Il gruppo aveva firmato un contratto con la Mercury Records e l'album fu nei negozi nel novembre del 1966. A questo proposito sorge un dubbio e un problema: la maggior parte delle fonti designa Psychedelic lollipop come album di debutto del gruppo (come io stesso ho sempre saputo), ma All Music Guide naviga controcorrente e indica come primo disco sulla lunga distanza uno sconosciuto (dalle altri fonti) Blues Magoos (marchiato Fontana 1966 dal sito di MusicMatch: quest'ultimo è uno dei tanti siti che propone una propria discografia, ma usa la biografia, sempre uguale, di All Music Guide). All'inizio del 1967 i Blues Magoos pubblicarono il 45 giri (We ain't got) Nothin' yet, numero 5 della classifica di Billboard (e più di un anno di permanenza nella chart), ma il successivo There's a chance we can make it fu ignorato dal grande pubblico, come la serie che seguì (One by one, Summer is the man e Life is just a Cher O'Bowlies).
L'ultimo singolo per la Mercury Records, I can hear the grass grow, seguì la stessa sorte dei precedenti, come gli album Electric comic book (1967) e Basic Blues Magoos (1968) e il gruppo fu cacciato dall'etichetta senza tanti complimenti. I Blues Magoos si sciolsero, ma il nome fu tenuto in vita, con crudele accanimento terapeutico, dal management (il produttore Bob Wyld e non so chi altri), con la collaborazione del solo Thielhelm Peppy Castro. I nuovi Blues Magoos, oltre a Peppy Castro, comprendevano (cito la formazione che suonò nell'album citato poche righe sotto) Rickie Dickon (percussioni), Eric Kaz (o Katz, tastiere e armonica), John Leillo (percussioni e cori), Roger Eaton (basso), Herb Lovelle (batteria) e (forse) Dean Evenson (flauto). Il gruppo rinato firmò un contratto con la ABC Records e pubblicò l'album Never goin' back to Georgia (1969), completo insuccesso, al che, Roger Eaton decise di abbandonare la nave, ma l'accanimento continuò. Con il nuovo bassista John Cooker Lopresti, il batterista Jimmy Payne e un paio di ospiti, la band arrivò all'ultimo album, Gulf Coast bound (1970).
Il nome Blues Magoos, mantenuto in vita artificialmente dal solito Peppy Castro, continuò a sopravvivere per altri due anni e poi, scomparve del tutto. Non si ha notizia, stranamente, di nessuna reunion, recente o meno. La Mercury Records ha pubblicato nel 1992 la raccolta Kaleidoscopic compendium: the best of the Blues Magoos. I Blues Magoos fanno parte della storica raccolta Nuggets, pubblicata nell'anno del loro scioglimento, 1972 e curata da Lenny Kaye.
Siamo nell'anno 1964 dell'era moderna, dalle parti di un'etichetta discografica chiamata Elektra Records, licenziataria di una raccolta, Blues project, comprendente una schiera di giovani artisti, pallidi come il culetto di un bambino bianco, intenti nel suonare musica blues acustica. Tra questi, il chitarrista Danny Kalb (classe 1942), che contribuì con due canzoni e che fu pagato 75 verdoni. Dopo la pubblicazione della compilation, Kalb si sbarazzò della chitarra acustica e passò allo strumento elettrico e quando fondò un gruppo, nella primavera del 1965, pensò di chiamarlo con il nome di quella raccolta alla quale aveva partecipato, Blues Project. Oltre alla chitarra di Kalb, il gruppo comprendeva l'altra chitarra di Artie Traum, il basso di Andy Kulberg (anche al flauto), la batteria di Roy Blumenfeld e la voce di Tommy Flanders.
Un'audizione per la Columbia Records fallì, ma in quell'occasione, i Blues Project conobbero Al Kooper (classe 1944), un chitarrista che in quel periodo aveva cominciato a suonare le tastiere con un tizio di nome Bob Dylan (per un album dal titolo Highway 61 revisited, una sciocchezzuola). Bisognoso di fare pratica con il nuovo strumento, Kooper si unì ai Blues Project e cominciò ad esibirsi dal vivo con i nuovi compagni. La band firmò un contratto con una sussidiara della MGM, la Verve Records. Il chitarrista Artie Traum lasciò il gruppo prima dell'incisione del primo album (sostituito da Steve Katz), un live registrato tra il novembre 1965 e il gennaio 1966, al Cafe Au Go-Go di Greenwich Village, New York e pubblicato nel 1966. In Live at the Cafe Au Go-Go il cantante Tommy Flanders compare solamente in alcune canzoni, avendo egli abbandonato il gruppo prima delle ultime incisioni. Durante il tour promozionale i Blues Project ebbero l'opportunità di suonare al Fillmore di San Francisco, durante la ribollente estate dell'amore che si stava sviluppando sulla baia e secondo una fonte, impressionarono un gruppo come i Grateful Dead per le loro capacità d'improvvisatori.
Le fonti si dimenticano di citare il nuovo cantante, data la partenza di Flanders, ma nonostante questo (il comparto voce cantante avrebbe interessato Kalb, Katz e Kooper), i Blues Project, tornati a New York, registrarono il loro secondo album, il primo e unico proveniente da una sala di registrazione. Projections fu pubblicato nel novembre del 1966. No time like the right time (farà parte del successivo Live at Town Hall), un pezzo di Al Kooper non compreso nell'album, uscì su 45 giri, prima che, nella primavera successiva, il tastierista salutasse i compagni (per divergenze sulla direzione musicale). I Blues Project pubblicarono il terzo lavoro, The Blues Project live at Town Hall, un disco con una sola canzone proveniente dal locale del titolo, altri pezzi tratti da altre esibizioni dal vivo e scarti di studio con l'aggiunta di applausi e rumori del pubblico (1967). La partecipazione al festival pop di Monterey, del giugno 1967, pose fine alla storia dei Blues Project, che secondo una fonte, si esibirono in quell'occasione con una formazione stravolta.
A nome Blues Project uscì anche un quarto album, Planned obsolescence, ospitante, dei membri originali, i soli Roy Blumenfeld e Andy Kulberg (in realtà, i due avevano già formato i Seatrain, ma per qualche misterioso motivo l'album fu attribuito alla vecchia ragione sociale... ma forse il motivo non è nemmeno tanto misterioso). La storia del gruppo s'interruppe a quel punto. Desideroso di formare un gruppo con una sezione fiati, Al Kooper si unì a Steve Katz per formare Blood, Sweat & Tears. All'inizio degli anni '70 i Blues Project si riformarono con un organico che comprendeva Danny Kalb, Roy Blumenfeld e il bassista (anche sax) Don Kretmar (proveniente dai Seatrain) e incisero Lazarus (1971). Blues Project (1972), oltre ai tre già nominati per l'album precedente, vide nella formazione il vecchio cantante Tommy Flanders, il pianista Danny Cohen (già con Country Joe & the Fish) e il chitarrista Bill Lussenden. The original Blues Project reunion in Central Park (1973) presentò la prima formazione del gruppo, ma senza Flanders e con Al Kooper. I Blues Project fanno parte della storica compilation doppia (in vinile...) Nuggets.
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