BIOGRAFIE
Ad
Quartetto inglese formato da Mark Aston (voce) e James Denham (basso), amici sin dall'infanzia e compagni in numerose avventure musicali in quel di Cambridge, loro città natale. Traslocato a Londra, il duo si unì a Nikolaj Juel, chitarrista danese e a Luke Bullen, batterista e fu così che nel 1995 nacquero gli Addict. Il debutto su EP è datato 1997, pubblicato dalla V2/Big Cat Records, mentre l'esordio su album, pubblicato nel 1998 e registrato a Los Angeles, s'intitola Stones (ancora per la V2 Records). Gli Addict trascorsero i due anni successivi prevalentemente negli Stati Uniti, tra i tour e la registrazione del secondo album, in quel caso, a New Orleans. Il salto stilistico, rispetto al debutto, non convinse la V2, che rifiutò il risultato finale e di conseguenza, la pubblicazione dell'album (Come on Sun il titolo, per la cronaca). Gli Addict si sciolsero e sulle loro ceneri sorsero gli Zanderman. Addict compaiono nella compilation della loro casa discografica, Big Cat collection.
Il primo nucleo degli Adicts si chiamava Afterbirth & the Pinch e nacque a Ipswich, Gran Bretagna, alla fine del 1975. Quella prima formazione è tutt'ora attiva, da più trent'anni e non è mai cambiata: Keith 'Monkey' Warren, voce, Mel Ellis, basso, Pete Dee Davison, chitarra e Michael 'Kid Dee' Davison, batteria. Con il tempo si sono aggiunti il fratello di Mel Ellis, Scruff (chitarra), il tastierista James Harding e Dan Gratziani (violino). Dopo aver cambiato nome in Adicts, il gruppo adottò un'immagine che si rifaceva ai Drughi di Arancia meccanica, il libro di Anthony Burgess (e del film omonimo di Stanley Kubrick), una scelta inquietante che sarà condivisa con diversi altri carneadi in quell'epoca di sommovimento punk. Lunghi anni di concerti e alla fine degli anni '70, la firma per l'etichetta indipendente Dining Out Records, che pubblicherà il loro esordio su EP (Lunch with the Adicts, 1979). Il primo album, Songs of praise, fu pubblicato nel 1981 dalla Dwed Records, quando il punk era ormai morto e sepolto e a sopravvivere erano le frange estreme di destra e di sinistra (il punk anarchico/sinistroide di Crass e compagni e l'Oi! Punk di Exploited e soci).
Il secondo album degli Adicts arrivò nel 1982, The sound of music, pubblicato dalla Razor Records (disco che riuscirà ad entrare nelle prime cento posizioni della classifica britannica e raggiungerà il secondo posto della classifica indipendente). Il buon successo, relativo al mercato indie, portò il gruppo alla firma con la Sire e all'album Smart Alex (1983, anche se cronologia e produzione del periodo non sono del tutto chiare). In quello stesso periodo, gli Adicts diventarono ADX per il singolo Tokyo, con il cantante dei Vapors, Dave Fenton. Fifth overture (1986) fu pubblicato da un'etichetta tedesca, la Gama e fu proprio in terra di Germania che gli Adicts trovarono buona accoglienza (Rockers from Orbit, disco dal vivo del 1988, fu registrato in Germania). Dopo anni di tour, il ritorno nelle sale di registrazione è datato 1992, con 27, pubblicato dalla Cleopatra Records. Per il successivo Rise and shine bisognerà aspettare una decade e arrivare al 2002 (Dee Dee Records). L'ultimo album (per ora) è Rollercoaster, pubblicato nel 2004 dalla SOS Records. Gli Adicts nelle mie raccolte: Indie punk classics, Loud, proud & punk, The punk generation (il volume quarto, Live and loud) e The Indie scene (nel volume dell'anno 1980).
Hasil Adkins è un personaggio misterioso, tanto misterioso che il sito ufficiale non conosce la data di nascita: il mistero non sta in questa lacuna, ma nel fatto che Wikipedia la data ce l'ha, 29 aprile 1937. Da notare che la scheda di Wikipedia cita la frase del sito ufficiale sulla data sconosciuta, riferendosi ad altre fonti per l'anno preciso. Hasil nacque in uno sputo di paese, Boone County, West Virginia, paese della democrazia e di George W. Bush e padre (dovrebbe essere un ossimoro, ma sembra che sia io a vederla nel modo sbagliato). Hasil era il più giovane di dieci fratelli, figli di un minatore e di una casalinga, Alice Hale, definita dal sito ufficiale "una cantante naturale". Nato nel periodo della depressione wallstreetiana, che interessò principalmente tutti coloro che non sapevano nemmeno cosa fosse Wall Street, se un animale o una ditta di costruzioni, Hasil vide le sue prime scarpe vere e proprie a cinque anni, particolare che ne fa un soggetto inconsueto per queste biografie, dato che di solito si parla della prima chitarra a tre anni o del primo pianoforte a sette.
Non è specificato nella biografia, ma il giovane Hasil aveva la possibilità di ascoltare una radio e con le sue belle scarpe ai piedi, pensò di intraprendere la strada lunga e scoscesa della carriera musicale, cominciando a percuotere una lattina di latte vuota (ognuno ha la gavetta che si merita...). Il padre, entusiasta delle mire future del figlio, spedì Hasil a provare i suoi pezzi vicino al camino (più realisticamente, vien da pensare che il bimbo vi fosse chiuso dentro, quantomeno d'estate...). Gli strumenti successivi di Hasil, quelli che faranno pensare alla madre ad un futuro roseo come one-man band, furono l'asse da lavare (che uno strumento lo era per davvero nel bluegrass) e una padella. Il primo contatto di Hasil con una chitarra e contatto è il termine perfetto, fu a casa di un vicino possessore dello strumento: il ragazzo rimaneva lì per delle ore, ad ammirare l'uomo suonare la sua chitarra o semplicemente a guardarla e fu con il tempo e le bottiglie trangugiate dal chitarrista, che Hasil ebbe il permesso, finalmente, di toccare l'oggetto dei suoi desideri. La prima chitarra a finire nelle sue mani, fu quella di un compagno di band, la sua prima, della quale si è perso il nome. I genitori furono contenti della passione del figlio, anche perché la carriera musicale, di un qualunque tipo, avrebbe sottratto alle cavità sotterranee il sangue del proprio sangue.
Con i risparmi raccattati chissà dove, padre e madre comprarono al figlio una chitarra e Hasil potè lanciarsi finalmente nel mondo della musica. Il ragazzo fu così colpito da un certo Elvis Presley, che un articolo di un giornale locale, citando notizie ancora più locali (Coal Valley News), riferì di un incidente occorso a tale Hasil 'Elvis' Adkins. Il giovane cominciò a girare i bar e i locali di tutto il paese, spedendo nel contempo nastri su nastri a tutte le possibili e immaginabili etichette discografiche. I dischi non possono rappresentare il mondo intero che questo artista ha dipinto con le sue canzoni (avrete capito che trovare una sua discografia degna di nota è impresa improba, ma alla fine di questo pezzo ci ho provato): qualcuno scrive che Hasil Adkins ha composto settemila canzoni e che il suo repertorio comprendeva, in surplus, altre duemila cover. Un repertorio immenso e mai arrivato a colpire il grande pubblico, perché, come scrive All Music Guide, i testi del nostro artista riguardavano argomenti poco o per nulla adatti alla maggior parte delle famiglie, come sesso o altre pratiche insondabili e sporche: i buoni padri di famiglia (non tutti, ne convengo) gli stupri e le violenze se li tengono nel focolare, al riparo dalle sconcezze delle canzoni.
E mentre il buon Hasil se ne andava in California per cercare una possibilità concreta, il mondo (continua All Music Guide) era tutt'altro che pronto per le sue visioni tanto fantastiche e oniriche, da sembrare reali. Tornato a Madison dai genitori, dove si prese cura della madre, Hasil continuò a girare i locali, proponendo la sua particolare versione di quel rockabilly che ormai si stava trasformando in qualcos'altro. Della manciata di album realizzati nella sua carriera (sedici dice una fonte), Hasil ha sempre avuto cura di inviarne una copia al presidente degli Stati Uniti e l'unico che lo ringraziò con una lettera (vergata da uno scribacchino, sicuramente, ma lasciamo perdere), fu il tanto vituperato Richard 'Watergate' Nixon. Da notare che secondo le discografie citate in precedenza, il primo album di Hasil Adkins sarebbe datato 1985 (o 1984), per cui, lasciamo perdere la questione e le incongruenze cronologiche. Alla fine degli anni '70, Billy Miller e Miriam Linna, appassionati di musica oscura e dimenticata, con particolare predilezione per il rockabilly (tanto da militare nei rockabillies Zantees), scovarono una copia del 45 giri She said e ne restarono fulminati, allo stesso modo dei Cramps, che inserirono una cover del pezzo sul lato B di un loro 45 giri del 1981 (Miriam Linna, se non ricordo male, fece parte anche dei Cramps, ma questo non sembra c'entrare molto con Hasil Adkins).
Miller e Linna, anche editori del magazine Kicks, trovarono Adkins e riuscirono a pubblicare un'antologia di oscure canzoni dell'artista risalenti agli anni '50 e '60, Out to Hunch, il numero 1 del catalogo della loro etichetta appena nata, la Norton Records. Il successo underground dell'album, consentì a Miller e Linna di portare Adkins a New York per una serie di concerti e per una session di studio, dalla quale scaturì l'album The wild man. Il rocker cominciò una seconda carriera (posto che la prima sia mai iniziata), con una serie di album all'attivo e concerti in tutto il paese. All'inizio degli anni '90, Hasil Adkins firmò un contratto con la famigerata IRS Records di Miles Copeland, ma l'etichetta gli diede un calcio in culo prima di arrivare all'incisione di un album. Tornato alla Norton Records, l'artista pubblicò l'album Poultry in motion (2000), l'ultimo della sua carriera prima della morte. Morte che ha colto il nostro nella sua casa di Madison il 26 aprile 2005, a pochi giorni dal compleanno. Dieci giorni prima era stato investito da un giovane con un ATV, che penso sia una specie di veicolo-moto fuoristrada a quattro ruote, perfetto per la psiche di perfetti imbecilli. Il decerebrato è fuggito dopo l'investimento e Adkins lo ha poi riconosciuto da una foto della polizia (il tizio, fuggendo, aveva investito anche un'altra persona).
Dopo il fatto, Hasil espresse la speranza che il giovane non prendesse più di cinque anni di carcere, per avere poi la possibilità di fare qualcosa di giusto per il mondo. Penso sia una speranza vana, ma non si sa mai. Parliamo della discografia del nostro Hasil, quantomai incompleta anche presso le fonti più preparate. Il sito ufficiale cita una serie di acetati senza data, il primo dei quali è The blues walked in, marchiato ARC Records. Il primo 45 giri vero e proprio dovrebbe essere She's mine, Air Records 1962 e attribuito a Hasil Adkins and his Happy Guitar, seguito da The Hunch (Roxie 1963), She said (Jody 1964), Get out of my car (Avenue 1966) e altri, molti dei quali mancano addirittura della data di pubblicazione. Per curiosità, è da citare un 12 pollici pubblicato in Italia nel 2003, Kim Rock (Rockin' Bones). A livello album, è difficile districarsi tra le antologie e le pubblicazioni di materiale antico, dato anche che l'esordio è datato incontrovertibilmente 1985 (o 1984, secondo il sito ufficiale, ma non è la fonte migliore da questo punto di vista), anche se bisognerebbe dimenticarsi, in questo caso, dell'incongruenza Nixon già citata. Sceglierò una fonte e seguirò solo quella, tanto per non impazzire (non c'è un solo titolo che si accordi tra le varie liste).
Partiamo da Chicken walk e Rock'n'roll tonight, album tedeschi pubblicati da Dee-Jay Jamboree nel 1985 (il primo ristampato su cd nel 1995 e nel 1999, con molte canzoni in più) e continuiamo con He said (Big Beat, pubblicato in UK nel 1985), il già citato "Out to Hunch" (USA, Norton 1986, ristampato in cd nel 2002) e tutta la serie successiva della Norton Records, The wild man (1987, ristampato in cd nel 2004), Peanut butter rock'n'roll (1990, ristampato in cd nel 2005), Moon over Madison (1990, ristampato in cd nel 2005), Live in Chicago (1992), Look at the cavemen go!! (1993) e Hasil Adkins & His Happy Guitar - Achy breaky ha ha ha (1994). What the hell was I thinking? (1998) fu pubblicato dall'etichetta Fat Possum (in comunione, come da fonte, con la Epitaph Records...), seguito da Drinkin' my life away (Shake It Records 1998). Ritorno alla Norton Records, con Poultry in motion - The Hasil Adkins chicken collection (2000), tutte canzoni di Adkins con chicken nel titolo (sono 14, forse con qualche cover) e tutte le ristampe in cd dei dischi degli anni '80 e '90. Concludiamo con l'ultimo album di Hasil Adkins, registrato nel 2004 e pubblicato nel 2006 da Creeps Records, Night life e con l'antologia Best of the Haze (Haze era il nomignolo che lo accompagnava sin dagli anni '50), pubblicata da Copeland International Arts nel 2006. Hasil Adkins compare nella straordinaria raccolta Rockabilly psychosis and the garage disease, con la primordiale She said.
→ADVERTS←
Il gruppo nacque con la coppia Tim Smith e Gaye Balsden (o Black, secondo alcuni), sconvolti, nel 1976, come molti ragazzi inglesi, da un concerto dei Sex Pistols. I due ragazzi si traferirono da Devon a Londra, con l'intenzione di dare vita a un gruppo (Tim aveva già delle esperienze musicali alle spalle con Slaby Witness e Sleaze: questi ultimi incisero un singolo, l'esordio assoluto di Smith su vinile). Tim e Gaye, una volta a Londra, pubblicarono un annuncio su Melody Maker, al quale rispose il chitarrista Howard Boak. Con l'arrivo del batterista Laurie Muscat nacquero gli Adverts, nome che fu preferito a One Chord Wonders. I ragazzi cambiarono i propri nomi, pratica molto in voga nell'era del punk, dove qualunque accondiscendenza verso il conformismo (fossero anche solo i nomi, appunto) doveva essere in qualche modo sovvertita. Tim diventò TV Smith (voce e chitarra), Gaye adottò il nome del gruppo e diventò Gaye Advert (basso), mentre il batterista Laurie Muscat si fregiò del titolo di Laurie Driver. Howard Boak, che avrebbe potuto mantenere il proprio cognome (che dalle sue parti, nel nord dell'Inghilterra, significa anche vomito), decise di cambiarlo in Pickup, in onore al suo status di chitarrista.
Il primo concerto degli Adverts è datato 15 gennaio 1977, come supporto dei Generation X. I quattro furono notati da Brian James, chitarrista dei Damned e portati verso la Stiff Records, l'etichetta che pubblicò il loro primo singolo: One chord wonders, scartato come nome del gruppo, diventò l'esordio assoluto degli Adverts. Lasciata la Stiff, i ragazzi si accasarono presso la Anchor, un'etichetta sussidiaria della statunitense ABC e replicarono con Gary Gilmore's eyes, un altro piccolo capolavoro che, a differenza dell'esordio, attecchì presso pubblico e critica. Il terzo singolo, Safety in numbers, fu seguito da un tour con Iggy Pop e la fama della band cominciò a lievitare, anche se, come notato in quasi tutte le biografie, il merito fu dovuto in gran parte all'avvenenza molto particolare di Gaye Advert e al conseguente interesse da parte dei maschietti. L'esordio su album fu pubblicato nel febbraio del 1978: Crossing the Red Sea with the Adverts è uno dei massimi capolavori del punk albionico. Pur raggiungendo la trentottesima posizione della classifica UK (risultato ragguardevole), l'album degli Adverts non fu pubblicato negli Stati Uniti. Il gruppo lasciò anche la ABC e si lanciò in una lunghissima serie di concerti, durante i quali il batterista Laurie Driver fu colpito da un'epatite e sostituito inizialmente da John Towe (ex-Generation X) e definitivamente da Rod Latter.
Firmato un contratto con la RCA, gli Adverts si misero al lavoro per dare un seguito discografico al loro esordio, seguiti da un produttore classico come Tom Newman. Diventati un quintetto, per l'inserimento del tastierista Tim Cross, i ragazzi giunsero alla prima pubblicazione di quella nuova fase, il singolo Television's over (novembre 1978), ma il secondo album, Cast of thousands, non uscirà prima dell'ottobre 1979: gli Adverts erano profondamente cambiati rispetto all'esordio, la critica storse il naso, le vendite furono tutt'altro che soddisfacenti e la RCA si rifiutò persino di promozionare il disco. A stretto giro temporale, Howard Boak lasciò il gruppo, sostituito da Paul Martinez. Gli Adverts partirono per un tour: il 27 ottobre 1979 TV Smith e soci suonarono l'ultimo concerto e si sciolsero. Gli Adverts compaiono nelle seguenti compilation di casa mia: Loud, proud & punk, The punk generation (capitolo quarto, Live and loud) e The Indie scene (capitolo 1977, con due canzoni).
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